6° Domenica di Pasqua – B 17 maggio 2009

Dal Vangelo secondo Giovanni (15,9-17)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.

Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.

Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

AMARE. È sufficiente amare, soltanto amare, e null’altro che amare. Tutti possono amare. Tutti noi ne abbiamo la capacità e la vocazione. Ed è a questo che ci invita oggi il Risorto. La testimonianza che vi do qui di seguito è quella di una famiglia cristiana della Costa d'Avorio.
È la storia di una famiglia di 9 persone; ma ora 8, perché il padre è deceduto a seguito di una lunga malattia. Composta da 2 ragazzi e 5 ragazze, questa famiglia presenta una particolarità; fra questi bambini, si trovano 3 disabili motori: 1 ragazzo e 2 ragazze.

Supponiamo un solo momento che voi siate i genitori di questi bambini handicappati, o “anormali”, sia già nati, oppure diagnosticati prima della nascita per mezzo dell’ecografia: cosa avreste fatto?

Alcuni, sono sicuro, sceglierebbero l’aborto, per evitare di essere guardati con commiserazione dagli altri; altri potrebbero persino scegliere di abbandonare il bambino per strada, dopo il parto. In Africa, dove non ci sono strutture sociali per aiutare i disabili, sono molto pochi oggi coloro che accetterebbero di tenere con sé simili bambini. Occorre essere un po’ pazzi, dice la maggioranza della gente, per sostenere tali pesi oggi, un disagio quotidiano che comporterà soltanto angosce su angosce, amarezze su amarezze, frustrazioni, ferite... e la lista delle ragioni può essere ancora molto lunga.

Tuttavia il signore e la signora N'Guessan hanno scelto di essere questi “pazzi” del nostro millennio. Hanno fatto la scelta di accettare ed accogliere questi bambini, che sono la carne della loro carne, il sangue del loro sangue. Hanno deciso di amarli, offrire loro la vita, dare loro l'opportunità di sorridere, di ballare, di andare a scuola, ed essere come tutti gli altri.

Hanno fatto la scelta dell'amore, la scelta di amare questi bambini. E questi 3 loro figli oggi sono cresciuti, lavorano e sono in età di sposarsi.

Cosa ci impedisce, allora, di amare, come ce lo raccomanda oggi Gesù nel Vangelo: “Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amati”? Amiamo i malati di AIDS, gli emarginati e anche i pagani, poiché “Dio non fa differenze tra gli uomini” (Ac10, 34). Che Cristo Risorto ci ottenga la grazia di amare come Lui ci ama.

A cura dei seminaristi della Centro di Spiritualità SMA di Calavi, Benin

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