Come SMA, il prossimo 25 giugno, commemoriamo il 150° della morte del Fondatore, Mons. de Brésillac. Siamo un Istituto che ha celebrato i suoi 150 anni di esistenza nel 2006 e che ha svolto la missione di Cristo e della Chiesa seguendo il mandato del Signore di andare presso tutti i popoli per farli suoi discepoli.
All’origine di questo dono missionario, si trova il modo di agire di Dio. Lo Spirito Santo è da sempre “l’agente principale dell’evangelizzazione” (Cfr. Evangelii nuntiandi, n.75). Secondo i suoi divini disegni, a volte umanamente incomprensibili, egli si è servito della disponibilità docile, generosa e spiritualmente intelligente di Mons. de Brésillac affinché il vangelo giungesse ai popoli africani: ”I decreti di Dio sono impenetrabili, adoriamoli in silenzio, il cuore spezzato”: de Brésillac, alla morte del primo missionario, il padre Riocreux, il 2 giugno 1859.
E alla morte del secondo, il padre Bresson, tre giorni dopo:“E’ un nuovo colpo di fulmine che mi lascia inconsolabile, ma con la grazia di Dio io resto sottomesso alla sua volontà, senza comprenderla”.
Partendo da questa storia dolorosa, può essere utile parlare del metodo missionario. Non è una questione formale. Agire in un modo o nell’altro tocca e condiziona la sostanza, il contenuto della missione stessa. Non siamo seguaci di un movimento filantropico, né di una religione esoterica, né di un’ideologia con seguaci che vogliono un mondo nuovo, ma solo con il cambiamento degli altri.
Il nostro metodo è corretto quando mettiamo al primo posto, in teoria e in pratica, quanto nella nostra missione è essenziale affinché sia e rimanga “cristiana”. E in ogni circostanza, agiamo come discepoli docili e pronti del Signore e dei suoi disegni. Questo avviene quando, in tutta verità, possiamo affermare con san Paolo: “Non vivo più io ma Cristo vive in me”(Ga 2,20), il Cristo Capo e Corpo; il Cristo Maestro e Signore, Redentore di tutti e di tutto, Via, Verità e Vita per l’umanità di ogni tempo e luogo. E allora noi missionari, aiutati e sospinti dalla sua grazia siamo il Cristo che continua la missione nel tempo; il messaggio che annunciamo è Lui e nient’altro che Lui.
In tutto il percorso missionario di de Brésillac, si stagliano con chiarezza: 1°, il punto di partenza della missione, cioè Gesù il Cristo che ci ha chiamato e ci chiama ogni giorno; 2°, il contenuto della missione, cioè Gesù il Cristo, tutto il suo vangelo da annunciare; 3°, il punto di arrivo della missione, cioè Gesù Cristo presente in quanti hanno bisogno della sua salvezza.
Nel Fondatore della SMA questa visione della missione è sempre presente: coerente, coraggiosa, lungimirante e sostenuta da un ottimo discernimento spirituale. Egli ci ricorda che la missione è l’opera “alla quale dobbiamo donarci senza riserva, il giorno e la notte, […] anche nelle azioni più ordinarie della nostra vita di preti e di missionari. […].Noi missionari non siamo liberi di non compiere continuamente l’opera di Dio” (De Brésillac, Retraite aux missionnaires, 35).
La missione di Cristo che si svolge nel tempo non è mai perfetta perché è affidata a uomini e donne che non sono perfetti. Questo vale per la missione dei secoli XIX e XX, come per quella attuale. Ogni stagione missionaria ha le sue qualità e i suoi limiti.
Le Chiese presenti oggi nei paesi dell’Africa dell’Ovest, con quanto le costituiscono e tuttora le sviluppano, insieme alle tante opere di promozione sociale, di giustizia, di solidarietà sono una prova evidente dell’impegno condotto da chi sapeva chi era e quello che voleva e cercava di realizzarlo con le possibilità di cui era in possesso. “Previenici, Signore, con l’ispirazione del tuo Spirito, aiuta la nostra volontà nel perfetto compimento della tua, affinché le nostre azioni come le nostre preghiere, tutte le nostre opere in una parola, interiori ed esteriori, vengano da Te e finiscano in Te” (De Brésillac, Retraite… 61-62).
Questa è una preghiera che promuove e costruisce uno stile di vita.
P. Bruno Semplicio









