Capo Verde: il paradiso minacciato dal cemento

Una manciata di sassi lanciati tra i flutti da un dio distratto, dice la leggenda. In realtà le isole di Capo Verde nascono dagli scatti d'ira di un vulcano a largo del Senegal, nell'oceano Atlantico.

capo verdeL'arcipelago è talmente battuto dai venti e dalle onde che i primi che lo trovarono sul loro cammino - pescatori senegalesi, esploratori genovesi e veneziani - decisero di non stabilirsi su queste terre deserte. Dopo essere state a lungo disabitate, nel sedicesimo secolo sono diventate uno scalo sulla rotta per l'America, poi il crocevia del commercio degli schiavi. Una terra di emigrazione e di miseria. Se non ci fossero state le infinite spiagge con la sabbia fine, il vento, il windsurf e Cesaria Evora, l'arcipelago sarebbe rimasto tagliato fuori dal mondo.

Negli ultimi anni il turismo è esploso al punto da mettere in serio pericolo l'habitat di alcune isole. Oggi il settore rappresenta il 30 per cento del Pil, la stessa percentuale creata dalle rimesse degli emigrati. Per il 2010 sono previsti un milione di turisti. Una cifra enorme per queste isole che hanno meno di 500mila abitanti. Davanti ai cartelli che annunciano la costruzione di giganteschi complessi immobiliari sull'isola di Sal, si prova una certa ansia: bisogna affrettarsi a scoprire l'arcipelago prima che sia interamente devastato dall'edilizia.

Dieci isole una diversa dall’altra


L'arcipelago di Capo Verde ha dieci isole. Sotavento (sottovento) ci sono Maio, São Tiago, Fogo e Brava. Più a nord, barlavento (sopravento), Boa Vista, Sal, São Nicolau, São Vicente, Santo Antão. Più la piccola Santa Luzia, deserta e dove non arriva l'acqua potabile, e qualche isolotto disabitato.

Ci sono isole dal profilo piatto e altre montagnose, alcune aride e altre con una ricca vegetazione. Il clima è tropicale secco e soffiano i venti alisei e l’harmattan del Sahara. Piove raramente, tranne luglio e agosto, quando le precipitazioni causano delle inondazioni. Il clima è mite, in media intorno ai 24 gradi, mentre l'acqua del mare è leggermente più fredda. Il punto debole di Capo Verde è la carenza di acqua dolce, perché ci sono poche fonti. Oggi la desalinizzazione dell'acqua di mare permette di coprire i consumi della popolazione ma non quelli dell'agricoltura, che infatti non riesce a soddisfare il fabbisogno locale.

L'isola più turistica è Sal, quella più a nord, che è stata la prima ad avere un aeroporto. Negli anni ottanta, durante la lotta contro l'apartheid, era anche l'unico scalo del continente dove potevano atterrare gli aerei sudafricani. Un tradimento dettato da motivi economici.

Sale e fango caldo per una pelle morbida


Sal è piatta e completamente arida. Come si può intuire dal nome, per molto tempo la sua unica ricchezza è stata il sale. Quella che un tempo era la grande salina di Pedra Lume si trova dentro il cratere di un vulcano. La si può visitare per bagnarsi nelle pozzanghere di sale e fango caldo, che rendono la pelle morbida. La carta vincente di Sal sono le spiagge: a Santa Maria, nella parte meridionale dell'isola, ci sono chilometri di sabbia dorata straordinariamente ben tenuta (schiere di cittadini cominciano a pulirla già dalle prime luci dell'alba). L'arenile è coperto da grosse conchiglie che racchiudono il rumore dell'oceano.

Il cuore della vita sociale gira intorno alle barche dei pescatori che tornano dal largo cariche di pesci. Le famiglie vengono qui a farsi il bagno. È un mare poco pericoloso, anche se a volte tra gli scogli si aggira la pinna di un tubarão (squalo). Il personale dell'hotel Odjo d'Agua si diverte a nutrirli per stupire gli ospiti che cenano sulla terrazza.

Qui le tartarughe depongono le uova

La punta dell'isola è il paradiso di chi ama il windsurf. Qui le onde diventano molto alte, soprattutto d'inverno, quando soffia l'harmattan. Il problema è che quest'attività disturba le tartarughe che vengono a deporre le uova sulle spiagge di Sal e di Maio. Le associazioni ambientaliste cercano di proteggerle dai turisti e dai capoverdiani, che amano la carne di questi animali anche per le sue presunte virtù afrodisiache.

Dopo aver passato un po' di tempo sulle spiagge, l'ideale è viaggiare da un'isola all'altra. Ci si può spostare in aereo o in nave. Viaggiare via mare è affascinante, ma non sempre piacevole: l'oceano può essere capriccioso. Boa Vista, un po' a sud, è illuminata dalla stessa luce dolce e magica di Sal.

È tutta dune e spiagge. Si dice che la morna sia nata qui, una musica popolare che canta la nostalgia dell'esilio, la sodade, gloria dei musicisti capoverdiani, che mette insieme la malinconia del fado e quella del tango. Alcune isole somigliano al loro nome: Fogo è piovosa, ma è anche dominata da un vulcano che ogni tanto si risveglia. Un tempo era l'isola più ricca, perché qui c'erano le piantagioni di cotone e di caffè. Le case coloniali erano il simbolo di una società fortemente gerarchizzata, fondata sulle distinzioni di colore.

Poco distante c'è Brava, l'isola più selvaggia e inaccessibile. L'aeroporto è chiuso e il mare è molto mosso. È anche l'isola più piccola e con più vegetazione. La sua sopravvivenza è assicurata dal denaro spedito dai capoverdiani emigrati in America. A Brava non ci sono spiagge, ma si possono fare delle passeggiate lungo gli undici chilometri dell'isola.

Cesaria Evora, la voce di Capoverde

I nomi dei santi assegnati alle isole sono frutto della colonizzazione portoghese. São Tiago, la più grande e popolosa, fa da ponte tra l'Africa e l'arcipelago. La capitale, Praia, è sovraffollata, a differenza del resto dell'isola. São Nicolau ha un paesaggio agricolo, ideale per le passeggiate. Santo Antão non ha più l'aeroporto, e questo garantisce la sua tranquillità. Le sue montagne si prestano al trekking e all'ecoturismo. Il grogue, il rhum locale, viene da lì.

Nel romanzo Chiquinho lo scrittore e linguista Baltazar Lopes ha descritto le carestie degli anni 1940. Lopes ha studiato il creolo di Capo Verde, un miscuglio di portoghese e d'idiomi africani. Parlato da tutta la popolazione, anche se il portoghese rimane la lingua ufficiale.

São Vicente, arida e senza risorse naturali, è l'isola delle arti. Nel 1941 a Mindelo, la sua capitale, è nata Cesaria Evora. Per il mondo intero diventata la voce di Capo Verde, anche se non è la sola a esportare i ritmi del funana, del batuque e della morna. Il carnevale è il momento migliore per misurare la capacità dei musicisti capoverdiani di adattarsi agli strumenti contemporanei, restando al tempo stesso fedeli alla tradizione.

L’affrancamento dai coloni portoghesi

Queste isole erano vergini all'arrivo dei portoghesi verso il 1460. I navigatori hanno immediatamente capito il vantaggio di avere degli scali sulla rotta del traffico di schiavi. L'economia locale è crollata nel 1866, quando è stata abolita la tratta degli schiavi. La popolazione è emigrata verso gli Stati Uniti, che oggi ospitano la comunità più numerosa dei capoverdiani. Molti, meno fortunati, sono stati deportati a sud verso São Tomé e Príncipe, per lavorare nelle roças (piantagioni) di caffè.

Durante la lunga era salazariana, anche le isole di Capo Verde hanno subìto l'oppressione che ha schiacciato il Portogallo. Inoltre hanno dovuto affrontare le carestie causate dalle grandi siccità. Verso il 1960 la resistenza al colonizzatore si è rafforzata intorno alla figura carismatica di Amilcar Cabral, nato in Guinea ma originario dell'arcipelago. Gli anni di lotta si concludono nel 1974, dopo la rivoluzione dei garofani. Capo Verde e la Guinea Bissau proclamano la loro indipendenza, per poi separarsi nel 1980.

Oggi la piccola repubblica continua a interrogarsi sulla sua identità: portoghese, cattolica, orientata verso l'Europa, come volevano gli intellettuali degli anni 1930? O invece africana? Le tracce di organizzazione sociale e una forte immigrazione dal Senegal testimoniano il suo carattere creolo.
Da quando i padroni bianchi hanno lasciato le isole, Capo Verde è essenzialmente meticcia. Ora c'è il rischio che cada nelle mani dei nuovi colonizzatori: gli immobiliaristi.

Isabelle Rüf, sul quotidiano svizzero Le Temps

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