5a Domenica di Pasqua - B - 10 maggio 2009

Dal Vangelo secondo Giovanni (15,1-8)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli»
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Nella prima lettura, meditiamo sulla difficile integrazione di Saulo, diventato Paolo, nella chiesa nascente. Infatti, Saulo è un fariseo originario di Tarso. Era un persecutore dei cristiani (Atti 7,54-8,3). Dopo la sua conversione sulla strada di Damasco, si mise a predicare a quegli stessi cristiani, ma essi vogliono ucciderlo: dubitano della sua conversione; hanno paura di lui.

Simili casi esistono nella mia diocesi, l’arcidiocesi di Bouaké in Costa d'Avorio. I malati mentali sono considerati come posseduti dal demonio. Vivono incatenati ed isolati nella campagna. Gregoire A., un responsabile laico dell'Associazione Caritativa San Camillo, li recupera e se ne prende cura gratuitamente. Molto di loro guariscono dalla pazzia.

Ma dopo la loro guarigione, i loro genitori fanno molte difficoltà a riaccoglierli in casa: continuano ad avere paura di loro.

Nella mia parrocchia d'origine, un giovane ha abbandonato la chiesa cattolica per aderire a una setta protestante, convincendo molti altri giovani, ragazze e ragazzi, a fare la stessa cosa. Alcuni mesi più tardi, però, si è ravveduto, ed ha deciso di ritornare alla chiesa cattolica come il figliol prodigo (Lc 15,11-32).

Ma l'accoglienza molto fredda che alcuni parrocchiani gli hanno riservato l’ha scoraggiato. Sua madre mi ha chiesto di aiutarlo a reinserirsi nella comunità, poiché soffre per questa situazione, ma non ci sono ancora riuscito.

L'amore deve guidare le nostre relazioni, un amore sincero, che si esprime con degli atti concreti e semplici. È ciò che ci consiglia San Giovanni nella sua prima lettera, al capitolo 3.

E come conferma e rafforzamento di questa idea, l’evangelista Giovanni, nel suo vangelo al capitolo 15, ci presenta Gesù come la “Vera Vigna'', della quale noi siamo i tralci, cioè i rami. Per portare frutto, dobbiamo rimanere fermamente aggrappati a Gesù, il nostro albero.

Non ci capiti di diventare rami di mango innestati su rami di aranci. Siamo, invece, veri tralci che sono cresciuti dalla vite, per ricevere tutte le attenzioni da parte di Dio nostro padre, per mezzo di suo Figlio Gesù. Così, porteremo buoni frutti, saremo dei veri cristiani, sale e luce in casa, nei nostri luoghi di lavoro e nei nostri quartieri.

Sull'esempio di San Paolo, conserviamo gelosamente la nostra fede in Cristo, sotto l’ispirazione dello Spirito Santo, fonte dell'amore.

Raymond Koffi Kouamé, seminarista SMA a Calavi, Benin

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