Abbiamo posto due domande a p. Filippo Drogo, missionario in Costa d'Avorio
1) Quali conflitti lacerano il tuo Paese e la tua gente?
Vi dico subito che c’è una grande voglia di autonomia, di indipendenza, e di libertà. Lo senti nei discorsi dei politici (il presidente della Repubblica, qualche giorno fa, chiedeva semplicemente di poter governare, di poter pensare ed operare per il Paese senza pressioni esterne, essere liberi di governarsi. Il riferimento, neanche troppo velato, è alla Francia). Lo senti anche nei discorsi con le persone che incontri tutti i giorni.
Lo si vede poi concretamente nella voglia di libertà, che poi diventa anarchia, ad es. nella circolazione stradale a Korhogo: nessun segnale, nessuna precedenza, nessun codice è rispettato. Un grande conflitto è quello per il potere. F. H. Boigny (ex Presidente), non ha saputo (o voluto) preparare una classe politica e dirigente capace di prendere le redini del Paese, alla sua morte. Da qui tutte le lotte per arrivare al potere.
A tutti i livelli e in tutte le cariche. Altro grande conflitto è quello generazionale, tra i vecchi, che nella tradizione detengono il”potere”, e i giovani, scolarizzati, che navigano su internet e sono in continuo contatto con tutto il mondo. Da parte dei giovani c'è voglia di partire, di andare in Europa o negli USA, per tentare la fortuna, una vita diversa, migliore, quella che viene trasmessa dalla tv attraverso film e soap-opera. E da qui mode e stili di vita trapiantati in Africa senza alcuna mediazione o transizione. È il discorso di tutte le grandi contraddizioni!
Trovi antenne di tv e telefonia dappertutto (a Korhogo ci sono cinque operatori di telefonia mobile!). Il mercato dei prodotti cinesi (chintok). Questi prodotti hanno invaso tutti i settori e ben si prestano alla grande voglia e necessità di apparire: costano poco, fanno una gran figura…Allora puoi sentir dire che ci sono delle ragazze disposte a passare una notte con un “gran qualcuno”, col rischio di infettarsi di aids, con la sicurezza però di avere in cambio una nuova fiammante X1, una moto costruita in Cina, che arriva in Mali a pezzi in cartoni. Assemblata raggiunge alte velocità, è bella a vedersi, ma la durata è breve.
Oppure puoi imbatterti ad Abidjan in adolescenti alla guida di un Suv, solo perché hanno passato qualche notte con il responsabile della filière caffè-cacao (ora in prigione per aver svuotato le casse della filière e aver riempito le sue tasche). L’eterno conflitto tra chi crede di sapere tutto e vuole imporlo agli altri che non sanno e quest’ultimi che a loro volta rivendicano la capacità e il possesso di un sapere, forse ancestrale, culturale, da difendere e salvaguardare dai primi.
Penso anche al conflitto nord-sud, con tutto il suo corteo di tensioni e alleanze tra etnie, scontri, rivendicazioni, tensioni, uccisioni… E ancora il conflitto del qui e ora. Avere qui e ora ciò di cui si ha bisogno, senza un progetto per il futuro. Questo mi sembra uno dei più grossi problemi: non avere una visione per il futuro, un futuro che si comincia a costruire oggi con l’apporto di tutti, con sacrifici, scelte, progetti. Un futuro che appartiene a tutti e non è solo nelle mani di qualche politico o imprenditore.
Tutti rivendicano qualcosa, ad esempio un aumento di salario o semplicemente che il loro salario sia pagato. Ci sono stati molti scioperi per questo. Vari settori dell’amministrazione e del pubblico impiego hanno scioperato per molte settimane. Con la guerra c’è gente che si è arricchita (pochi) e tanti che hanno perso il lavoro. E c’è chi ha approfittato della situazione…
Ho saputo che a metà gennaio 2009, era già esaurito lo stock di vetture Mercedes nuove, disponibili per il mercato ivoriano nel 2009…Si sono costruite diverse nuove case. Ci si chiede chi costruisce una nuova casa a due piani, la risposta è: “è un capo ribelle”. All’entrata e all’uscita di ogni città ci sono i famosi barrages.
All’entrata di Bouakè, se viaggi in autobus, paghi 1000 cfa, all’uscita lo stesso. Dicono: “ Per la sicurezza nella circolazione”… L’Africa è pure terreno di conflitto tra le grandi economie della terra. La Cina con i suoi prodotti a basso costo ha invaso tutti i mercati, ma ora è alla ricerca di materie prime. Si possono incontrare, quando si percorre la strada da nord a sud, dei camion carichi di ferro: tutti i pezzi di ferro o ferraglia in disuso e abbandonati sono inviati in Cina come materia prima.
Il governo cinese cerca pure di acquistare a prezzi molto concorrenziali contratti per la costruzione di infrastrutture. A questa forte presenza economica hanno risposto gli USA, con un recente viaggio in alcuni Paesi africani, per portare il sostegno alla democrazia e all’economia americana. La Francia, come antica potenza coloniale non resta a guardare, così come l’India, meno interessata alla politica e più a contratti per la costruzione di infrastrutture e approvvigionamenti di materie prime. Ma non mi dilungo oltre, come vedi sono gia abbastanza confuso…
2) Quali sono i cammini di riconciliazione che vedi realizzarsi?
C’è molta stanchezza: la gente è stanca di questa situazione. C’è una grande voglia di pace, di serenità, di vita normale, soprattutto tra i giovani. A Korhogo, questo è stato il secondo anno scolastico dopo l’inizio della guerra.
Tra scioperi (gli insegnanti rivendicano un aumento di salario) e rivendicazioni varie, si capisce che la situazione conflittuale è ben presente nella scuola. Quest’anno mettendo assieme tutti i giorni di scuola effettiva, si raggiungono appena i tre mesi di lezioni, ed il livello è molto, molto basso: ragazzi che avevano cominciato ad andare a scuola al momento dello scoppio della guerra, ora dopo sei anni, riprendono le lezioni e potete immaginare il risultato.
Vedo molte persone pregare. Mi è capitato di vedere delle donne che per strada o in attesa che aprano gli sportelli degli uffici, recitano il rosario, leggono un libretto di preghiere. Da parte dei religiosi, di tutte le confessioni, è necessario uno sforzo per allentare la tensione, per ricucire e riappacificare. Il nostro è un ruolo davvero importante e delicato, riconosciuto da tutti gli attori della crisi. Il Presidente ha fatto la scelta del dialogo: dopo una reazione dura contro gli insorti, alle prime ore della guerra, ora ha chiamato a collaborare nel governo il capo politico della ribellione.
Nei conflitti, in Africa, si prende tempo per parlare, ascoltarsi, pensare e credo che Gbabo, presidente della Costa d’Avorio, abbia scelto questa via, culturalmente più adeguata alla soluzione del conflitto ivoriano. Il ruolo dell’ONUCI (ONU Costa D’Avorio): difficile da capire dalla mia posizione. C’è una radio, radio onuci, che trasmette su tutto il territorio nazionale, con emissioni e notiziari volti a costruire la pace, rimuovere i conflitti, sottolineare le buone iniziative che ci sono in corso un po’ in tutto il Paese.
Quella dei “caschi blu” è una presenza silenziosa, ma sono a conoscenza di varie iniziative dell’ONUCI (per es. nelle scuole, per sensibilizzare i giovani alla vita in comune, alla solidarietà, all’accoglienza, al perdono). La presenza di molte ONG. La loro presenza non è di facile lettura dalla mia posizione. Uno sforzo è fatto in direzione dei giovani nelle scuole (per es. vengono riabilitate scuole che con il disuso si erano rovinate). Altra forte presenza delle ONG è nel campo sanitario.
Con la guerra la gente si è ulteriormente impoverita e quando un membro della famiglia si ammala (non è così raro visto che la maggioranza della gente mangia una volta al giorno un pasto non molto ricco) manca il denaro per comperare le medicine. Ecco quanto posso condividere… Siateci uniti.
P. Filippo Drogo Korhogo - Costa d'Avorio
