Dal Vangelo secondo Luca (3,10-18)
In quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto».
Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato».
Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».
Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».
Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.
Il commento di Alessandro
Anche in questa Domenica la prima lettura, il salmo e la seconda ci parlano in poesia; ci cullano nella speranza di una realizzazione piena della nostra vita, a cui Dio ci accompagna con amore. Ma anche questa Domenica il Vangelo è più concreto, ci dà la direzione da seguire per arrivare a tutto ciò. Ci porta all’inizio di un cammino, partendo dalle migliori componenti di base del grande miscuglio che è l’essere umano. Componenti di base che io riassumo in una parola: umanità.
Dare una tunica a chi non ne ha se tu ne hai due, non rubare quando i soldi vengono messi nelle tue mani, non fare il prepotente quando la forza è stata messa nelle tue mani… Tutte cose che quel sentimento di umanità che è dentro ad ogni uomo dice a ciascuno di noi. Non c’è bisogno di fede, filosofia, sapere per capire che certe cose sono giuste e certe cose sono sbagliate: umanità, niente di più. O come volete chiamarla.
Ritornare alle nostre radici di umanità; che prescindono da religione, filosofia, idea politica. Alle cose semplici, banali, che non hanno bisogno di dimostrazione o di ricamarci tanto sopra: ogni uomo sa che sono giuste. Questo è quello che ci viene chiesto per prepararci a qualcosa di più: al messaggio di Gesù; all’Amore.
Penso che noi cristiani, nella storia passata ma anche adesso, spesso abbiamo mancato proprio di queste basi. Di questa umanità semplice. Per questo “i pubblicani e le prostitute ci passano davanti nel regno dei cieli”: perché loro, o alcuni di loro, conoscono la vita in semplicità e sono impastati di umanità.
Andiamo a fare discorsi sul preservativo o non preservativo, sull’eutanasia o non eutanasia, sulla messa in latino o in italiano, sul
crocifisso appeso in aula o no, sulle radici cristiane dell’Europa oppure no, sugli islamici che ci invadono o sugli islamici da santificare… E perdiamo le cose semplici della vita. Ancoriamoci di nuovo alle cose semplici, alle cose così semplicemente giuste da essere indiscutibili. Voglio parlare di islam: devo pensare a Mustafa, che vende calze nel parcheggio del supermercato. Voglio parlare di preservativi? Devo andare da Piero, malato di Aids e da Giulia, ragazza madre. Voglio parlare di crocefisso appeso? Devo andare nelle aule delle scuole per vedere se c’è o no (chi di noi sa dirlo?) e se ha o non ha un significato per chi sta in quelle aule.
E devo prendere in mano la mia vita e sfrondarla di tanti discorsi e di tante scuse di cui siamo maestri. Se prendo la macchina tutti i giorni e so che potrei farne a meno so che faccio male perché anch’io mi trovo fermo nel traffico col motore che gira a vuoto e la puzza di diesel che mi prende il naso. Se cerco sempre il modo di far rendere al massimo i miei soldi senza sapere minimamente come verranno utilizzati so che faccio male, perché la finanza folle di questi anni me l’ha dimostrato.
Se cerco sempre di comprare quello che costa meno senza chiedermi da dove viene so che faccio male perché il lavoro sfruttato, il lavoro minorile e l’uso di materie prime tossiche ormai tutti sappiamo che esistono. E non posso dire a me stesso che mi sono meritato di vivere in un paese tra i più ricchi del mondo e che tutto quello che ho me lo sono meritato: allora andiamolo a dire in faccia a quelli che arrivano sui barconi.
Andiamogli a dire che noi non c’entriamo niente se le nostre compagnie petrolifere portano via il greggio dall’Africa pagando due soldi a regimi corrotti che impiccano chi osa ribellarsi all’inquinamento della terra su cui ha sempre vissuto e lasciano nella miseria il popolo di cui dovrebbero avere cura.
Torniamo all’umanità: semplice.
