Saper valutare bene le cose
È l’insegnamento che troviamo in un pensiero (il 34°) di Mons. de Brésillac. Egli afferma:
“Facciamoci un’idea esatta delle cose”.
Ogni realtà e avvenimento, ogni notizia e novità che ci vengono incontro o che scopriamo hanno bisogno di una valutazione precisa, attenta, libera.
Questo è molto importante nella vita e nell’azione di un missionario. Egli, infatti, si trova spesso al centro di diverse, e a volte contrapposte, situazioni, aspirazioni, emergenze. Al centro di sfide tra la sua cultura e quella della popolazione in cui si trova, tra la propria esperienza ecclesiale e quella della comunità cristiana presso la quale è inviato.
Ai missionari del XIX secolo non era facile farsi un’idea esatta delle cose. Dovevano esprimersi e scegliere in un contesto dominato dalla lentezza delle comunicazioni, dalle difficoltà dei viaggi, dalla mancanza di ricerche e di analisi delle realtà locali incontrate.
Anche oggi è difficile, a volte per ragioni opposte. La comunicazione avviene sempre di più in tempo reale o quasi; alcune importanti agenzia di stampa monopolizzano l’informazione; la manipolazione delle notizie avviene nel giro di qualche minuto; la massa delle informazioni è enorme; le sintesi sono sempre più difficili e limitate.
Il nostro fondatore aggiunge:
“Le amplificazioni, le esagerazioni, l’entusiasmo fino alle nobili passioni del cuore sono veri scogli nell’opera delle missioni”.
Allontanano dalla realtà e, spesso, dalla verità. Rischiano di far cadere nel soggettivismo e nel personalismo. Si riduce tutto e tutti a se stessi. Per giungere a una valutazione oggettiva delle cose occorre servirsi anche della ragione e delle sue risorse.
L’entusiasmo, ricordandone l’etimologia, significa “con Dio dentro di sé”, “invasamento divino”, “delirio sacro”. È una commozione intensa dell'animo che si esprime in vive manifestazioni di gioia, di eccitazione, di ammirazione; un sentimento di appassionato interesse nei confronti di un ideale o di una causa.
Una certa dose di entusiasmo non può mancare nel missionario. Deve solo saperlo governare. È stato scritto, infatti: “Il mondo appartiene agli entusiasti capaci di non perdere la calma” (William McFee).
L’opera della missione cristiana ha le sue esigenze particolari e diverse da quelle di qualsiasi altra missione. Si tratta della natura umano-divina che ha accompagnato la vicenda terrena del Salvatore e che deve illuminare e orientare quanti continuano oggi la sua missione.
Una saggia regola missionaria e pastorale
“Fa’ in modo di non introdurre nulla che sia sgradito alla gente, ma conduci la gente a desiderare ciò che vuoi introdurre. Che essa sia persuasa di ricevere una grazia e del bene quando introduci una novità”.
Mons. de Brésillac esprime in questo pensiero (il 31°) il suo orientamento sull’incontro del missionario con quanti vivono secondo una cultura diversa dalla sua. In precedenza, egli aveva esposto alcuni criteri sulla varietà delle usanze e sulle attitudini da usare verso di esse. Alcune usanze, infatti, sono necessarie, altre sono né buone né cattive, altre sono degli abusi. Con ognuna bisogna comportarsi in un modo adeguato. Alcune usanze vanno conservate con cura, altre rispettate, altre corrette.
Immerso nell’incontro tra le culture, il missionario ha bisogno di molta prudenza, rispetto dell’altro e intelligenza creativa. Deve saper aspettare. Una decisione frettolosa può rovinare tutto e trasformare una proposta in un’imposizione.
Con queste premesse, Mons. de Brésillac giunge al pensiero che chiamiamo una “saggia regola missionaria e pastorale” da osservare ovunque: condurre la gente a desiderare ciò che vogliamo proporre, convinta che la novità è un dono che le fa del bene. All’inizio, forse, ci sarà qualche difficoltà, qualche sicurezza di meno, ma poi i frutti saranno buoni.
Noi siamo discepoli di Gesù, Colui che fa’ nuove tutte le cose (Ap 21,5). Il suo vangelo è la suprema novità per ogni epoca.
Nel nostro tempo, però, la globalizzazione pone “una seria sfida al significato di luogo e a quello di «cultura». Pur accettando il fatto che la globalizzazione è disuguale, irregolare e incoerente, non si può negare che negli ultimi anni essa abbia avuto un ritmo più accelerato e un impatto più profondo. Contatti, gerarchie di comando, collegamenti personali, rapporti di potere e dominio sociale si estendono sempre più sulla superficie del pianeta” (Doreen Massey -Pat Jess, Luoghi, culture e globalizzazione, Torino, 2001).
Questa è una grande sfida per il missionario: ma l’annuncio del vangelo è per ogni epoca. Occorrono oggi ancor più discernimento, competenza, duttilità e apertura allo Spirito Santo che parla sempre alla Chiesa, offrendole luce e forza per le scelte più pertinenti.
“La stessa pianta, sotto climi diversi….”
Quando riflette sulle vie della missione e sui modi per far accogliere il vangelo, Mons. de Brésillac, considera importante che ogni missionario conosca bene la cultura e le usanze del paese in cui si trova e le accolga. Così egli è in grado di proporre un vangelo che sarà accolto bene dalla popolazione. In questo modo può nascere una comunità cristiana veramente locale. E lo Spirito Santo trova le condizioni favorevoli per sviluppare la sua opera.
In uno dei suoi pensieri, il 25°, il nostro Fondatore, con la bella immagine della vigna, presenta in poche parole questo processo, che oggi chiameremmo d’inculturazione:
“La stessa pianta, sotto climi diversi, assume forme e movimenti diversi. La coltura deve essere adattata alla temperatura dell’aria, alla natura del suolo e non bisogna aspettarsi lo stesso sapore dai frutti che essa produce nei diversi luoghi del globo.
Chiesa del mio Dio, tu sei questa vigna meravigliosa i cui ceppi misteriosi devono radicarsi in tutti i luoghi del mondo. Questi ceppi, piantati sopra il ceppo che il sangue di Dio feconda sul Calvario, avranno ovunque la stessa natura e le stesse proprietà essenziali. Ma sta attento, missionario imprudente, a prendere con un ardore poco misurato il falcetto del vignaiolo francese o portoghese. Guardati dal disprezzare i frutti di tale vigna perché non ti sembreranno soavi come quelli che si raccolgono nella dolce Italia! Tu la renderesti ben presto sterile e rischieresti di distruggere l’opera dello Spirito Santo”.
Il nostro Fondatore invita il missionario ad accogliere pienamente il paese in cui si trova. Quindi il suo ambiente, le abitudini della gente, il suo patrimonio storico-culturale, le caratteristiche del suo sentimento religioso, la situazione in cui vive, le sue aspirazioni e speranze.
In questo processo di accoglienza occorre, però, che il missionario agisca con discernimento e soprattutto con l’amore che scaturisce da Dio. Deve distinguere ciò che è secondario dall’essenziale della fede cristiana, ovunque la vigna del Signore si trovi.
Il missionario e la volontà di Dio
Uno dei pensieri di Mons. de Brésillac ci offre una brevissima lezione di discernimento spirituale. Tale discernimento consiste nella ricerca della volontà di Dio. Abbiamo bisogno di conoscerla prima di poterla realizzare. Come la conosciamo? Ascoltando, in un clima di silenzio e di preghiera, la voce che ci giunge attraverso la Parola di Dio, la Chiesa, le circostanze di cui il Signore si serve per indicarci il cammino.
Il nostro Fondatore, dialogando con Teofilo, un personaggio immaginario, scrive:
“I desideri di sacrifici più grandi, di maggiore sofferenza, di maggiori pericoli, sono buoni e lodevoli. Se si realizzassero, sarebbero il segno di un’anima piena di amore di Dio e che brucia di consumarsi per la sua gloria. A volte sono l’impulso dello spirito di Dio che ci spinge così verso il fine che si propone. Spesso indicano ai superiori quale posto conviene a chi è divorato dal santo amore della croce. Sta attento, tuttavia, o Teofilo. Se, a causa di tali desideri tu perdi la pace dell’anima, se ti senti prendere dallo scoraggiamento, se trascuri l’opera perfetta di cui sei attualmente incaricato per quest’altra più perfetta alla quale sei spinto dai tuoi desideri, per buoni che essi siano, riposano più sulla natura che sulla grazia. Possono divenire un’arma contro di te nelle mani del demonio”. (Mons. De Brésillac, I miei pensieri sulle missioni)
L’autore apprezza i buoni desideri del suo interlocutore. Sono un buon segno. Ma egli deve chiedersi: da dove vengono? Dallo Spirito di Dio o dal suo spirito? Per saperlo esiste un criterio fondamentale: quello che viene da Dio produce nell’animo umano pace, gioia, fiducia nel Signore. Non così quanto viene dallo spirito nostro, anche se si tratta di cose buone. Quando, infatti, siamo condotti dal nostro spirito siamo esposti all’inquietudine, allo scoraggiamento, all’illusione e alla relativa delusione; personalizziamo tutto; e la vanagloria può farsi sentire.
Un buon discernimento ci fa guadagnare tempo ed efficacia, ci rende più liberi e veri, più fiduciosi nel Signore che può tutto, anche se i suoi modi e tempi di azione sono diversi dai nostri. Come missionari, siamo al suo servizio, non al nostro.
Poter andare e saper partire
“Disgraziato il paese dove la voce del missionario non si fa mai sentire. Più disgraziato ancora il paese dove non si vedono che missionari”. (Mons. De Brésillac, I miei pensieri sulle missioni)
In queste poche parole del suo quinto pensiero, Mons. de Brésillac presenta il missionario in rapporto al popolo presso il quale è inviato. Da una parte, esiste l’esigenza che egli non trascuri nessun popolo per annunciargli il vangelo di Cristo. Ciò richiede di poter svolgere la propria missione in tutta libertà. Dall’altra, egli non deve approfittare del successo, usurpando un posto che non è più il suo.
Parecchi temi sono sottesi a questo pensiero del Fondatore della SMA. Ne ricordo due.
Il primo, riguarda la libertà religiosa come condizione necessaria affinché il missionario compia la propria missione, pur nel rispetto dell’autorità civile, religiosa e culturale del popolo al quale si rivolge. Attualmente, esistono popoli, paesi, territori, dove il missionario praticamente non può andare. Spesso in questi paesi sul piano formale si assicura la libertà di culto, ma poi nei fatti essa è violata. Gruppi fondamentalisti, a volte chiaramente appoggiati dalle autorità, si aggiungono per impedire la presenza dei missionari cristiani.
Il secondo, riguarda l’impegno fondamentale di ogni missionario, che Mons. de Brésillac, nello stesso pensiero, qualifica come “necessario e accessorio”.
Noi non conosciamo tutte le vie con le quali il Signore, che vuole salvi tutti, fa giungere a ogni persona umana la possibilità della salvezza. Ma, normalmente, egli si serve dei discepoli per comunicare a tutti il dono prezioso del suo amore. Essi devono predicare, battezzare, fare discepoli tutti i popoli. Ciò avviene soprattutto per mezzo di comunità cristiane che si sviluppano fino a diventare chiese locali con i loro vescovi, sacerdoti e religiosi. Quando si è giunti a questo punto, il missionario deve saper partire altrove, dove altre genti, forse senza neanche saperlo, attendono, Gesù come salvatore.
Ecco perché sarebbe disgraziato un paese dove i missionari sono tanti e non si trovano preti locali. In tale situazione, la fede cristiana non avrebbe avvenire.
Le missioni da sempre e per sempre
“Le missioni sono sempre esistite in un modo o nell’altro.
Esse esisteranno sino alla fine del mondo”. (Mons. De Brésillac, I miei pensieri sulle missioni)
Ecco un pensiero di Mons. de Brésillac all’inizio della sua sintetica riflessione sulle missioni. In pochissime parole, egli si pronuncia su secoli di storia della missione.
All’inizio, gli apostoli e i discepoli, insieme ai primi cristiani, escono dalla Palestina per ragioni apostoliche, di lavoro, di commercio o politiche; ovunque vanno, annunciano il nome di Gesù. Per la maggior parte sono laici. In poco tempo, giungono nelle città del Medio Oriente, navigano nel Mediterraneo e arrivano a Roma, dove penetrano presto in ogni ambiente.
In seguito, i monaci continuano la missione del Signore offrendo un contributo molto particolare. Essi stimolano le diocesi a estendersi altrove verso i pagani. Poi nascono gli ordini religiosi, come i francescani, i domenicani, i gesuiti che si dirigono nei vari continenti annunciando il Vangelo. Nel secolo XIX, hanno origine gli istituti missionari che si aggiungono nella stessa missione con uno speciale impegno per la creazione del clero locale in ogni paese.
Negli ultimi secoli, i missionari sono in maggioranza sacerdoti e religiosi e i laici li aiutano con la preghiera e il sostegno materiale. Si perde, purtroppo, lo slancio iniziale di tutto il popolo di Dio per l’annuncio del Vangelo. E le conseguenze si vedono.
“La missione del Cristo Redentore, affidata alla Chiesa, è ben lontana dal suo compimento”, afferma Giovanni Paolo II nell’enciclica “Redemptoris missio” (n. 1), del 1990. Oggi la missione può svilupparsi bene, se diventa l’impegno di tutta la Chiesa e specialmente dei laici: essi hanno tanti modi per annunciare il nome di Gesù nelle varie espressioni della vita sociale, culturale e civile di ogni paese.
“Io sarò con voi fino alla fine del mondo” (Mt 28,20) disse Gesù dopo aver dato agli apostoli il mandato di andare presso tutti i popoli. La missione cristiana non può finire. Miliardi di persone nel mondo non conoscono Gesù come il Redentore dell’umanità.
O, Chiesa, mia madre!
“O Chiesa, mia madre! Santa Chiesa cattolica, apostolica, romana, sola vera Chiesa di Gesù Cristo!
Dai più teneri anni della mia vita tu fosti l’oggetto più caro dei miei pensieri; le brucianti passioni della mia adolescenza cedettero all’unica passione di amarti e di consacrarmi al tuo onore, alla tua gloria.
Che l’età matura non ceda alla primavera della mia vita! Sii sino alla fine l’unico movente della mia ambizione sulla terra che vorrei vedere tutta intera a te sottomessa. Per la maggior parte, essa non conosce ancora com’è dolce obbedirti!”.
(Mons. De Brésillac, I miei pensieri sulle missioni)
Ecco il primo dei pensieri sulle missioni scritti dal nostro Fondatore, Mons. de Brésillac. Non sappiamo dove e quando, ma c’interessa di più il loro contenuto.
Queste prime parole stanno come sfondo anche agli altri novantotto pensieri. Tutti sono l’espressione di un grande amore alla Chiesa e alla missione.
Da giovane, da sacerdote, da missionario, da vescovo e fondatore, Mons. de Brésillac ha sempre amato la Chiesa; l’ha ubbidita, anche quando, umanamente parlando, non era poi così dolce…
Come missionario, egli brama che in ogni continente tutti ne facciano parte e la seguano. Attraverso il suo ministero Gesù Cristo continua la propria missione di Salvatore del mondo.
“Gesù ha amato la Chiesa fino a sacrificare la sua vita per lei” (Ef 5,25). Il vero discepolo ama la Chiesa e s’impegna affinché tutti ne facciano parte, pur sapendo che essa è come “una casa dai cento portoni e non ci sono due persone che entrano esattamente dallo stesso angolo”(Chersterton).
P. Bruno Semplicio
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