Vengono sulla terra per divertire la gente, e per castigare chi ha un cattivo comportamento.
Durante la festa l’aria risuona del suono del gong “Ekwe”, ricavato da un tronco intagliato e svuotato, e di flauti di legno “Oja”. C’è anche una specie di timpano, l’Udu, fabbricato anch’esso con il legno, e percosso con una grossa spatola.
Gli spiriti, secondo gli Igbo, si possono dividere in due tipi: gli invisibili e i visibili. Quelli visibili prendono parte alle feste tradizionali, mentre quelli invisibili si aggirano minacciosi di notte, urlando. Gli spiriti sono impersonati dalle maschere, che in questi giorni è frequente incontrare nei villaggi.
Ojionu è lo spirito del caos e del disordine sociale. La maschera che lo impersona ha in mano una frusta, con con cui colpisce la gente. La sua faccia ha la forma grottesca di un coccodrillo, ed è scolpita nel legno.
Non mancano le maschere dei re e delle regine, che coinvolgono la gente nella danza, e rappresentano gli strati più alti della società.
C’è anche lo spirito della bellezza e della gioia, chiamato Agbogho. A lui, come ad ogni maschera, si accompagna un suo particolare ritmo musicale e una speciale danza.
Dietro le maschere ci sono le “società segrete”, che proteggono l’identità delle persone che le portano durante la festa. Quando si celebra la festa del raccolto degli ignami, la più imponente di tutte le feste, le maschere invadono a centinaia le città e i villaggi.
La Gallery della festa Enugu è disponibile nel sito della BBC









