Nneka Egbuna. In difesa dell’ecosistema e del popolo nigerianoInfluenzata dall’attivismo del drammaturgo Ken Saro-Wiwa, questa giovane songwriter ha realizzato due album in cui denuncia lo sfruttamento delle ricchezze della Nigeria da parte di multinazionali occidentali. Un forte messaggio stemperato da melodie e ritmi solari, intrisi dell’energia dell’Africa
“Chi scrive non può essere un mero narratore. Non può semplicemente insegnare. Non può soltanto descrivere le debolezze della società, i mali e i pericoli. Deve essere attivamente coinvolto plasmando il suo presente e il suo futuro”. Così sosteneva Ken Saro-Wiwa (1941-1995), tra le figure più coraggiose e di forte impatto sociale che l’Africa abbia messo al mondo nel XX secolo.
Negli anni Novanta, fu lui, drammaturgo e intellettuale, a mettere in luce tutte le contraddizioni della sua terra, la Nigeria, un Paese potenzialmente ricco grazie agli ingenti giacimenti di petrolio, ma di fatto costretto a confrontarsi con il problema della povertà, non risolto con l’entrata di compagnie straniere (tra cui Shell e Chevron) che traggono enormi profitti con lo sfruttamento dell’oro nero nigeriano.
Per le sue battaglie non solo nazionaliste, ma anche in difesa del popolo Ogoni e dell’ecosistema del delta del Niger (area dove si trovano i principali giacimenti) è stato impiccato il 10 novembre 1995 insieme ad altri otto attivisti del Movimento per l’emancipazione del Delta del Niger (MEND), gruppo da anni impegnato a rivendicare giustizia sociale e salvaguardia ecologica.
Ritmi per comunicare il rispetto per l’ambiente
Nella musica di questa giovane artista nigeriana ritroviamo fierezza, coraggio, consapevolezza sociale e politica.
Proprio nel 2005, Nneka ha pubblicato Victim of Truth, album di debutto carico di rabbia, energia, voglia di riscatto espresse attraverso sonorità ruvide, addolcite dalla sua morbida voce. Il lavoro successivo, No Longer At Ease, conferma il suo stile sospeso tra afrobeat (numerosi i riferimenti a Fela Kuti), hip hop, reminescenze funk-rock, drum ‘n’bass e sfumature nu soul. L’anima africana s’incontra nella timbrica vocale, malleabile e mutevole, e nei testi delle canzoni, grondanti dei colori, delle difficoltà e della bellezza della sua terra. “Niger Delta” è un brano che riprende una problematica non ancora risolta: lo sfruttamento da parte di attori stranieri delle risorse naturali e minerarie di Paesi come la Nigeria.
Una politica-economica che produce ben pochi benefici alle popolazioni locali. “Vengono a pescare nelle nostre acque deserte. Vengono a prelevare il nostro abbondante petrolio. Vengono a portar via le risorse, vengono per toglierci tutte le nostre ricchezze”, canta Nneka. Altrettanto forte è “Street lack love”, brano intenso, a livello di arrangiamenti, melodie e vocalizzi, in cui denuncia questi ultimi 60 anni, che hanno visto il popolo nigeriano soffrire degli effetti pericolosi dei gas emessi dalla lavorazione del petrolio.
Chiara è la denuncia non solo contro multinazionali quali Shell, Chevron e NNPC, espressamente citate nel testo, ma anche contro il governo nigeriano colpevole di connivenza con interessi economici stranieri e indifferente verso l’attuale condizione del popolo Ogoni. Un’etnia da sempre strettamente legata alla natura, per loro sacra, oltre che fonte di sopravvivenza.Religiosità e spirito nomade
La musica di Nneka, pur prendendo ispirazione dalla Madre Africa, ha un respiro globale, varca territori sonori e geografici, comunicando a quanti abbiamo la mente aperta ed errante, a quanti siano legati alle proprie radici e al contempo abbiano un’anima cosmopolita, migrante, capace di abbracciare, capire, dialogare con le altre culture. Il suo linguaggio artistico è stato forgiato anche dall’importante esperienza in Germania, nazione dove si è trasferita all’inizio degli anni Novanta per studiare antropologia. Ad Amburgo ha conosciuto Dj Farhot, mago dei suoni che le ha permesso di plasmare una specifica espressività musicale. Con il suo aiuto, ha pubblicato prima l’EP The Uncomfortable Truth, con incluse 5 tracce, che ha anticipato il disco d’esordio, il già citato Victim of Truth.
Un punto di riferimento rimane comunque per lei la dimensione religiosa. “Nella mia vita − confida − mi sono sentita davvero al sicuro soltanto nella musica e nella fede in Dio. Non mi considero un’artista, bensì una persona che condivide le sue emozioni con gli altri. Ho la fortuna, grazie a Dio, di cantare i miei pensieri e i miei messaggi al pubblico. E se i media lo appoggiano… bene!”.
In Nigeria, sin da piccola, Nneka cantava nelle chiese, ma non ha mai pensato di intraprendere un percorso da professionista. Il viaggio in Europa e in Germania le ha dischiuso nuovi orizzonti. Su tutto ha prevalso il desiderio di dar voce al suo popolo attraverso la musica.
Silvia Turrin
Per approfondire:
Il sito della cantautrice nigeriana
Una pagina sul web dedicata al drammaturgo Ken Saro-Wiwa
Il 30 settembre 2009 ha vinto il Music of Black Origin (MOBO) Awards, tenutosi a Glasgow, Scozia
Disco consigliato:
No Longer At Ease, Yo Mama’s Recording, 2008 (distr. in Italia Ishtar/Family Affair)
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