Nata a Città del Capo nel 1947, Rayda Jacobs comincia a scrivere a soli 12 anni. Nel 1968 emigra in Canada per tornare in Sudafrica nel 1995. Nel 1994 esce il suo primo libro, il ciclo di racconti autobiografici The Middle Children. Il suo primo romanzo, Eyes of the Sky (1996) vince il premio Herman Charles Bosman. Pubblica altri tre romanzi, The Slave Book (1998), Sachs Street (2001) e Confessioni di una giocatrice d'azzardo (2003), che le assicura il premio del Sunday Times per la narrativa e, ancora una volta, l’Herman Charles Bosman.
Rayda Jacobs è attiva anche nel mondo giornalistico, in radio e in televisione, e si occupa prevalentemente di questioni legate all’identità religiosa e culturale.
Da Confessioni di una giocatrice d'azzardo (tradotto in italiano dall’editrice Del Vecchio nel 2007) è stato tratto un film, scritto, co-diretto e interpretato dalla stessa autrice, presentato in anteprima mondiale il 10 Dicembre 2007 al Dubai International Film Festival.
Conosciamo la strada da percorrere, spesso ci mancano la lucidità e la forza per poterla seguire. Confessioni di una giocatrice d’azzardo è il racconto della debolezza umana, osservata, quasi spiata, nei suoi slanci vitali, lo sconforto e l’eterna insicurezza che la contraddistingue.

Abeeda è una donna musulmana di 49 anni che il caso ha costretto ad un’esistenza di profonda solitudine. Divorziata, madre di quattro figli di cui uno, omosessuale, morirà di AIDS, viene trascinata dagli eventi in un vortice da cui sarà difficile liberarsi.
La frustrazione per le delusioni che la vita gli ha riservato la inghiotte in un tunnel in cui l’unica luce proviene dall’inebriamento del gioco d’azzardo. Le continue fughe verso le macchinette esprimono una vitalità, una forza interiore che ha bisogno di esprimersi. Fino a sprofondare nel vizio.
Abeeda incarna in sé le contraddizioni delle donne musulmane, diviene simbolo dell’emancipazione femminile. È come se le delusioni facessero da contrappeso alle continue ricadute. Ne fossero una logica e giustificata conseguenza.
La tresca con il futuro cognato Imran, il sesso con il suo datore di lavoro, il rapporto poco trasparente con la sorella, la solitudine e le amicizie smarrite e difficilmente riconquistate, sono gli andirivieni di una conflittualità interiore sempre sul punto di sfociare nella dissoluzione.
Rayda Jacobs dipinge con mano sapiente un quadro psicologico anomalo, contraddittorio, in costante conflitto tra la ricerca di una fede pura e il desiderio di evasione dettato dalla rabbia. L’amarezza e la solitudine trovano sfogo nei bagliori delle macchinette, s’intrecciano al senso di sconforto che la dipendenza provoca. Fino alla messa in scena del furto della propria auto per evitare i debiti.
Quella della Jacobs è una scrittura lucida e frenetica, mai eccessiva.
L’intreccio temporale in cui si dipana la narrazione crea un’interessante parallelismo fra le diverse sfaccettature della vita di Abeeda. Madre protettiva da un lato, dissoluta giocatrice dall’altro.
Due filoni che nel finale s’intrecceranno in una soluzione impensabile.
(Adattato dal sito della casa editrice Del Vecchio editore)
Vai alle altre schede di scrittrici africane









