Kenya 2008. Raccontato da Gianni Carrea e Carmelo Calabria

Raccontare un safari in Kenya certo non è il massimo dell’originalità, ma, per chi lo vive, è ogni volta un’esperienza speciale, unica, da scolpire nella memoria come fosse sempre la prima volta.

Scrivere di queste esperienze serve a lasciare un ricordo vivido di cui leggere di tanto in tanto o rinnovare la nostalgia in chi lo ha già vissuto o potrebbe essere, per chi non lo avesse mai fatto, uno stimolo a provare. Almeno, questa è la nostra intenzione.

Come il solito, già a partire da Dicembre 2007, abbiamo organizzato il viaggio con l’amico Gianni, pittore e fotografo, veterano dell’Africa, con i suoi 31 anni di viaggi nel Continente Nero, prevalentemente in Tanzania e Kenya (ha fatto il suo primo viaggio nel luglio 1978).
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La meta del Kenya è stata scelta per seguire soprattutto la migrazione degli gnu che verso fine Luglio, inizio Agosto porta queste mandrie ad attraversare il fiume Mara per raggiungere i rigogliosi pascoli del Masai Mara: è il culmine di un lungo, faticoso e tragico cammino che inizia a Marzo nelle lontane pianure del Seregenti.

A settembre, poi, riattraverseranno ancora il fiume per ritornare al Serengeti dove, nel frattempo, le abbondanti piogge avranno ricostituito i verdi pascoli. Oltre al Masai Mara il viaggio prevedeva l’escursione nelle Riserve Nazionali di Lake Nakuru, Lake Baringo e Samburu.

Abbiamo coinvolto altri 5 amici: tre (Isa, Giorgio e Luisa) con altre esperienze africane alle spalle e gli altri 2 (Carlo e Francesco, fratelli) all’esordio assoluto. Così abbiamo potuto suddividere gli equipaggi su due jeep.

Dopo diversi mesi di preparazione, documentazione e attesa finalmente arriva il grande momento.

La partenza è il primo Agosto da Malpensa destinazione Nairobi via Amsterdam. Gianni e Isa sono partiti qualche giorno prima per visitare anche i parchi di Tsavo e Amboseli.

Al check-in un piccolo contrattempo: il mio zaino fotografico è fuori delle dimensioni del bagaglio a mano e pesa 19 kg: non lo fanno passare. Tolgo i corpi macchina e gli obbiettivi che distribuisco negli zaini dei miei amici e spedisco lo zaino quasi vuoto. E’ una seccatura, la prossima volta starò più attento ai limiti del bagaglio a mano: altre volte era andata bene, ma, c’è sempre una prima volta…

Sabato 2 Agosto.

Arriviamo a Nairobi la mattina di sabato molto presto e, espletate le procedure di visto e controllo passaporti, siamo attesi dall’agenzia che ha organizzato il viaggio e trasferiti all’aeroporto Wilson. Nairobi si sta svegliando in una grigia e fresca mattinata; fa impressione vedere persone per la strada con i maglioni ed i berretti di lana.

Chi arriva in Africa si aspetta il caldo, invece… anche qui fa freddo, siamo pur sempre su un altipiano a 1600 mt. d’altitudine.Non c’è traffico e, pur se la città è già piuttosto viva, arriviamo a Wilson in breve tempo.

Assistere al check-in in questo aeroporto per chi no lo ha mai fatto è bellissimo e sorprendente: le valigie si consegnano in un’area all’aperto fuori dall’edificio che fa da aerostazione e dà più l’impressione di un mercato ortofrutticolo che di un aeroporto, per via di una vecchia stadera dove si pesano i bagagli.
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Entriamo e ci consegnano la carta d’imbarco che è un cartoncino plastificato colorato; ogni colore individua la destinazione. I controlli di sicurezza, però, sono come negli aeroporti tradizionali: metaldetector, deposito di orologi, cinghie, telefonini, PC e quant’altro…..

La sala d’attesa, con panconi di legno e vista sulla pista, si va via via riempiendo di gente.
Alcuni piccoli bimotori sono parcheggiati davanti all’aerostazione, nell' attesa di essere riempiti di persone, come noi, in cerca dell’avventura, almeno con l’immaginazione o nelle aspettative di giorni da trascorrere immersi nella natura più autentica e selvaggia.

Arrivano Gianni e Isa dall’Amboseli e non facciamo a tempo a raccontarci i rispettivi viaggi che c’imbarcano per il Masai Mara su un bimotore Fokker della Air Kenya.
Sorvoliamo la savana ed è già uno spettacolo magnifico, anche nel grigiore del cielo.

Il bimotore fa il primo scalo al Governor Camp; noi saremo i secondi a scendere e poi l’aereo farà un terzo scalo al Keekorok prima di rientrare a Nairobi.

Atterriamo sulla pista in terra del Mara Serena e sembra di essere in altro tempo: è sempre un’esperienza entusiasmante ed emozionante toccare la rossa terra africana, anche per i “veterani”, farsi avvolgere dal caldo tepore del sole in una sterminata landa dorata, punteggiata da macchie di smeraldo che sfuma all’orizzonte verso un limpido cielo blu.

Arriviamo al Parco Masai Mara

Siamo poco distanti dal Mara Serena Lodge che ci ospiterà. Le nostre due Toyota 4WD sono lì ad aspettarci: hanno viaggiato nella notte da Nairobi, per essere pronte al nostro arrivo.
Gli autisti, Peter e Joram, si sono già informati: c’è un gran concentramento di gnu proprio vicino al Serena e potrebbero attraversare il fiume Mara da un momento all’altro.
Raggiungiamo in fretta il lodge, carichiamo l’attrezzatura fotografica lasciando il resto dei bagagli così come sono e via di corsa verso il fiume.

In effetti, grandi mandrie di gnu stanno convergendo verso il fiume e comincia quello che sarà il motivo costante dei prossimi 3 giorni: il tentativo d’attraversamento del fiume Mara per raggiungere gli abbondanti pascoli del Talek.

Alcuni gnu cominciano a scendere sul greto, guardano il fiume, camminano avanti e indietro sulla riva sabbiosa, i primi risalgono la sponda, e lasciano il posto agli altri che scendono, si avvicinano all’acqua, guardano e noi, con molte altre auto, lì in attesa: vanno o non vanno? Nelle retrovie si ammucchiano altri animali, ce ne sono davvero tanti; ci fosse un passaggio sarebbe incredibile, appena arrivati, assistere ad un attraversamento, il massimo che ci si possa aspettare.

Si, appunto, sarebbe troppo bello! Basterebbe che qualche animale iniziasse la traversata perché tutti gli altri seguirebbero: se accadesse lo spettacolo sarebbe bellissimo. Le premesse ci sono, ma nessuno si decide a saltare nell’acqua. Restiamo in attesa controllando l’andirivieni dei gruppetti sul greto sabbioso del fiume, ma via via che il fronte risale la sponda, nessun animale scende più, così piano piano tutti sono di nuovo sul piano e tornano indietro, incamminandosi lentamente in un’altra direzione.

Delusi per il mancato avvenimento, - sarebbe stato troppo bello, subito, al primo tentativo - decidiamo di rientrare al lodge. Sulla strada incontriamo un gruppo di avvoltoi, fra cui spiccano due esemplari nubiani, dal collo rosso e due gru coronate, gli unici esemplari visti in tutto il safari.

Breve pausa pranzo e subito ritorniamo al fiume, nei punti dove si vedono le maggiori concentrazioni di gnu; aspettiamo, ma, a parte il solito andirivieni caotico, non avviene alcun attraversamento. Andiamo via, alla ricerca di leoni, ghepardi e leopardi. Giriamo per un po’ fin quando “radio savana” dà la notizia d’avvistamento dei ghepardi. “Radio savana” è il nome con cui definiamo il sistema di comunicazione fra vari autisti che portano i turisti nella savana. Tutte le auto sono in comunicazione fra loro e si segnalano l’un l’altro gli avvistamenti degli animali.

Arriviamo nel punto indicato su una collinetta e lì in basso, nell’erba alta si intravvedono le sagome di due ghepardi maschi, probabilmente due fratelli, che camminano lenti nella direzione di una mandria di gazzelle di Grant: si preparano alla caccia. Scendiamo la collinetta, ci avviciniamo restando a debita distanza per non disturbare la caccia e li seguiamo.

Avvistati i ghepardi

Siamo in piano, in un’infinita distesa d’erba alta e gialla. Da lì a poco, i ghepardi allungano il passo, le gazzelle evidentemente hanno avvertito il pericolo perché smettono di brucare, alzano la testa e cominciano a muoversi. I ghepardi vedono che le gazzelle stanno scappando e lanciano l’attacco, ma dopo una corsa veloce desistono, le gazzelle sono troppo lontane. I ghepardi arrivano alla massima velocità di 110 km/h, ma possono mantenerla per pochi secondi, poi devono fermarsi e recuperare dallo sforzo.

Quindi, dopo una lunga pausa, durante la quale hanno cercato di avvicinarsi alle gazzelle, tentano un secondo attacco, ma anche questo non va a buon fine. Abbiamo seguito questo tentativo da molto lontano perché non è consentito andare a ridosso degli animali, specie quando cacciano ed in quest’ultimo attacco erano andati ancora più lontano, tanto da scomparire anche dai nostri tele-obbiettivi.

Persi i due ghepardi ne incontriamo un altro che sta seduto su un termitaio e guarda tutt'intorno, in cerca di prede evidentemente. Poi ci accorgiamo che poco più in là ci sono 2 cuccioli che stanno giocando. Presto si avvicinano alla mamma e continuano a giocare coinvolgendola nei giochi e in effusioni, sono molto teneri.

La mamma si mette in cammino, pensiamo per cacciare, i cuccioli la seguono, attraversano la strada proprio davanti alle nostre jeep e si dirigono verso una bassa collinetta dove, dalla nostra posizione, si vedono mandrie di gnu e zebre e ci saranno quasi sicuramente anche gazzelle. Seguendoli con gli occhi e attraverso i tele-obbiettivi riusciamo a vedere un tentativo di caccia di mamma ghepardo con le prede che scappano su verso la sommità della collina.

I cuccioli continuano a giocare fra loro, ma seguono le orme della mamma. Per un po’ si vedono i movimenti dei felini che camminano nell’erba alta, ma in breve perdiamo di vista la famigliola. Intuiamo che si dirigono verso la sommità della collina dove all’orizzonte si vedono le sagome di gnu e zebre in fila, attenti come tanti soldatini. Sicuramente mamma ghepardo riuscirà a catturare una gazzella e prima di sera darà cibo ai suoi cuccioli: è la legge della sopravvivenza nella savana.

Nel frattempo si è fatto tardi, la luce è calata vistosamente anche perché il cielo è molto nuvoloso, cade qualche goccia di pioggia e l’aria che ci arriva addosso mentre le jeep corrono nella savana è fredda; non ci resta che rientrare al lodge.

Come prima giornata possiamo ritenerci soddisfatti: abbiamo incontrato i ghepardi e assistito ai tentativi di caccia anche se, purtroppo per noi e per loro, non sono andati a buon fine. Noi non abbiamo visto la caccia, ma i ghepardi avranno il loro pasto, per fortuna.

Leggi il racconto del 2° giorno di viaggio


Testo e tutte le foto © di Carmelo Calabria e Gianni Carrea


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