Uno zio grande così!

Sono più le cose che ho scoperto di P. Giacomo in questi giorni di malattia e di lutto che non in tutti gli anni precedenti: prima infatti avevo nel cuore la gioia e l’orgoglio innocente di chi sa di avere uno zio missionario in qualche parte del mondo, che con generosità e coraggio annuncia il Vangelo. Di lui avevo qualche lettera graditissima, rare visite ancora più gradite, alcuni oggetti portati dall’Africa, ma non certo una grande conoscenza. Ho scoperto di recente lo zio: certo non era più nel pieno delle forze, ma quando lo incontravo avevo l’impressione di gustare qualcosa che invecchiando è diventato più “buono”, un po’ come il vino.

Un uomo che ha dato tutto quello che aveva: “non ha più stoffa su cui lavorare” diceva la dottoressa pochi giorni prima della morte. P.Giacomo aveva speso tutto! Per ciò in cui credeva aveva consumato la stoffa che Dio gli aveva dato da amministrare… Ho l’impressione che ne sia uscito uno di quei vestiti variopinti e ricamati che si vedono in Africa e che non smetteresti mai di ammirare. La morte non aveva più stoffa da conquistare! Non è questa la fede nella Risurrezione?, “Dov’è o morte la tua vittoria?”.

Un uomo che ha fatto diventare missione anche la sofferenza, “come occasione per un’ulteriore conversione”, si leggeva in una sua lettera durante il funerale. In un continuo lottare, lavorare, faticare e sperare che hanno riempito i lunghi anni di malattia. Facendo così la sofferenza è diventata come un’alleata nel cammino della vita e nel cammino verso il Regno… Non è questo il mistero della Croce?

Quando penso a P. Giacomo penso all’Africa, ai tanti anni che ha passato in quel continente. Credo sia la cosa più bella che ci possa lasciare un missionario. La vita di P.Giacomo diventa segno e testimonianza e rimando continuo ad un mondo che i giornali e le televisioni cancellano, ma che è degno di stima, che è bello al punto da potersene innamorare. Su questo dovremo tutti seriamente riflettere.

E poi mi ha lasciato quel sorriso bellissimo in mezzo alle macchine che lo tenevano in vita, un sorriso molto più bello di quello pure splendido della foto che accompagnava le giornate del lutto; un sorriso che mi ha detto chiaramente che non finiva tutto lì, che la vita è un dono da vivere fino in fondo e che la fede può fare miracoli.

Beh… ho avuto davvero uno zio grande così!

Don Giacomo Ubbiali, nipote di p. Giacomo

Il ricordo di p. Giacomo pubblicato dal nipote sul bollettino parrocchiale di Verdello:

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