Katanga-business: il saccheggio del Congo in un film

katanga-business1“Dimenticare l' Africa? Mai!” Dopo i suoi documentari Mobutu re dello Zaire e Congo River, Thierry Michel, regista belga 57enne, prosegue la sua esplorazione del Congo. Questa volta ha filmato le miniere del Katanga, cassaforte della Repubblica Democratica del Congo.

Su uno sfondo di violenza sociale, ha fatto soprattutto il ritratto di tutti i veri attori della provincia del Katanga: il governatore carismatico, i proprietari belgi, gli operatori cinesi, gli speculatori anglosassoni, i lavoratori congolesi del Gécamines, gli minatori artigianali…

Saga industriale, il film Katanga-Business mostra una delle regioni più ricche del pianeta, avvinghiata nella rete della finanza internazionale. Un Katanga dove, tuttavia, la popolazione continua a vivere in una povertà estrema. La pellicola è stata proiettata in anteprima mondiale al Fespaco, il festival panafricano del cinema di Ouagadougou. È uscita nelle sale del Belgio il 1° aprile 2009, e 15 giorni dopo esce in Francia.

Il settimanale belga Vif/L' Express l’ha intervistato.

V/E: Chi ci guadagna e chi perde nel Katanga? È una delle domande che viene rivolta nel suo film.

katanga-business3Thierry Michel: Gli avventurieri venuti in avanscoperta hanno saputo approfittare dei “saldi”. A suo tempo hanno acquistato a prezzi bassi le concessioni minerarie, e le hanno poi rivendute a società quotate in borsa. Oggi, con la crisi, i capitalisti sembrano aver perso la loro scommessa. Ma la provincia mineraria resta un teatro dove si agitano imprenditori venuti dai quattro angoli del pianeta: cinesi, indiani, libanesi, israeliani, americani, canadesi, australiani, sudafricani… Gli africano, loro, devono sempre limitarsi a fare la fanteria. Moïse Katumbi, il governatore energico del Katanga, fa una figura d' eccezione. Sarà uno di quegli uomini provvidenziali che sanno mettere il Congo sui binari della buona gestione e del rafforzamento dello Stato? Chi andrà a vedere la mia pellicola giudicherà.

V/E: Questa personalità carismatica non meriterebbe una pellicola tutta da sola?

Thierry Michel: Certamente! In Africa, persone come lui rappresentano i leaders della nuova generazione. Uomo d' affari immensamente ricco, quarantenne vittorioso nelle elezioni, non ha nessun conto da regolare con il passato. Quando evoca l'epoca coloniale belga, è in termini positivi. In compenso, se la prende con Mobutu, imputato d'avere “munto” la Gécamines fino a farla fallire. Figlio di un ebreo italiano di Rodi e di una donna d'etnia bemba, è chiamato da certi Congolese “il mezzo bianco”. Gioca sul simbolismo forte del suo nome biblico, Mosè, che è anche quello di Tshombe, l' ex-presidente del Katanga secessionista.

V/E: Quali ostacoli avete incontrato durante le riprese?

Thierry Michel: In Katanga le imprese minerarie mi hanno spesso pregato di contattare la loro sede canadese, britannica o sudafricana per ottenere l’autorizzazione di filmare nella loro area di concesione. Fortunatamente, quando una porta s'apre, le altre fanno lo stesso. Avere la fiducia di Paul Fortin, proprietario del Gécamines, dà così un accesso privilegiato ai grandi operatori cinesi.

Grazie alle mie pellicole precedenti, in particolare “Mobutu re dello Zaire”, le cui copie piratate circolano sempre in Congo, io non sono uno sconosciuto nel paese. Inoltre le proiezioni di “Congo River” organizzate due anni fa nelle grandi città congolesi hanno giocato nel mio favore. I miei amici giornalisti locali, quanto a loro, mi hanno aiutato ad entrare nel mondo degli minatori artigianali. Spesso, la polizia mineraria, gli agenti di sicurezza interna o i soldati hanno complicato il lavoro con le loro seccature. In qui momenti si deve tirar fuori qualche dollaro, o il nome di qualcuno di importante. Altre volte, quando tutto si sblocca, alla fine si mette a piovere ed il giorno di riprese è perso!

3-04-2009
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