Da quando il regime monopartitico del Presidente Moussa Traoré è stato spazzato via dalle libere elezioni del 1992, il Mali sta rinascendo a nuova vita e la sua capitale, Bamako, pullula di interessanti stimoli culturali, come dimostra il fermento musicale che si vive in molti locali della città. Tra i più celebri anche oltre i confini maliani è il Club Hogon, spazio all’aperto dove artisti africani più o meno noti si esibiscono di fronte a vivaci e attenti spettatori. È in questo club che un pubblico sempre più vasto ed eterogeneo è rimasto ammaliato dal vibrante ritmo della Symmetric Orchestra, ensemble fondato e diretto dal maestro Toumani Diabaté, in grado di conciliare attraverso la musica tradizione e modernità.Da una serie di registrazioni carpite nelle calde notti di Bamako è nato Boulevard de l’Indépendance, disco del 2006, tra le ultime, più intense produzioni firmate dal grande virtuoso di kora. Dopo il successo internazionale dell’album In the heart of the moon realizzato insieme al compianto Ali Farka Touré, Toumani Diabaté sta portando avanti un percorso artistico volto a recuperare e risvegliare la cultura del popolo mandingo. Anche l’ultimo lavoro, The Mandè Variations, si inserisce in questa ricerca sonora che recupera le radici del suo Paese d’origine.
Addentrarsi nella sua musica significa esplorare parte del ricco patrimonio del popolo mande, grazie al recupero di antiche epopee tramandate ancora oggi oralmente da quelle figure epiche chiamate griot, definibili cantastorie, pacificatori e detentori di racconti che si perdono nella notte dei tempi. Lo stesso Toumani Diabaté ne incarna una versione moderna. Discende infatti da un’importante famiglia di griot. Il suo strumento prediletto, la kora (sorta di arpa-liuto generalmente a 21 corde), è un simbolo di questi personaggi, che rivestono ancora molta importanza nell’Africa Occidentale, poiché custodi di genealogie, nonché divulgatori di eventi storici.
«Nella tradizione mandinga, il griot è colui che riconcilia, è il comunicatore, salvaguardia la storia ed è la memoria del popolo. Io mi sento un griot che travalica i confini del proprio Paese e che diffonde la musica e la cultura mandinga in tutto il mondo», afferma Diabaté. Suo padre, Sidiki Diabatè, è stato colui che per primo pubblicò un disco (Cordes Anciennes), in cui la kora era l’unico strumento protagonista. Anche Toumani Diabaté, a 21 anni, ha esordito con Kaira, un album per sola kora, che gli ha spalancato le porte di un successo divenuto internazionale. Nei suoi progetti musicali, Toumani ha comunque dato spazio anche a balafon, n’goni (chitarra a tre corde) e a sabar, dundun, djembé (percussioni), espressioni sonore delle tipiche poliritmie dell’Africa occidentale. Il suo intento è proprio quello di creare un dialogo culturale fra quei Paesi un tempo uniti sotto l’antico Impero Mandingo, che ha raggiunto l’apice con il re/guerriero Sundjata Keita.
«Prima dell’arrivo degli europei, gli attuali Mali, Senegal, Guinea, Guinea Bissau, Gambia, Burkina Faso e Costa d’Avorio formavano un’unica entità. Con la colonizzazione, questa unità geografica, e da molti punti di vista anche culturale, è stata spezzata con la creazione dei vari Stati che oggi compongono il mosaico di quell’area. Molte famiglie sono state divise.
È importante recuperare le nostre radici culturali, perché situazioni di povertà diffusa, come è purtroppo il caso del continente africano, portano le persone a essere vulnerabili e a lasciarsi abbagliare da illusori modelli esterni. Il proprio passato e i propri costumi rischiano di venire dimenticati o rinnegati. E la miseria è terreno fertile per alimentare guerre di potere. Attraverso la cultura e il recupero della propria identità la condizione di povertà che attanaglia molti Paesi africani può mutare», spiega Diabaté.
Oltre a rivalorizzare l’eredità mandinga, è impegnato a sostenere progetti sociali per aiutare disabili. Lui stesso ha dovuto affrontare discriminazioni, poiché una malattia contratta da piccolo gli aveva paralizzato una gamba, lasciandogli strascichi nei movimenti. Nonostante le difficoltà, grazie alla perseveranza, è diventato uno dei più noti portavoce dell’Africa occidentale, ottenendo molti riconoscimenti, tra cui il prestigioso Grammy Award per l’album In the Heart of the Moon.
Silvia Turrin
Per approfondire:
- Il sito ufficiale dell'artista, dove trovare le news relative ai concerti (in francese)
- L'etichetta che ha prodotto gli ultimi cd
Dischi consigliati:
- Boulevard de l’Indépendance (con la Symmetric Orchestra), World Circuit, 2006
- In the Heart of the Moon (con Ali Farka Touré), World Circuit, 2005
- Kaira, Rykodisk Naïve, 1988
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