Dal Vangelo secondo Giovanni (10,11-18)
In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.
Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore.
Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».
L’immagine del buon pastore, quello vero, parla del mistero di Gesù: nel suo rapporto di obbedienza libera e comunione con il Padre e nei riguardi dell’umanità come Salvatore che offre la vita affinché tutti abbiano vita in pienezza. E’ importante rafforzare la fede nella sua azione protettrice davanti alle paure ancestrali e moderne. E’ necessario entrare in comunione con il suo atteggiamento. Egli salva stando vicino (“conoscendo”) e rischiando la vita.
Nel vangelo, come già nel profeta Ezechiele, la figura del pastore vero, premuroso, che ama, conosce, cura, alimenta e salva è introdotta in contrapposizione ai ladri e predoni che derubano e uccidono, ai mercenari che fuggono o ai pastori-governanti che pascono se stessi, sfruttano le pecore senza occuparsene.
Il papa nel discorso di saluto, al suo arrivo in Angola nel marzo scorso, ha ricordato che “ci sono ancora tanti poveri, che esigono il rispetto dei propri diritti; non si può dimenticare la moltitudine di angolani che vive sotto la fascia di povertà assoluta”. Il presidente della repubblica non è stato da meno nel riconoscere le carenze e i mali. Allora, perché non si rimedia? Oltre alle difficoltà oggettive manca “la conversione dei cuori alla fraternità”, manca il cuore di pastori che non solo sappiano dei problemi, ma ascoltino e “conoscano” stando con la gente. La distanza fisica, con quartieri e condomini speciali, e psicologica tra i ricchi e le folle di poveri continua ad aumentare.
Il “flagello dell’avidità, che corrompe il cuore dell’uomo e riduce in schiavitù i poveri” e “quell’insidioso spirito di egoismo che chiude gli individui in se stessi” è rafforzato anche dalla corruzione disseminata a tutti i livelli. Il Buon Pastore che ha dato la vita per tutti aspetta, nella chiesa e nella società, pastori pronti a seguirlo per dare vita al mondo.
p. Mario Cherchi F.D., Luanda, Angola
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"Il buon pastore dà la propria vita per le pecore." La gioia e la missione di Gesù è di rendere migliore la vita della gente. È così importante per Lui questa missione, che è pronto a dare la sua propria vita, affinché noi possiamo vivere meglio.
Gesù ci invita oggi ad adottare la sua stessa abnegazione, per trovare la nostra gioia nel contribuire a rendere migliore la vita del nostro prossimo.
Una volta mi ero perso in una città dell'Africa che non conoscevo. Un giovane aveva notato che ero in difficoltà. Si è offerto di mostrarmi la strada. E così mi ha accompagnato alla fermata di un bus, camminando al mio lato per una decina di minuti. Arrivati, mi ha chiesto: "Cosa mi dai ora, per averti indicato la strada?"
Gli ho dato allora, prontamente, una somma di denaro sufficiente a comprarsi una tazza di te e una fetta di torta. Ma con mia grande sorpresa, questo giovane, che mi aveva aiutato, ha ribattuto un po' scocciato: "Non ti rendi contro che ti ho salvato da una possibile rapina? Là dove ti trovavi, è pieno di rapinatori. Ti ho portato nella buona direzione, sei giunto sano e salvo, senza subire furti, e ora non ti senti grato verso di me?" Quel giovane si sentiva deluso e un po' irritato, e forse pensava persino di essere stato usato e sfruttato.
Salito sul bus, avevo bisogno di alcune informazioni per arrivare alla mia meta. Una persona anziana mi offerse con insistenza il suo telefonino: "Chiama pure là dove sei diretto, per farti indicare la fermata". Appariva molto più felice dopo avermi dato questo aiuto, che non prima. Aveva perso qualcosa del suo credito telefonico, ma ne aveva acquistato molto di più nel suo cuore, per essere stato per me un buon pastore, che non teme di dare via il suo credito per gli altri.
L'esempio e l'insegnamento di Gesù ci può aiutare ad essere felici e ad amare gli altri, anche se ci può costare. Gli apostoli nella prima lettura della messa di questa domenica hanno imitato Gesù e hanno guarito lo storpio, anche se sapevano che questo gesto sarebbe costato loro parecchi guai: interrogatori, prigione, percosse... Anche loro hanno trovato una grande gioia nel fare qualcosa per il Regno di Dio. Annunciano il Vangelo anche a costo della loro vita. Non sono alla ricerca del proprio guadagno, non si chiedono che profitto ricaveranno dall'annuncio del vangelo, ma sono felici di fare qualcosa per Dio.
Che Dio possa aprire gli occhi del nostro cuore, per diventare capaci di vedere e gustare la gioia di essere anche noi "buoni pastori" gli uni verso gli altri.
Raymond Koffi Kouamé, seminarista SMA a Calavi, Benin
