Abbiamo intervistato Gian Antonia Baldin, una volontaria che frequenta la casa SMA di animazione missionaria di Feriole.Sabato scorso ti abbiamo vista alla SMA di Feriole con tante persone. Come mai?
Siamo un gruppo di persone che hanno a cuore la Missione e cercano di dare speranza a persone più sfortunate di noi.
C’era un incontro?
Si, tante di queste persone si conoscono, altre non si erano mai viste, perciò si è deciso di incontrarci per conoscerci meglio e per conoscere la comunità e i missionari SMA -NSA.
Qualcosa di importante?
Finita l’estate, parte di queste persone, si è impegnata a fare dei lavoretti il cui ricavato della vendita sarebbe servito per finanziare due progetti missionari:
1° progetto: casse farmacia per l’Angola: referente Padre Walter Maccalli.
2° progetto: acqua in Niger: referente Padre Carlos Bazzarra.
Ora che abbiamo raggiunto questo obbiettivo, abbiamo deciso di ritrovarci per celebrare assieme l’Eucaristia. Cristo si è offerto per l’unità dei fratelli, Egli è la sorgente e il cuore di ogni vita fraterna. Abbiamo ringraziato Dio Padre per tutto quello che abbiamo ricevuto e vissuto in questo periodo, la gioia che ci ha messo nel cuore nell’aver realizzato un piccolo sogno, quello di dare speranza, di poter fare qualche cosa di concreto per la missione senza andare in Africa.
Dopo la S. Messa ci siamo ritrovati in una sala dov’è stato illustrato il risultato del nostro lavoro.
I Padri ci ha mostrato delle diapositive sui luoghi in cui i progetti finanziati, verranno realizzati. Abbiamo familiarizzato tra di noi davanti ad una tazza di tè e qualche dolce offerto dai Padri.
Chi sono le persone che collaborano con te? Cosa fanno?Parte di queste persone abitano qui vicino, altre si conoscono poco perché abitano fuori Padova, a Mogliano V., a Rovigo. Sono donne e alcuni uomini di tutte le età, giovani e meno giovani, persone che lavorano in casa e fuori, con figli piccoli, adolescenti, vedove, insomma persone di vario genere.
Alcune di queste persone dicevano che volevano aiutarci, ma sapevano fare poco. Tante persone che fanno poco, messe assieme dalla voglia di fare del bene, fanno cose grandi.
Un esempio: per fare una bambola c’è chi taglia il fusto, chi lo cuce, chi riempie e attacca i capelli, chi fa i capelli intrecciando lana e chi li fa a uncinetto, chi taglia e cuce vestiti, mutandine e scarpe, chi dipinge i volti, chi veste… Alla fine con il lavoro ed il sacrificio di tutti esce una cosa stupenda, una bambola intera; il cui ricavato darà speranza a bambini e persone bisognose.
Ogni persona mette a disposizione capacità, creatività, genialità per confezionare cose belle utili e diverse. lavoretti a uncinetto, ricamo, maglia; chi dona il materiale, chi lo procura e chi ci aiuta nei giorni di mercatino. Ci sono altre persone che conoscendo lo scopo, vogliono in qualche modo partecipare e mandano i lavoretti già confezionati per la vendita, cose molto belle e ricercate, fatte o ricamate a mano.
Tutte queste persone lavorano e sacrificano parte del loro tempo libero per aiutare quanti sono meno fortunati di noi e che vivono in Africa. Lo fanno in silenzio e con gioia; non fanno notizia. Bisogna veramente ringraziarle per il loro impegno.
Il lavoro veniva svolto a casa. Per vari motivi non potevano uscire. Con altre persone, qualche pomeriggio, ci si trovava a casa mia per lavorare e scambiarci idee.
Come fai poi per far conoscere e “vendere” quanto preparate?
Vendere e far conoscere queste cose è molto difficile. Per fortuna le stesse persone ed altre che hanno a cuore la missione, diffondono la notizia, si danno da fare portando i lavori tra parenti, amici, ecc.
Quest’anno abbiamo avuto modo di fare una bella esperienza, con il mercatino fatto all’ospedale centrale di Padova, grazie al coinvolgimento di tante persone.
Un’altra cosa bella: si è verificato uno scambio di relazioni tra noi che proponevamo i lavori e le persone che prendevano questi oggetti. Qualcuno ci raccontava le sofferenze e le fatiche che doveva sopportare, altri cercavano oggetti utili per i ricoverati, altri ci chiedevano aiuto; una signora Ucraina era rimasta senza scheda telefonica e non poteva uscire, uno di noi ha lasciato il sevizio per procurare la scheda. Un altro Signore ci ha raccontato che aveva la moglie gravemente ammalata ed era molto triste perché non poteva portarla a casa per le festività natalizie… Questi ed altri piccoli episodi ci hanno toccato il cuore.C’è un desiderio nel tuo cuore che vorresti comunicare ai lettori de “il Campo”?
Vorrei dire tante cose, ma faccio fatica ad esprimerle. Prima di tutto, un grazie a tutti, a quanti hanno lavorato e a quanti hanno comperato i nostri oggetti…
Senza la collaborazione di tutti non sarebbe stato possibile far niente. Solo la cooperazione fraterna da questi frutti. Questi intrecci di relazioni, ci fanno crescere, ci aiutano ad andare incontro alle persone, ci aprono all’altro e ci danno tanta gioia. A volte queste relazioni sono anche difficili, perché si deve lasciare da parte i nostri egoismi, il nostro orgoglio; la cosa importante non siamo noi, ma il servizio, l’aiuto e la speranza che possiamo portare.
Devo dire che abbiamo lavorato tanto, ma è più quello che abbiamo ricevuto, di quello che abbiamo dato.
Vorrei chiedere un’altra cosa, se ci fosse qualche persona che volesse darci una mano, saremmo felici di accoglierla, c’è sempre tanto bisogno di aiuto.
Propongo inoltre che delle persone di buona volontà accompagnino i Padri della SMA con i lavoretti per le parrocchie quando fanno le giornate missionarie, per testimoniare che ci sono anche laici che hanno a cuore la missione.
S. Paolo ha detto: gratuitamente avete ricevuto e gratuitamente date. L’aiuto che abbiamo dato con questo lavoro è solo una piccola goccia nell’oceano dei bisogni dell’umanità, ma come ha detto M. Teresa di Calcutta: quella goccia, se non ci fosse, mancherebbe all’oceano.
30-01-2010









