Dal Vangelo secondo Luca (3,1-6)
Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetràrca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetràrca dell’Iturèa e della Traconìtide, e Lisània tetràrca dell’Abilène, sotto i sommi sacerdoti Anna e Càifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccarìa, nel deserto.
Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaìa:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri!
Ogni burrone sarà riempito,
ogni monte e ogni colle sarà abbassato;
le vie tortuose diverranno diritte
e quelle impervie, spianate.
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!».
Il commento di Alessandro
“Dio mostrerà il tuo splendore a ogni creatura sotto il cielo”: così dice Baruc nella prima lettura di questa Domenica. Una lettura dolcissima, fatta di leggiadra poesia, di luminosa speranza che il Messia, un giorno, arriverà e tutto sarà meraviglioso, “la veste del lutto e dell’afflizione” cadrà. Così anche il salmo: “Grandi cose ha fatto il Signore per noi”, perché “chi semina nelle lacrime mieterà nella gioia”. E così anche la lettera di Paolo. Una poesia, la poesia della gioiosa speranza contrapposta ad una tristezza che si è certi passerà.
Ma al Vangelo arriva Luca, da uomo di scienza quale è, e si mette a fare lo storico puntiglioso, freddo. “Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato …” e ancora con Erode, Anna, Caifa, l’Iturea e la Traconitide… E cos’è sta solfa?
È la concretezza, la verità sfrondata di poesia di un Messia che arriva veramente; un Messia registrato all’anagrafe. Una concretezza che richiede il nostro fattivo impegno a “…preparare la via del Signore, raddrizzare i suoi sentieri”.
Questo mi dice la seconda Domenica di Avvento 2009. Mi spinge a sognare con Baruc e poi mi dice: guarda che non è solo astratta poesia, guarda che adesso quella parola deve concretizzarsi. Mi chiede se io ci credo veramente che “Dio mostrerà il mio splendore a ogni creatura sotto il cielo” Si, il mio.
E sì, ci capita di dover credere anche questo. In fondo è anche un po’ comodo credere in un Dio buonissimo, ma che comunque fa il suo mestiere di Dio, organizzando e sbrogliando tutto sto casino di mondo mentre noi abbiamo il diritto di essere piccoli piccoli, protetti da Lui. Ma lui invece ci dice che si può fare di più, lui gli uomini li ha progettati per diventare grandi, grandissimi: come Lui. Lui è l’allenatore più esigente e spietato che esista: ma l’unico che ti porta alla vittoria.
Il Vangelo è pieno di incitamenti in questo senso: “Siate perfetti, come perfetto è il padre vostro che è nei cieli”; oppure: “Chi crede in me farà le stesse cose che ho fatto io e ne farà ancora di più grandi perché io vado al Padre”. Ci vuole più coraggio a fare i deboli o a credere di poter essere infinitamente forti?
Quando sono al mattino sul treno, credo veramente che Dio ha creato me e tutti gli altri uomini su questo treno perché l’un l’altro vediamo e mostriamo il nostro splendore?
