iniziare e piantare noi i pali. Kwame, un elettricista che lavora con la CEET, ha suggerito una scorciatoia. Tirare due fili al posto di quattro, intanto per avere la corrente. Avrebbe procurato lui i fili e fatta l'installazione. Con 3000 euro. Ha comprato il materiale e sono iniziati i lavori. I tecnici della CEET sono venuti e hanno indicato dove sistemare il contatore comune. Lunedì 7 dicembre Kwame passa trovarmi con Herni il riparatore delle radio e il maestro Foamna, due del quartiere. Ad annunciare che i lavori sono terminati. Diversi hanno già la corrente. Avevo promesso qualche lampadina ai primi che avessero fatto la connessione. Me lo hanno ricordato e gliele ho date. Foamna ha già in mano la fattura. Kwame spiega come leggerla. Ci sono tre fasce: quella sociale, fino a 40 KW, a 60 frs al KW, poi la seconda a 60, e la terza a 95. Più si consuma, più si spende. E poi c'è l'affitto, o la manutenzione del contatore, che si paga anche se non si consuma: 1500 frs al mese.
Terre e tributi
Passa Jacques a chiedere una messa. La moglie ha potuto finalmente a mettere al mondo il figlio, anche se ha rischiato ancora la vita, ne aveva già persi tre. Ora la moglie sta bene e anche la bambina. Ringrazia il Signore per la vita della moglie e della figlia. Mi racconta la sua vita a Djagougou, una fattoria nella foresta dietro a Kolowaré, dove ha i suoi campi. Coltiva mais, miglio, cotone, manioca. La terra laggiù è buona, non ha bisogno di concime. Per la manioca, dice, basta buttare e cresce. Ma c'è il problema della terra. Due villaggi se la disputano.
Quelli di Alibi, un villaggio adiacente a Kolowaré, vanno da lui e dicono che la terra è loro, è di loro proprietà, se vuole rimanere a coltivare deve dare 10 tazze di mais. E lui gliele dà, per avere la pace. Poi arrivano quelli di Kparatao, il villaggio dove risiede il capo cantone, i terreni appartengono a loro e non a quelli di Alibi. Anche le terre di Kolowaré appartengono a loro. E vengono a ritirare la loro quota. Loro vogliono ignami. E lui glieli dà, per poter lavorare, avere la pace, stare tranquillo.
Formiche magnan
Sono stato ancora a trovare Derman e Gabriella. Ero con Désiré, un tecnico informatico di Sokodé. Lavoriamo insieme da qualche anno. Per esempio sta preparando un programma per la gestione dei dati parrocchiali. Con il direttore di Radio Tchaoudjo era venuto anche ad assistere ad una seduta narrativa a Kolowaré.
Per arrivare a Batakpani, dove abita la coppia, dobbiamo passare per Tchamba e avevamo dimenticato che la domenica è giorno di mercato. Transitiamo con fatica in mezzo alla folla, alle vetture, ai carrettini, ad ogni genere di mercanzia. I camions sono fermi in mezzo alla strada a caricare e a scaricare. Ne incontriamo uno che occupa tutto lo spazio. Non si passa. Désiré scende, prova a parlare, poi qualcuno ci aiuta, fa sgomberare la folla nello sterrato accanto, ci fa scendere, e passiamo.
Nel cortile bambini e bambine giocano al pallone insieme ai figli David e a Myriam.
Désiré installa il modem e prepara la connessione su un vecchio portatile perché il nuovo che utilizzavano non funziona più. L'antivirus ha cancellato un file importante e non si accende più. Cerchiamo il posto più adatto per avere la connessione con illico. Dopo un po' di prove la connessione parte. E Gabriella, per la prima volta dal suo arrivo, può scaricare e spedire la posta. Désiré aveva portato un cavo per connettersi al computer e al telefono.
Nel cortile non vedo più i polli. Derman mostra alcune foto del pollaio e dintorni: un cordolo nero attraversa il cortile per continuare sulle mura del pollaio. Sono le orde delle formiche magnan. Arrivate di notte, hanno ucciso una cinquantina di polli e pulcini. Sono grosse formiche nere senza occhi, che si spostano in lunghe colonne. Non hanno un habitat fisso. Alternano periodo di vita nomade di 17 giorni con stazioni sedentarie di 20. Durante gli spostamenti dell'orda le larve sono sono trasportate dalle operaie. Al loro passaggio distruggono ogni genere di vita che trovano: uccelli e mammiferi sorpresi sono uccisi e tagliuzzati dalle loro mandibole. Riescono ad uccidere anche i bambini.
Silvano Galli
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