Ho iniziato a seguire i progetti con la mia associazione (AVIP- Associazione Volontari Iniziative di Pace) nel 2001, avevo 20 anni e tanta curiosità, tanta voglia di conoscere e di capire la verità o i perché della guerra nei Balcani. Anche quest’anno ho trascorso una settimana i Bosnia, a Doborovci (villaggio in Collina della Municipalità di Gracanica – Cantone di Tuzla).
Ho scelto di convidere con voi due incontri avuti durante questa settimana segnati da degli splendidi occhi azzurri.
Tra le varie attività è prevista la visita ai casi sociali o disagiati che il consiglio di villaggio (piccola autorità locale) ci indica; in occasione della visita consegniamo dei piccoli contributi che le persone destineranno alla copertura sanitaria o alle spese per il riscaldamento per la stagione invernale. Stiamo stati a trovare la signora Mihana, vivace nonna ottantenne che vive in una piccola stanza arredata soltanto con una stufa a legna e una poltrona. Il volto di Mihana era completamente segnato dalle rughe, i capelli bianchi si intravedevano sotto il velo che le copriva il capo; siamo rimasti un po’ a farle compagnia e a parlare nonostante avesse difficoltà di udito.
Prima di salutarla, le abbiamo lasciato un dolcetto italiano e lei, tutta emozionata ed imbarazzata, in gran fretta e con difficoltà a rialzarsi dal pavimento dove era seduta, ha aperto una piccola porta che le stava alle spalle, ha preso 4 mele verdi dicendo: “Tengo sempre alcune mele da parte, la mia vicina di casa me le regala quando il suo albero ne fa troppe; io le metto da parte così posso darle a chi viene a trovarmi, di solito non vengono mai più di tre persone e voi siete in cinque. La prossima volta dovete avvisarmi, così avrò le mele per tutti ed ognuno di voi potrà avere la sua mela e non uscire a mani vuote”.
Non aveva nulla in casa, la sua casa era tutta davanti ai nostri occhi eppure ha voluto darci le mele. L’abbiamo salutata, ringraziata e poi siamo usciti in silenzio, tenendo strette quelle mele preziose che abbiamo condiviso durante il pranzo con tutto il resto del gruppo.
Nella stessa giornata abbiamo incontrato Senka, mamma di una bimba di un anno dagli occhi azzurri splendidi e dai capelli biondo oro. Vivono in una stanza, ricavata da una casa abbandonata perché i proprietari sono emigrati in Germania per lavoro da anni e hanno deciso di non ritornare in Bosnia. Entrati nella loro stanza – casa, siamo rimasti colpiti dai poster ai muri di cantanti bosniaci e dalle tante cassette di musica, poste in modo ordinato sopra un piccolo frigorifero e su una mensola.
Abbiamo chiesto a Senka, come mai avesse tutte quelle cassette; lei ci ha risposto: “La mia piccola radio non funziona più da tempo e per questo non posso ascoltare la musica, però avere le cassette vicino a me mi aiuta a cantare per la mia bimba, ho solo lei, dopo che il mio compagno mi ha abbandonata appena ho saputo di aspettarla, non ho altro: lei e la musica, non mi serve altro”. Al sentire queste parole mi sono interrogata su quanta forza e su quanto coraggio avesse quella donna e come avessi potuto reagire io in una situazione simile.
Provo vergogna a sentire tutta la mia fragilità e le mie debolezze, però, ringrazio il Signore per aver conosciuto queste donne coraggiose e forti che mi hanno dimostrato che nella vita vale sempre la pena lottare fino in fondo, sorridere, cantare e sperare.
Marianna Masiero
