Una grande gioia per il dono del Diaconato!

jeanCarissimi amici,

perdonate il mio silenzio…! Forse qualcuno di voi non si ricorda di me. Molti impegni mi hanno impedito di scrivervi continuamente.

L’ultima volta che vi ho scritto nel lontano settembre 2003, stavo entrando alla “Casa S. Andrea” (Comunità vocazionale di Padova) per un anno propedeutico di orientamento al Seminario maggiore diocesano di Padova. Voi vi chiederete: “Ma che fine ha fatto quel giovane? ” Infatti, sono passati esattamente 6 anni! Dopo un anno alla “Casa S. Andrea”, dove nel fine settimana svolgevo il mio servizio pastorale nella parrocchia di Monteortone, sono entrato in Seminario Maggiore vescovile di Padova.

Entrato in Seminario, per due anni ho prestato il mio servizio pastorale di fine settimana nella parrocchia di Casalserugo, poi, per un anno l’esperienza di pastorale di carità in Ospedale civile di Padova dove sono stato seguito dai Padri camilliani, ed infine, per due anni ho svolto il mio servizio pastorale nella parrocchia del Redentore di Monselice. Ora giungo all’Ordinazione Diaconale! È stato un cammino lungo, impegnativo e spesso anche faticoso.

Guardando indietro, ancora mi piace molto la riflessione che facevo 6 anni fa tratta dall’esperienza che avevo vissuto camminando con la SMA: “Quando uno sale su una montagna, una volta arrivato in cima, non si mette lì a guardare la montagna…, ma comincia a guardare il panorama!”
Usando quell’immagine, in quel momento dicevo che, l’importante era arrivare in cima per poter ammirare il panorama e il cammino percorso. Sicuramente, voi mi direte: “ma che cosa hai scoperto lì in cima?”

Quest’immagine della montagna è molto bella e mi ha accompagnato anche in questi anni di formazione in Seminario. Rileggendo il mio cammino, mi viene spontaneo pensare al tema che ci ha accompagnato nell’anno del Giubileo 2000: “Prendi il largo…” (Lc 5,4).

In questi anni di formazione in Seminario, ho scoperto che gli studiosi danno due significati a questa espressione. Il primo è in latino: “Duc in altum” (= punta in alto!). Invece, il secondo è in greco: “είς τò βάθος” (= va verso il profondo). Senza accorgermi, 6 anni fa quando entravo alla “Casa S. Andrea” mi sentivo più vicino a quell’espressione latina (l’immagine è molto bella comunque, perché dà l’idea che dall’alto si è più vicino a Dio).

Invece, dall’esperienza di questi anni trascorsi studiando anche la teologia, l’espressione che sento più mia (cioè, che coinvolge di più la mia vita e la mia storia) è quella greca! Gesù spingendo Simone al largo…, ha portato Simone dentro se stesso dove ha scoperto la sua distanza da Dio e il suo bisogno di essere guarito. Così, anch’io sento di poter interpretare la mia esperienza con queste parole: “Più ci si abbassa, più ci si scopre…, e più ci si scopre, più si diventa umile, e più si è umile, e più ci si scopre che Dio è grande e che ha un progetto grande per noi…!”

In questi anni ho imparato che una vita presbiterale sganciata da Cristo non si regge. Uno può fare anche tante belle cose, ma alla lunga cede! La domanda che mi ha accompagnato lungo il mio cammino sento che è quella rivolta a Pietro: “Jean de Dieu, mi ami veramente? Quanto mi ami?” (Gv 21,15. Questa è una domanda da cui non si può scappare! E questa mi dà la convinzione che lo scopo del cammino che sto facendo è Gesù Cristo: Prima ancora di voler essere prete, bisogna voler amare Gesù Cristo, guardando sempre la meta che è Lui, che ci ama e ci chiama.

Ecco allora carissimi amici, con questa riflessione in poche e semplici parole vorrei dirvi che tutto il mio cammino procede bene. Il 24 ottobre 2009 sarò ordinato diacono ed eserciterò il mio anno diaconale (2009/2010) nella parrocchia di Monteortone. Siccome non posso pensare alla mia vocazione senza ricordare gli anni che ho camminato con la SMA, tutti (nessuno escluso!) siete invitati alla mia ordinazione. Grazie per gli anni di cammino di fede e di amicizia e auguro a tutti un Buon cammino e una Buona strada.

Jean de Dieu Harelimana – Monteortone

Jean de Dieu Harelimana è ruandese, è venuto in Italia con i fratelli, senza genitori, per sfuggire alla guerra civile tra hutu e tutsi. All'inizio pensavano di andare in Francia a causa della conoscenza del francese. All'epoca aveva 20 anni. Dopo un breve periodo a Bologna, è capitato a Padova e precisamente a Monteortone (frazione di Abano Terme) dove è stato ospitato da una coppia che non ha figli.
Là, poco a poco, si è inserito in parrocchia, come catechista, e si manteneva col lavoro di operaio. La scelta di entrare in seminario a Padova è nata poco a poco. Prima ha frequentato la casa Sant'Andrea, come scrive nel suo articolo, per fare chiarezza sulla sua vocazione. Dopo un anno ha deciso di entrare in seminario maggiore a Padova. Ora è all'ultimo anno, quello del diaconato.
(Informazione dataci da Davide e Silvia)

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