Ha ottenuto numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio Don Luigi Di Liegro 2008, ma è anche stato sommerso da giudizi critici perché affronta un tema scomodo. Finalmente, è uscito il dvd con allegato un libro che racconta l’altro volto dei “clandestini”.“Dovremmo avere il coraggio di guardare questo film e non crederci. Ma se ci fa venire un dubbio, andiamocelo a togliere”. Così scrive l’attore Ascanio Celestini a proposito del documentario Come un uomo sulla terra. È un film-reportage che racconta, senza atteggiamenti ipocriti, la drammatica odissea dei migranti africani che lasciano i loro Paesi d’origine – in guerra, o soffocati da disoccupazione o carestie – per trovare nella vecchia Europa una nuova speranza di vita.
La storia si concentra sulla politica “di accoglienza”, o meglio, “di respingimento” portata avanti negli ultimi mesi dal governo italiano, attraverso il cosiddetto controllo dei flussi di “clandestini”. Una politica che ha provocato una valanga di critiche provenienti da più parti: dalla Chiesa, alle Associazioni di solidarietà come la Caritas, passando per l’Unione Europea.
In cerca di nuove speranze
Il documentario, più che rafforzare le polemiche, descrive le esistenze di quelle anime, uomini, donne e bambini, che per giorni e giorni, spesso in condizioni igieniche allucinanti, senza acqua e senza cibo, rischiano tutto su barconi di fortuna per raggiungere l’Italia. La politica dell’immigrazione è analizzata dalla prospettiva dei migranti, partendo dal viaggio da loro vissuto, iniziato, in molti casi,
attraversando le sabbie del deserto. È un susseguirsi di scene in movimento che poi si trasformano in altri scenari, scanditi da spazi chiusi, luoghi concepiti come fossero “gabbie”. Si vede la non-vita all’interno di container stracarichi di persone. Vengono poi delineate le condizioni disumane dei CPT libici. È un film che dà voce a chi è spaventato da un possibile ritorno in Libia, dove i centri di permanenza “temporanei” hanno più la struttura di campi di concentramento immersi tra le dune del deserto, dove la “civiltà” è lontana da atti di violenza commessi sui detenuti, spesso venduti e comprati.
Il co-regista, emigrato etiope che ha vissuto in prima persona ciò che racconta
Co-regista insieme ad Andrea Segre è Dagmar Yimer, nato in Etiopia, poi emigrato per motivi politici. Attraverso la Libia, arrivò a Lampedusa nel luglio 2006. In Italia, ha ottenuto la protezione umanitaria ed è riuscito a portare avanti la sua passione per la regia grazie all’Associazione Asinitas, onlus attiva negli ambiti dell’accoglienza, dell’educazione-formazione, della produzione audiovisiva di
documentari sui temi della migrazione e dell’espatrio forzato, della testimonianza e della cura di persone vittime di violazioni dei diritti umani, migranti, rifugiate, profughe e vittime di tortura. “Quello che chiedo all’Italia rispetto all’accordo con la Libia – aveva sottolineato Dagmar in occasione dell’uscita del film – è che pretenda nella sua messa in pratica il rispetto degli esseri umani. Invece questo Paese, che amo e dove voglio continuare a vivere sta scaricando questa responsabilità. Limitarsi a dare i soldi per bloccare i flussi di clandestini non è un comportamento che ci si aspetta da uno Stato Democratico”.
Il film, sostenuto da Amnesty International, Sezione italiana, ha incontrato non poche resistenze nella distribuzione nelle sale cinematografiche. Il dvd, , curato da Stefano Collizzolli di zaLab, lo si può ora trovare in un cofanetto, in cui è allegato un bel libro dell’Archivio delle Memorie Migranti, la cui Prefazione è affidata ad Ascanio Celestini.
Silvia Turrin
Per approfondire:
- Il Blog del Documentario con notizie aggiornate sulle situazione che esso racconta
- Sito dell’associazione Asinitas impegnati nei temi dell’immigrazione e accoglienza
- Sito dell’associazione culturale zaLab attiva nei laboratori di video partecipativo in contesti di marginalità geografica e sociale, e nella produzione di film documentari.
- La casa editrice che ha pubblicato il cofanetto Come Un Uomo Sulla Terra
