Burkina Faso: estrarre l’oro a costo della vita

Nei 142 siti di estrazione del Burkina Faso trovano impiego ogni anno dai 200 ai 300 mila cercatori d'oro. Costretti a lavorare in condizioni disumane. E se l'oro non si trova, dopo mesi di fatica non ricevono neppure una paga.

burkina faso oroSulle colline centinaia di baracche attorniano alcuni capannoni. Siamo tra Goéra e Sindri, 100 km a nord di Ouagadougou, in uno dei 142 siti di ricerca dell'oro in Burkina Faso. Secondo il Ministero di miniere, cave ed energia su questi siti lavorano oltre 200.000 persone. Una cifra pazzesca, se pensiamo che i lavoratori dell’industria mineraria ufficialmente recensiti nelle statistiche sono 7.500. Ma stando all'ordine professionale dei minatori sarebbero ben 300.000.

Qui come altrove, i cercatori d'oro impiegano mezzi rudimentali. Decine di mulini sbriciolano i minerali vicino al capannone dove donne e bambini frantumano le pietre. La polvere che si deposita ovunque non sembra preoccuparli molto. Il corpo è ricoperto di terra, nessuna maschera a proteggere il viso. Migliaia di giovani e padri di famiglia venuti da diversi luoghi lavorano in condizioni precarie.

Frane e smottamenti sono frequenti

Davanti a un pozzo sono seduti una ventina di giovani, operai agli ordini di Lamine. Il tema del giorno è lo smottamento verificatosi da poco nel sito di Namissiguima, più a nord, 6 morti. Issaka conosce una delle vittime e racconta agli altri la dinamica dell'incidente. Le frane sono frequenti nei siti auriferi, non fanno neanche più paura. In soli sei mesi la regione a nord ha registrato una ventina di morti, 8 a Namissiguima.

A Goéra-Sindri sono morti due operai in due anni. Lamine e i suoi uomini hanno occupato un vecchio pozzo, profondo 47 m, abbandonato dai precedenti occupanti proprio per via delle frane. Ma Lamine non ne fa un dramma.

Ieri sulla zona si è abbattuto un acquazzone. La pioggia ha invaso i pozzi rendendo il lavoro più rischioso. Sei operai sono nel pozzo dalle 5 del mattino. Lamine ci autorizza a scendere con lui nelle gallerie. Con le torce sulla testa, avanziamo aggrappati a una corda. Seny, 15 anni, tiene un megafono attraverso cui gli operai comunicano con i colleghi rimasti fuori. A 15 m di profondità Lamine indica una galleria proveniente da un pozzo vicino: è stata lasciata dai precedenti occupanti grazie ai muscoli di Lamine e dei suoi.

Lotte tra gruppi di ricercatori per conquistare un cunicolo

Le risse sono frequenti nelle cave, quando due squadre si incrociano lungo uno stesso filone. Avanziamo a gattoni lungo un tunnel, puntellato con sacchi di terra e sbarre di ferro contro il rischio frane. Siamo ormai a 10 m da dove lavorano gli operai. «State attenti, qui arriva il difficile» avvisa Lamine. Occorre attraversare 3 m di granito tramite un varco che hanno aperto con l'esplosivo. Il diametro del pozzo si allarga, dobbiamo spalancare le gambe. La corda che ci sostiene è bagnata dall'acqua fangosa. Non riusciamo a scorgere nulla.

Poi l'aria si fa fresca, finalmente mettiamo i piedi nell'acqua del pozzo. Un ragazzo riempie un bidone da 20 l. per ridurre il livello dell'acqua e permettere ai colleghi di rompere il granito. Altri due infilano il "raccolto" in sacchi che poi mettono all'asciutto. Issa si riposa in un cunicolo: ha 18 anni e non riesce a tenere il ritmo. Prima lavorava con suo cugino, ma il loro pozzo si è rivelato "negativo" e il cugino ha dato in prestito Issa a Lamine.

Ciò che guadagna deve dividerlo a metà con il cugino. «Qui non bastano i muscoli, ci vuole coraggio» dice Saidou, il capogruppo. Issa ha il terrore delle frane, ma cerca di resistere. Non c'è alcun sistema di sicurezza in questo inferno sotterraneo. Da due settimane Lamine e i suoi lavorano senza sosta. Temono la concorrenza e non si fidano a lasciare la galleria neanche di notte, per riposare.

Si accende la miccia della dinamite e si scappa via

Ieri hanno raccolto i primi 5 sacchi di minerale dopo mesi di lavoro. Lamine ne stima il valore in 3.000.000 di franchi cfa (oltre 4.500 euro), ma ha dovuto investire 400.000 cfa (610 euro). Il gruppo di Saidou si prepara a far saltare altro granito con la dinamite. Procedono in modo rudimentale, resta solo il capogruppo a far scattare il congegno, poi scappa via in fretta prima dell'esplosione. È una pratica pericolosa, vietata dal regolamento minerario.

Il Burkina dispone di 4 miniere d'oro "ufficiali": Taparko, Youga, Mana e Kalsaka. Secondo il Ministro di miniere, cave ed energia, malgrado la crisi finanziaria il prezzo dell'oro è rimasto stabile. Ma la Direzione generale di miniere e cave ha registrato 80 rinunce a permessi di ricerca. I cercatori d'oro "artigianali" contribuiscono dunque in gran parte alla produzione nazionale, ma si tratta di una realtà che sfugge al controllo delle istituzioni.

Il Ministero delle miniere fa finta di non sapere niente

II Ministero ignora l'esistenza di siti abusivi, e non riesce ad avere la collaborazione delle autorità locali. Per motivi di sicurezza i siti dovevano chiudere tra giugno e ottobre (secondo le zone), ma è stato così solo sulla carta. In alcune aree abusive i cercatori d'oro lavorano 12 mesi l'anno, malgrado i rischi elevati di frane durante le piogge. I minatori "artigianali" non ricevono una paga a fine mese. Il proprietario del pozzo si limita a procurar loro da mangiare finché non si trova il filone.

Quanto all'acqua potabile, devono arrangiarsi e fare km per raggiungere i villaggi più vicini. Una volta estratto, il minerale è diviso tra il proprietario e i dipendenti. Se la ricerca va male, "ognuno s'arrangi".

Il cercatore è tenuto a vendere l'oro, una volta trattato, alla società che detiene l'autorizzazione allo sfruttamento. Il Comptoir burkinabé des métaux précieux (Cbmp), organo statale che regolava i prezzi del settore, ha chiuso i battenti nel 2005 su ingiunzione di Bretton Woods. Il mercato dell'oro è ormai liberalizzato. I mercanti hanno creato un monopolio, sono responsabili legali di molti siti scoperti "artigianalmente" dai cercatori e impongono loro i propri prezzi.

45 euro al grammo, ma la mercato nero si vende al doppio

Issaka, 60 anni, tra quelli che hanno scoperto il sito nel 2007, dice: «Noi cercatori ci siamo indebitati per fare le ricerche. Poi, trovato l'oro, lo Stato ha autorizzato una società a sfruttare il sito. Oggi siamo suoi schiavi, ma se capitano incidenti siamo noi a doverli affrontare».

II prezzo dell'oro, in base ai siti e alle società concessionarie, oscilla tra i 60 e gli 80 mila franchi cfa (90-120 euro) per 6 grammi. 100.000 al mercato nero. Qui a Goéra-Sindri la società concessionaria ha fissato il prezzo a 60.000 cfa. Prendere o lasciare.

Secondo i cercatori, i detentori dei permessi di sfruttamento che dovrebbero «vegliare sulla sicurezza, impedire il lavoro infantile, prendere adeguate misure per evitare frane, curare il ripristino ambientale dei siti al termine dello sfruttamento ecc., se ne lavano le mani».

Spesso il detentore del permesso non si avvicina neanche ai pozzi, temendo per la propria incolumità. Idem le guardie private: «Ci limitiamo a stare lì per impedire agli operai di scappare con l'oro. Ma non é un lavoro divertente, ci odiano e dobbiamo guardarci da loro» dice un incaricato della sicurezza a Tonior. E le autorità locali? Si fanno vive solo per riscuotere le tasse o dopo qualche incidente.

10-12-2009

Moussa Zongo da Ouagadougou, su Volontari per lo Sviluppo, dicembre 2009


SMA, via Borghero 4 - 16148 Genova - info(at)missioni-africane.it - Web Design & CMS RossiWebDesign/Siti Web Genova