P.Silvano Galli: gioie e tragedie quotidiane

galli 5-6-09Carissimi amici,
vi comunico qualche evento della mia vita quotidiana a Kolowaré, che, come dappertutto, è intessuta di momenti tristi ma anche di grandi gioie.

Protezione

Welesi Edvige ha tre bambini piccoli. È venuta ad abitare a Kolowaré, accanto a suo padre. Viveva ad Atchibodo, con il marito e i figli. Lei cattolica, il marito di religione tradizionale. Il marito ha avuto un problema con la famiglia. Pare volessero obbligarlo a diventare un sacerdote tradizionale, lui ha resistito, ma non ce l’ha fatta. Rientrato a casa di notte, ha lasciato i suoi vecchi abiti, ne ha indossato dei nuovi appena comprati, partito nel suo campo, e si è tolto la vita. Le divinità si sono ribellate e vendicate, dicono al villaggio.

Quando i bambini entravano nella casa e vedevano gli abiti del papà, gridavano, lo chiamavano. Non era più possibile vivere laggiù. La mamma si è fatta costruire una casetta non lontano dalla sua famiglia, laggiù in mezzo ai campi, al limitare del villaggio. Mi ha chiesto di andare a benedire la sua casa. Nelle prime due foto in basso: la dimora paterna e la sua con la donna e i figli.


Lamba

Kolowaré è un mosaico di etnie. Il cuore del villaggio è Kotokoli. Si dicono autoctoni, ma sono arrivati tutti dal 1935 in avanti. Gli altri gruppi sono considerati, con un tocco di dispregio, “igoma” forestieri. Le varie etnie sono disseminate nella campagna e nel bosco attorno al villaggio: Naudeba, Yaka, Kabyie, Losso, Lamba, Sarakawa.

Ogni gruppo ha le sue caratteristiche, per esempio le sue danze proprie. Non hanno tamburi, percuotono delle “calebasse” (ciotole di zucca svuotate) deposte al di sopra di “canari”, anfore che utilizzano come casse di risonanza. Di solito si danza in coppia con scodelle o pentolini di latta fra i piedi. Le danze hanno luogo sotto degli alberi o nei cortili delle case. Nelle foto un esempio di danza in un cortile.


Katoke

Gli altri dicono che esagera. Gli “altri” sono quelli che hanno dovuto lasciare, come lui, la loro abitazione nelle vicinanze del nuovo istituto scolastico, il CEG (medie-biennio delle superiori). Ad ogni famiglia è stata costruita una nuova casetta. La sua casa con camere annesse è situata proprio dietro la scuola, e gli è stato chiesto di lasciarla a disposizione degli insegnanti. Ha accettato. Il villaggio aveva allora deciso di costruirgli due casette. Ma non le bastano.

Ogni tanto passava a trovarmi. “Sai, ho due mogli, tanti figli, ce ne vuole una terza, altri due vani”. Mugugnando, i muratori e i carpentieri sono stati d’accordo. Ho comprato ancora un po’ di materiale, le lamiere per il tetto, i travetti, i mattoncini e il cemento c’erano, e la terza casetta è stata costruita. Nella foto, la si vede non ancora terminata accanto alle due altre intonacate. Mancano le porte. Le sta fabbricando Bernard, il guardiano della missione.

Sabaringadè

L’incontro era per le 9 di martedì 26 maggio. Una ventina di donne di etnia losso, in cooperativa, hanno presentato una domanda per un campo collettivo di soia. C’è un gruppo all’OCDI (Caritas) diocesano che segue e finanzia i progetti. L’animatrice arriva da Sokodé alla missione verso le 8:30, lascia la sua moto, e via a Sabaringadè. Ci accoglie Kouakou Ferdinand e la moglie. Andiamo insieme nella dimora del capo losso dove ha luogo la riunione. Ma le donne non ci sono e stentano ad arrivare. L’animatrice non si scoraggia. È quasi sempre così, dice.

Alle 9:30 sono una dozzina e l’animatrice inizia. Le chiama per nome, la Presidente, la vice, la segretaria, la tesoriera, e poi le altre. L’incontro dura fin verso le 11. “Ma quelle donne quanta voglia di parlare hanno, mi dice in macchina tornando”. Il prossimo incontro sarà venerdì 5 Giugno. Consegnerà loro i 100 mila franchi richiesti e potranno iniziare il lavoro. Lei le seguirà. Nella foto: le donne con l’animatrice sotto un albero accanto alla casa del capo.

Pentecoste

E per finire la foto di un gruppo di giovani che danza davanti alla missione. A Pentecoste battesimi, prime comunioni e due matrimoni. Nel pomeriggio i festeggiati passano di casa in casa cantando, danzando e gridando: nel 2009 c’eravamo anche noi. Ci partecipano un fiotto di vita nuova.

Buone vacanze a tutti.

P.S. Sarò in Italia dal 19 giungo al 15 luglio.

P. Silvano Galli
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