P. André Chauvin: "La vita missionaria è… formidabile!"

ganvieA dire il vero, la mia domenica 13 settembre 2009 è iniziata il sabato mattino alle sei, quando, in compagnia di un giovane prete diocesano, Maurice, e di un diacono SMA, Anselme, sono partito da Akpakpa per andare a Lokossa (125 km da Cotonou, grande città del Benin) all’ordinazione di sei nuovi preti.

A quell’ora non ci sono certo ingorghi per le strade. Eravamo un bel po’ in anticipo rispetto all’ora prevista per l’inizio, le nove e mezza. La celebrazione è stata molto bella, ma è cominciata alle dieci e finita alle 14.30. Giusto il tempo per bere qualcosa di fresco. Ormai era un po’ tardi per evitare “l’assalto” nelle vie di Cotonou.

Ed infatti, a 15 km da Cotonou, a Pahou, ha inizio l’imbottigliamento stradale: ci si blocca ogni 3-4 metri. Poco dopo Godomey, si inceppano le marce della macchina e così, per più volte, blocco io stesso il traffico, cosa che provoca un concerto di clacson!!

Per fortuna arrivo all’altezza della casa dei Gesuiti. Dopo un’ultima fermata nel bel mezzo della carreggiata, per girare a sinistra, riusciamo a passare. Non ci rimane altro che chiamare il meccanico (che è a Dassa, a 200 km di distanza!) ed affidare l’auto a padre Richard. Poi ognuno prende un zemidjan (un moto-taxi) per raggiungere la propria destinazione.

Io devo recarmi a Lokpo, in mezzo al lago di Ganvié, dove il parroco, Hervé, mi sta aspettando. Lo chiamo al telefono (viva i cellulari!) e ci diamo appuntamento all’inizio della strada che conduce alla parrocchia. Quasi tre quarti d’ora di moto: tenendo la mia valigia sul manubrio dell’autista, ci infiliamo tra auto e camion.

Siamo arrivati contemporaneamente al punto stabilito e così salgo con la valigia sulla moto di Hervé. 13 km di pista sempre più stretta. Poi mi metto degli stivali per imbarcarmi sulla piroga sulla quale è scritto a caratteri cubitali “Parrocchia Saint Ambroise”. Dopo venti minuti, grazie ad un motore fuoribordo, arriviamo alla missione. Sono le 19.30. È notte già da un bel po’. La scalinata esterna del presbiterio deve aver cinque o sei scalini, ma l’acqua arriva allo scalino più alto. Sbarchiamo senza problemi. La mia stanza è semplice: una zanzariera per il letto, un fusto d’acqua per lavarsi e due candele basteranno!

Il mattino, prima messa alla parrocchia Saint Ambroise alle sette. La chiesa è a cento metri dal presbiterio, ma bisogna andarci con la piroga. L’acqua, alta venti centimetri, circonda la chiesa. I cristiani sono numerosissimi ed essa è troppo piccola. Molti di loro seguiranno la messa dalle loro piroghe. Poi partiamo per celebrare in un’altra chiesa della parrocchia, Saint Joseph, per la messa delle nove. Il chierichetto che ci accompagna ha trovato una nuova attività: sgotta la barca che fa acqua con una paletta di plastica!

Facciamo il giro per raggiungere la sacrestia dove vi sono 40 cm d’acqua, come anche nella chiesa. Mi tolgo scarpe e calzini, ma i cristiani trovano un’altra soluzione: la barca rifà il giro della chiesa, le due porte principali vengono spalancate e l’imbarcazione fa la sua entrata solenne con i due chierichetti e i due concelebranti. La punta della piroga s’appoggia pian piano sul gradino più alto dell’altare, il solo visibile, e noi saliamo sull’altare senza bagnarci!

I fedeli hanno posto i banchi uno affianco all’altro e vi sono montati sopra, in piedi o seduti. I più coraggiosi restano in piedi in acqua. Dopo di noi una decina di barche fanno il loro ingresso, sistemandosi in fondo alla chiesa, da dove i loro proprietari riusciranno a seguire comodamente la messa. I ritardatari restano attorno alla chiesa sulla loro piroga.
In seguito riprendiamo la barca per una terza cappella: il Bon Pasteur. L’acqua è più alta dei gradini dell’altare. La cappella è vuota. Scorgiamo i cristiani sotto la veranda della scuola, non lontana dalla chiesa. Ci sono solo dieci centimetri di acqua nella scuola. Hanno accostato tutti i banchi della chiesa sotto la veranda e posto un tavolo a cavallo dei banchi. Un po’ basso come altare! Montiamo il tavolo su quegli stessi banchi e tutta la comunità arriva in poco tempo, ognuno con la propria barca. La messa può iniziare.

Il nostro barcaiolo è anche fotografo. Spero abbia preso delle belle foto ricordo di quel giorno. È stata davvero una mattinata bella e piena. Sono stato felice di conoscere queste comunità povere, ma così gioiose ed oranti. In questo momento il loro problema è che, vista l’enorme distesa d’acqua provocata dalla piena, i campi sono inondati ed i pesci rari. Bisogna aspettare che cessino le piogge nel nord del paese perché il fiume possa rientrare nel proprio alveo.

Prima della mia partenza, il presidente del consiglio parrocchiale mi regala un bel pesce di 4 chili appena pescato nel lago. Il ritorno, nel pomeriggio, avviene senza problemi. Prima venti minuti di piroga, poi il vicario mi riporta alla casa regionale (30 km) con la sua moto. Le gambe sono un po’ indolenzite, ma passa presto. Il garagista è andato a prendere la mia macchina e me la porterà domani.

La vita missionaria è… formidabile!

29-10-2009

André Chauvin, SMA
Cotonou-Akpakpa, Bénin


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