Fu con la dominazione europea che l’Africa subsahariana si aprì gradualmente alla scrittura e all’alfabetizzazione. E fu l’attività missionaria protestante, per la quale l’evangelizzazione richiedeva l’applicazione della scrittura nelle lingue locali, ad aver favorito la creazione di scuole, l’apertura di tipografie e la pubblicazione di giornali e libri nelle lingue africane. Gli inizi
In tutti i paesi africani colonizzati, la stampa nelle molte lingue locali ha una storia cospicua, legata alla nascita del nazionalismo e delle diverse identità, un passato importante ma, vedremo, un futuro molto incerto. Iwe Irohin Fun Awon Ara Egba ati Yoruba è stato il primo giornale nigeriano e il primo giornale in lingua locale in Africa. Nel 1859 il reverendo Henry Towsend ne iniziò la stampa per incoraggiare le popolazioni Ibo e Yoruba alla lettura. Di poco successivi, in Sud Africa, escono Imvo Zabatsundu (1884) e UmAfrika (1888), il primo in lingua xhosa, stampato per 113 anni fino alla chiusura nel 1997.
In Malawi, nel 1895, viene fondato dalla missione del Centrafrica Mtenga Watu. In Kenya, fu invece la lotta nazionalista all’origine dello sviluppo della stampa in lingua locale, con la fondazione, nel 1928, del giornale Muigwithania. In Nigeria, dal 1885 al 1892 furono stampati due giornali in lingua efik e nel nord del paese, nel 1937, esce Gaskiya Tafi Kwabo, nato con l’obiettivo di promuovere lo sviluppo della letteratura locale ed edito ancora oggi.
Tutti gli altri giornali oggi non esistono più. Nel 1930 in Sud Africa (paese che ha avuto una storia tutta particolare, condizionata dal regima razzista dell'apartheid) c’erano 19 giornali in lingue locali. Oggi la maggior parte di essi non esiste più. Anche il multilingue InKundla ya Bantu, edito in xhosa, zulu, sotho e inglese dal padre dell’ex Presidente Thabo Mbeki, Govan Mbeki, ha resistito soltanto sei anni, dal 1939 al 1944. Sappiamo da Leapnews, la newsletter sul progetto Lingua e Istruzione, che in Ghana fino agli anni ’90 esistevano 15 giornali nelle diverse lingue locali. Oggi non c’è più nulla.
Il potere delle lingue coloniali
Il problema che deve affrontare la stampa africana riflette i problemi che le lingue locali hanno in generale in Africa. Nella maggior parte dei paesi la comunicazione avviene nelle tre lingue, prima coloniali ed ora ufficiali: inglese, francese e portoghese. Le lingue locali non sono considerate “alte” e, come nel caso della Nigeria, l’inglese e l’istruzione occidentale sono i due veicoli per l’acquisizione di uno status di potere e di avanzamento sociale.
Samuel Uzochukwu, professore di lingua ibo, ha rilasciato un’intervista all’edizione nigeriana del Guardian (ovviamente in inglese), affermando che nella terra Ibo l’inglese è usato nell’85% delle transazioni, tra gli Yoruba nel 75% e tra gli Hausa nel 37,5%. La situazione migliora invece nelle trasmissioni radiofoniche. In Nigeria le stazioni radio hanno contribuito alla promozione delle lingue locali, sebbene la stazioni trasmesse in FM siano quasi esclusivamente in inglese.
Nella zona efik, per esempio, su 7.560 minuti di trasmissioni radio settimanali, soltanto 425 minuti sono in lingua indigena, con una presenza limitata al 5,6 per cento. Tuttavia, rispetto alla stampa, nelle radio le lingue africane sono utilizzate molto di più.
Radio e mediazione culturale
È interessante il programma Koko inu iwe irosi trasmesso dall’emittente Bond FM in yoruba: racconta le news date in inglese dai giornali. In pratica, traduce. Questo ed altri programmi simili, hanno attirato molta pubblicità. Lo yoruba utilizzato è di alta qualità, le notizie sono rese accattivanti dai presentatori che, conoscendo bene la cultura e i gusti locali, rendono i programmi molto piacevoli. Una sorta di traduzione culturale, di mediazione culturale. Nella Repubblica Democratica del Congo degli oltre 150 periodici in lingua locale editi nel periodo coloniale belga, ne sono rimasti due, Kimpagi e Beto na Beto.
Mentre le stazioni radio crescono in tutto il Paese. In Uganda, la Radio di Stato trasmette in tutte le lingue locali, così su Radio Uganda si possono ascoltare 27 lingue tra cui l’inglese e il kiswahili. Uno studio condotto in Camerun, ha sottolineato come sia praticamente inesistente una stampa in lingua locale, ma ci sia invece un incremento favorevole nelle radio. Tuttavia, esistono alcuni esempi positivi legati alla stampa nelle lingue africane. In Etiopia, su 125 giornali, 108 sono in amharico, 2 in oromo e 1 in tigri. L’Etiopia, la Tanzania e la Somalia sono i tre paesi africani in cui le lingue locali vengono usate ufficialmente nelle scuole e nell’Amministrazione.
In Sud Africa il giornale Isolezwe, in lingua zulu, viene pubblicato quotidianamente dal 2002, con un numero di lettori in crescita. Nel 1996 in Nigeria l’uscita del periodico Alaroye, in lingua yoruba, ha segnato una pietra miliare nella stampa in lingua locale. In pochissimo tempo è diventato popolare grazie anche alla scelta tipografica e alle storie raccontate, diffondendo la lettura in yoruba, con una tiratura di 150.000 copie a settimana.
È venduto non soltanto in Africa occidentale, ma anche in Europa e recentemente si è arricchito di inserti sempre in yoruba. In Zimbabwe, Kwayedza ha una tiratura di 80.000 copie e un pubblico di 120 lettori per copia.
Un nuovo dinamismo
Per incoraggiare la comunicazione nelle lingue africane, il primo passo è promuovere una nuova politica scolastica che ridia dignità al passato pre-coloniale e alle diverse identità, nella cui costruzione la lingua è sicuramente il fattore più importante. La situazione africana non è diversa da quella di altri paesi colonizzati.
La realtà è la stessa in India, con l’importante differenza che qui la stampa in lingua locale riceve notevoli sussidi dal governo. Promuovere la lettura nelle lingue africane, incoraggiare la scrittura e l’editoria in lingua locale, dovrebbero essere campagne pro- mosse dai vari Governi africani. I settori privati e pubblici dovrebbero unirsi per organizzare seminari e workshops per discutere come migliorare l’uso delle lingue africane nei media.
I linguisti africani dovrebbero impegnarsi a rendere più ampi i diversi vocabolari locali, adeguandoli alla terminologia scientifica e tecnologica. La conoscenza delle lingue africane dovrebbe diventare obbligatoria per accedere ai concorsi pubblici. È quanto suggerisce e teorizza l’editore nigeriano Abiodun Salawu nel saggio Indigeneous Language Media in Africa, al quale hanno partecipato venti giornalisti di diversi paesi africani: “Tutti i Governi africani dovrebbero essere più determinati nel rilanciare la nostra cultura, iniziando proprio dalla lingua”.
Maria Ludovica Piombino
