Le contraddizioni, le ingiustizie e le assurde politiche che contraddistinguevano il regime di apartheid in Sudafrica continuano a venire a galla generando immancabilmente sentimenti di incredulità e biasimo. È un passato, quello della separazione razziale, che ha lasciato segni profondi e strascichi distinguibili ancora oggi. Ne è una chiara testimonianza Skin (Gran Bretagna/Sudafrica, 2008), intensa, forte pellicola diretta da Anthony Fabian, ambientata in Sudafrica negli anni più oscuri della sua storia. La protagonista è Sandra Laing – interpretata da Ella Ramangwane all’epoca dell’infanzia e poi dall’anglo-nigeriana Sophie Okonedo (candidata all’oscar per Hotel Rwanda) – , la cui esistenza è stata condizionata in modo pervasivo dal colore della pelle, come è accaduto a milioni di sudafricani durante il regime razzista istituzionalizzato dal National Party. Il suo racconto rivela il paradosso di un sistema fondato su confini razziali labili, che si scontrano con la discendenza familiare e con gli scherzi della genetica, impossibile da controllare o governare con leggi varate ad hoc.
Sandra, sin dalla nascita, ha chiaramente tratti somatici meticci, che si manifestano in modo sempre più netto con la crescita. Un paradosso (almeno solo a un livello superficiale), poiché i genitori, Abraham (interpretato da Sam Neill) e Sannie Laing, sono bianchi afrikaner, entrambi sostenitori della politica razzista del National Party. Sandra rappresenta un “problema” nato da un passato indecifrabile e taciuto, che ha trascinato con sé conseguenze non prevedibili.Bisogna ricordare che a partire dalla vittoria del National Party, nel 1948, in Sudafrica ogni aspetto sociale, politico ed economico veniva catalogato anche in funzione dell’appartenenza razziale. Nelle città c’erano quartieri per bianchi, quelli per i coloured, quelli
ancora per i neri e per gli indiani. I locali, le scuole, i trasporti, lo stesso territorio sudafricano vennero suddivisi in zone bianche e non-bianche (anche se i confini risultavano sempre evanescenti per effetto dei rapporti di lavoro e sociali). Furono varate varie leggi, tra cui il Reservation of Separate Amenities Act, che legalizzò la segregazione razziale in ogni luogo pubblico e privato, e il Prohibition of Mixed Marriages Act, che vietava il matrimonio tra persone appartenenti a razze differenti.Dalla fuga alla riconciliazione con il proprio passato
Il film fa riemergere l’assurda politica di “schedatura umana” attraverso la narrazione della vita di Sandra, iscritta dai genitori in una scuola per soli bianchi, dove il suo essere “diversa” si manifesta con tutta drammaticità. Le dinamiche sociali si intrecciano con quelle psicologiche: l’identità di Sandra viene determinata dai suoi tratti esteriori, dalle traumatiche relazioni familiari e dal quel retaggio di africanità che porta distintamente con sé, e che la spingerà ad allontanarsi da quel mondo bianco dove è nata, e al quale non sente di appartenere, come è altresì distante dalla realtà dei coloured.Le certezze in questo film si scompongono nelle dissolvenze tra passato e presente e nello scorrere del sangue generazionale. Nemmeno le leggi riescono a imbrigliare l’identità umana che oltrepassa le fattezze fisiche, l’ambiente sociale e il legame con il padre e la madre. A rendere ancora tutto più emblematicamente forte è sapere che la figura di Sandra Laing è reale e che tutta la storia narrata da Fabian corrisponde a eventi accaduti veramente.
Il regista ha incontrato per la prima volta Sandra Laing nel 2000, a Tsakane, una delle tante township di Johannesburg, in una piccola casa: era disoccupata, con due piccoli bambini e un marito con un lavoro precario. L’incontro con Fabian, il progetto cinematografico e la pubblicazione della sua biografia When She Was White: The True Story of a Family Divided by Race (curata dalla giornalista Judith Stone per la Miramax Books) hanno cambiato la vita di Sandra. Ora vive in una casa più decorosa, a Boksburg, sobborgo di Johannesburg e ha aperto un negozio proprio nella sua nuova abitazione. Il lascito però più prezioso di questa concatenazione di eventi è stata la rielaborazione della sua esistenza attraverso il film e le pagine del libro. Forse la riconciliazione con il suo passato che s’intreccia con la stessa storia del Sudafrica è ormai totalmente compiuta.
Skin è stato presentato in Italia al Giffoni festival (dove ha ottenuto un notevole riscontro di critica), ma non è ancora stato commercializzato nelle sale. Oltre agli Stati Uniti, la pellicola è stata distribuita in Sudafrica, Francia, Germania, Grecia, Olanda, Scandinavia e pochi altri Paesi asiatici e medio orientali. Il dvd è uscito nel mese di ottobre 2009 in Gran Bretagna.

Silvia Turrin
Per approfondire:
Il sito ufficiale del film
L'etichetta che ha prodotto Skin, fondata dallo stesso regista Fabian
Le foto:
1. Ella Ramangwane, la piccola attriche che interpreta Sandra Laing da piccola
2. Sandra Lang e il regista Anthony Fabian
3. L'ingresso del negozio di Sandra
4. Sandra e la sua nuova casa
5. il regista Anthony Fabian
6. La copertine dl libro When She Was White
