Mi è stato chiesto: “Si può sapere cosa fai nella “stanza” SMA di Genova?”. Vi accontento subito dicendovi innanzitutto che non sono venuto qui per riposare… A dire il vero non è molto il tempo che passo nella “stanza”. Sono piuttosto fuori.
Fuori vuol dire a Mondovì, per Incontri mensili di “animazione e formazione missionaria”, e ad Airuno (Lc) , anche lì per Incontri mensili con un gruppo di giovani/adulti, in collaborazione con le nostre Suore NSA. Poi ci sono altri impegni di carattere formativo/spirituale, che mi portano, pure questi, ad essere spesso fuori sede…
In casa , ho seguito quest’anno il programma “Sentinelle del mattino” nella parte incontri di preghiera: “Con Paolo oltre i confini”. Devo dire che sono molto contento di questi impegni soprattutto per un motivo: mi danno modo di approfondire di volta in volta brani della Parola di Dio, in particolare Lettere di san Paolo, che, in questo “anno paolino”, ci fanno conoscere meglio questo “gigante della missione”.
C’è qualcosa in quest’uomo che emerge e che i giovani non mancano di far rilevare ogni volta: è la grande umanità che sprizza fuori dalle sue Lettere oltre alla ricchezza dei contenuti! Un’umanità che si manifesta in espressioni di tenerezza verso i suoi collaboratori che meravigliano non poco, abituati come siamo a considerare Paolo sopratutto come maestro intransigente e missionario infaticabile… Forse è proprio questa stupenda umanità che lo ha fatto essere grande maestro e formatore di cristiani!
Se rifletto un po’, non può che essere così, pensando a come Paolo era immerso nella vita di Cristo! “Afferrato” da Lui, come egli stesso dice, è arrivato ad affermare : “Non sono più io che vivo, è Cristo che vive in me!” e ancora: “Per me vivere è Cristo!”
Se è vero che la divinità di Gesù si manifesta nella sua profonda umanità, non deve meravigliare che fosse così anche in Paolo: assomigliava semplicemente al suo Signore!
Nell’ultimo incontro ad Airuno, che aveva per tema : “Non mi vergogno del Vangelo… so a chi ho dato fiducia”, si faceva notare come Paolo si rivolgesse al suo discepolo Timoteo con una tenerezza indescrivibile, ricordandogli quanto lo legava a lui:“Mi ricordo delle tue lacrime e sento la nostalgia di rivederti per essere pieno di gioia. Mi ricordo infatti della tua fede schietta, fede che fu prima nella tua nonna Lòide, poi in tua madre Eunìce e ora, ne sono certo, anche in te.” (2Tim 1, 4-5)
Sono sempre più sorpreso di notare come nei giovani, e non solo in loro, la figura di Paolo e il suo messaggio suscitino emozioni e riflessioni profonde che illuminano la vita di ogni giorno e la testimonianza della propria fede! Abbiamo preso l’abitudine di chiederci ogni volta prima di ripartire: “Che cosa ci portiamo a casa?”.
È incredibile come i motivi di riflessione e di impegno sorgano spontanei e concreti! A maggio concluderemo il nostro cammino formativo a Roma, sugli ultimi passi di Paolo. Sarà l’occasione per suggellare il nostro impegno di imparare cosa significa andare “oltre i confini”, oltre la paura che ci fa rinchiudere nei gusci che ci creiamo, per andare fino in fondo nel dono di noi stessi, come lui, Paolo di Tarso, ha fatto.
p. Gian Piero Rulfi
Via Borghero, 4 - Genova
