4a Domenica di Avvento - C
Dal Vangelo secondo Luca (1,39-45)
In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Il commento di Alessandro
Un inno alla Donna, un inno alle donne. Questo è ai miei occhi il Vangelo di questa Domenica.
Nei Vangeli Maria non parla praticamente mai; Maria è quella che “serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore”. Anche qui non parla; parlerà o meglio canterà, nel brano successivo, detto del Magnificat.
Qui invece agisce. L’angelo le aveva detto, per dimostrarle la potenza di Dio, che Elisabetta era incinta nonostante l’età. Ci avrà pensato un po’ e poi ha detto: “qui ci voglio vedere chiaro: vado da Elisabetta a vedere”. L’immagine classica di Maria è un qualcosa di etereo, di grande sottomissione a Dio, ma qui si mostra invece una donna molto concreta. Secondo me anche in altri passi del Vangelo, ad esempio le nozze di Cana, si vede una Maria “tosta”.
È molto femminile: unire la poesia, la mistica, alla concretezza più semplice e decisa. Fa come San Tommaso: l’angelo le ha dato un segnale concreto, lei dice sì, ma va subito a controllare che non sia un bluff. Si tratta di una questione seria, non ci si può giocar sopra la vita senza uno straccio di sicurezza. E lei vuole giocarci sopra la vita.
Allora un giorno si alza, parte in fretta e va verso i monti. Non un attimo di esitazione, dritta verso l’obiettivo con quella decisione che solo le donne sanno avere. Verso i monti, che per la Bibbia dell’antico testamento rappresentano anche le difficoltà della vita. Da sola; da sola, forse già incinta, incurante di briganti, caldo, freddo, fatica. Eppure non aveva la Smart con la chiusura centralizzata per bloccare le porte contro i malintenzionati, l’aria condizionata e il cellulare a portata di mano per chiamare il 113. Sola, con quel coraggio che solo le donne sanno avere.
E va dritta all’obiettivo. Qui c’è da ridere, perché Luca, con buon modo, secondo me prende in giro Zaccaria; anzi, tutti noi maschietti tramite lui. In tutto questo episodio i maschietti sono assolutamente ai margini. Due sono in pancia e più che una capriola non sanno fare, Zaccaria ci mette solo la casa, di Giuseppe non se ne sa niente, manco ha ricevuto un saluto da Maria prima di partire.
Luca dice: “Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta”. Il maschietto, padrone di casa, proprio non viene considerato neanche di striscio. Lei cerca un’altra donna, solo con un’altra donna può capirsi. E si capiscono eccome, come solo le donne sanno capirsi, se vogliono, senza tante parole. Un’esplosione di vita, come solo del donne sanno portare; come la vita che portano dentro.
Come se si aspettassero, se sapessero già tutto prima; una concreta conferma però ci voleva, per tutte e due. E Dio gliela dà. Dio ci chiede fiducia, ma non in modo cieco o addirittura contro la ragione come un misticismo a buon mercato può farci pensare. Solo che dopo che ci ha dato una concreta conferma, una “prova” noi dobbiamo fare come Elisabetta e Maria: mai più un dubbio, per tutta la vita.
