D.: Cosa ti ha colpito di più del Niger e dei suoi cristiani?
Raffaella: La chiesa del Niger è una chiesa povera e semplice. Il Niger, dal punto di vista materiale, è uno dei paesi più poveri del mondo. Ma la sua chiesa e la sua gente è ricca di valori, ricca di umanità. Mi ha molto colpito la grande dignità che tutti dimostrano, anche quando vivono in situazione di povertà.
D.: Come hai trovato p. Carlos e p. Gigi?
Raffaella: Li ho trovati felicissimi. Certo, è una missione difficile, la loro, perché vivono isolati, i cristiani sono molto pochi, devono imparare la lingua locale e adattarsi alla cultura e al clima, in alcuni periodi insopportabile per il troppo caldo. Ma sono molto sereni, vivono con uno spirito di condivisione e di vera fraternità. E la preghiera li aiuta molto ad essere sempre nella gioia.
D.: Hai già conosciuto le comunità cristiane della Costa d’Avorio, dove sei stata varie volte. Quali sono le differenze tra queste comunità e quelle del Niger?
La chiesa del Niger è una chiesa allo stato nascente. I cattolici sono una piccola minoranza, le cappelle sono piccole e povere. La Costa d’Avorio invece è già una chiesa delle grandi folle, una chiesa che ha già il suo clero, la sua storia, la sua maniera di manifestare la fede. È una chiesa che ha una grande visibilità. La chiesa del Niger, al contrario, è una chiesa a “taglia umana”, a dimensione di uomo, dove le relazioni personali sono fondamentali e dove il clero è ancora composto in gran parte di missionari. Mi ha colpito, ad esempio, la familiarità tra i preti e il loro vescovo Michel Cartatéguy, che è un francese della SMA: il vescovado è sempre aperto a tutti, e i preti lo sentono come casa loro.
D.: Credi quindi che ci sia ancora bisogno di missionari in Niger?
Raffaella: Sì. I missionari sono necessari come presenza del cristianesimo in un paese a grande maggioranza islamico. Anche se non ci sono le masse, anche se il campo di apostolato è limitato, la loro testimonianza è molto apprezzata da tutti, perché sono vicini ai poveri, promuovono lo sviluppo, fanno tutto senza interesse. E poi ci sono zone, come quella in cui operano i p. Carlos e Gigi, in cui c’è un grande desiderio di conoscere Gesù Cristo, perché la popolazione segue ancora la religione ancestrale ed è aperta all’evangelizzazione. In queste zone il compito dei missionari è di formare i leader, i catechisti, i laici.
Guarda le foto scattate da Raffaella in Niger (clicca per ingrandire)
