In molti casi sono nati in Italia o ci vivono ormai da molti anni, parlano con disinvoltura almeno due lingue, possiedono un lavoro regolare o frequentano l’Università, ascoltano musica, escono il sabato sera con gli amici…e fin qui tutto normale…e facile…. se non fosse per il colore della pelle, o per il nome non proprio nostrano, o per i documenti che la burocrazia sforna spesso provvisori, rendendo provvisoria l’esistenza in società di giovani che, nella nostra città, vivono invece a tutti gli effetti.
Stiamo parlando dei figli di immigrati che spesso “subiscono” la scelta della loro famiglia di emigrare dal paese di origine e sul cui mondo ci ha aperto una finestra Bruno, un nostro compagno di viaggio della Sma.
Ci è stato presentato un lavoro da Bruno, di origini venezuelane, e da Sandra, un’amica ghanese, creato in collaborazione con altri ragazzi all’interno dell’università: “Photovoice, il mio sguardo la mia voce-Multiculturalismo nel Nordest”, con il quale abbiamo scoperto che c’è poco da generalizzare sugli immigrati e che le loro situazioni sono tante quanti sono i volti di questi protagonisti.
Ci siamo resi conto che, a volte senza averlo scelto, si ritrovano a dover lottare ogni giorno per diritti che per noi sono scontati: il diritto di prendere un autobus senza essere aggrediti verbalmente; o di lavorare come un qualsiasi altro cittadino con l’accusa di aver rubato il posto a qualcun altro; a passeggiare senza subire i messaggi razzisti sui muri della città.
Qualcuno afferma che, nel momento in cui parti dalla tua patria, in un certo senso la lasci per sempre; se anche torni non sei più considerato di quella nazionalità al 100%, ma anche se resti qui in Italia non sei completamente italiano. Ed ogni giorno sembra di dover ricominciare da capo; capita ad esempio in fabbrica, quando la giornata inizia sempre con una supplica a Dio affinché il collega con cui dovrai lavorare oggi sia tollerante nei tuoi confronti.
Porti con te le radici del paese che hanno lasciato i tuoi genitori, ricche e preziose, ma diverse ed è questo che fa paura a molti Italiani; tutto ciò che è sconosciuto, che non puoi controllare e dominare diventa nella tua mente potenzialmente pericoloso….meglio aggredirlo, o allontanarlo, o eliminarlo, ma sempre di reazioni di paura si tratta.
Parlando direttamente con questi ragazzi, invece, sono saltati subito all’occhio lo spessore spirituale e la loro forza; a causa delle difficoltà che continuano ad affrontare camminano a 2 metri sopra il livello medio di un giovane italiano, portando una ricchezza che, tra le altre cose, stuzzica la curiosità e ti sprona. Grazie per questa opportunità offertaci per crescere ed aprire la mente.
P.S: I ragazzi sono disponibili a presentare il loro lavoro a gruppi/scuole interessati a tale argomento.
Rosanna
Pianiga (VE)
