Carissimi, molti di voi conoscono il mio nome senza avermi mai incontrato di persona. In Italia ho lavorato nell’animazione missionaria alla casa di Palombaro, e negli ultimi quattro anni alla procura di Genova. Qui ho potuto constatare di persona tanta solidarietà verso le nostre missioni e le nostre iniziative missionarie sia in Italia come in Africa. Ringrazio il Signore di questo tempo passato a contatto con tante persone buone, che mi hanno richiamato il volto e la bontà di amici della Costa d’Avorio e dell’Africa in generale.
In questi quattro anni di permanenza in Italia con il contributo di amici e benefattori ho potuto aiutare alcuni giovani africani bisognosi, perché potessero proseguire gli studi, ma purtroppo questi giovani africani anche con un diploma o una laurea non sono riusciti a trovare nessun lavoro neppure part-time come avviene in Italia.
Di fronte a queste e ad altre necessità noi missionari ci sentiamo impotenti e quindi affidiamo al Signore coloro che non riusciamo a seguire fino a renderli autonomi. Sappiamo che anche il Signore non ha risolto tutti i problemi del suo tempo ma ha solo cercato di mostrare la vicinanza del Padre verso i poveri, i peccatori e coloro che andavano a Lui con cuore aperto. Ora mi preparo a partire per una nuova “avventura” missionaria anche se non sono più giovanissimo, confidando nell’aiuto del Signore e vostro.
In Niger, paese al cuore del deserto del Sahara, la popolazione per il 98% ha già scelto la propria fede seguendo la religione islamica, ma quel due per cento ha sete di un’acqua diversa che richiama quella della Samaritana al pozzo di Sicar. Con l’aiuto di chi mi ha preceduto, mi metterò anch’io al servizio di questa popolazione che di acqua materiale e spirituale ne sente grande bisogno. Da metà novembre mi recherò in questo paese sahariano, patria dei Tuareg, ma anche dei Gourmantché presso i quali sarò per tentare di impararne la lingua, necessaria per l’annuncio evangelico e mi impegnerò a conoscere alcuni aspetti della cultura.
È una sfida per me, dopo ventidue anni di Costa d’Avorio, cambiare completamente zona e cultura e anche se sarò sempre nel grande continente africano, tuttavia dovrò fare uno sforzo mentale e spirituale per alimentare continuamente il dialogo con la maggioranza musulmana, dominante ma rispettosa della Chiesa cattolica piccola come numero di fedeli, ma ben organizzata e rispettata.
Riparto per vivere in pieno la missione che ho sentito nel cuore come vocazione da parte del Signore quando ero giovane ed ora, anch’io come Abramo, so che non posso rimanere tranquillo qui mentre sento nel cuore il richiamo ad andare. E’ vero che la missione la si può vivere benissimo anche in Italia a contatto con tante realtà di frontiera, ma sappiamo che come all’epoca degli apostoli alcuni cristiani sono rimasti a Gerusalemme altri si sono recati in India, altri a Roma.
Così anche ai nostri giorni è necessario camminare verso comunità nuove per testimoniare, sia pur con umiltà, la gioia di aver incontrato il Signore.
Per il primo anno di presenza vivrò alla missione di Bomoanga dove già si trovano i confratelli P. Pierluigi Maccalli e Carlos Bazzara ed è lì che avrò tutto il tempo per imparare la famosa lingua gourmantché, che poi mi servirà quando a settembre del 2010 dovrei spostarmi in una nuova missione dove si parla lo stesso idioma.
Questo è il programma sulla carta, fatto assieme al vescovo di Niamey, con il quale cercherò di collaborare. Se contassi solo sulle mie forze e sulla mia intelligenza sarei un illuso. So invece che Colui che mi invia e che mi ha messo questo desiderio profondo nel cuore mi accompagna con la sua grazia, e certamente mi precede con il suo Spirito.
Affido alla vostra preghiera questa mia nuova partenza perché le inevitabili difficoltà che in parte conosco (come per esempio la grande calura durante alcuni mesi dell’anno, una lingua completamente nuova da imparare a 61 anni di età) non mi scoraggino. Non parto a nome mio, ma perché la comunità della SMA italiana mi invia e perchè la mia Chiesa di origine mi ha messo a disposizione della missione universale e quindi mi sento confortato da tutto un flusso di amicizia e di preghiera che porterà i suoi frutti.
Termino con un saluto a voi tutti amici e amiche, giovani e adulti ricordandovi che c’è più gioia nel donare che nel ricevere e che ovunque in Africa e penso anche negli altri continenti, noi missionari abbiamo ricevuto molto di più di quello che abbiamo portato e donato. Arrivederci fra due anni, a Dio piacendo. Vostro compagno di viaggio e di missione.
9 novembre 2009
P. Vito Girotto









