Guinea e bauxite: i vecchi equilibri si sono rotti

guinea bauxite 400 268Quello della Guinea è un classico esempio che dimostra come stabilità, guerre e dittature siano strettamente legate alle risorse. Questo Paese dell’Africa Occidentale, con una superficie di 245mila km2, e popolato da 7,5 milioni di abitanti, è il secondo produttore mondiale di bauxite – il minerale da cui si ricava l’alluminio – dietro l’Australia, ma per le riserve ancora inesplorate, è al primo posto.

Il settore minerario è il più dinamico dell’economia del paese, contribuendo al 16% del Pil e al 90% delle esportazioni. I siti di estrazione della bauxite sono Fria e soprattutto Sanguéredi. Quest’ultimo possiede anche una unità di trasformazione e una ferrovia che lo collega al porto di Kamsar, infrastrutture per le quali sono stati spesi 340 milioni di dollari.

Il principale consorzio minerario è la CBG, Compagnie de Bauxite de Guinée, al 49% statale e al 61% appartenente alla canadese Alcan, alla francese Pechiney e all’americana Alcoa, socio di maggioranza. Sotto il tallone di ferro di una dittatura implacabile come quella di Lansana Conté, che ha governato il paese dal 1984 al 2008, la Guinea ha conosciuto una lunga fase senza scossoni politici.

Una stabilità da attribuire al fatto che la bauxite, principale ricchezza nazionale, non è stata una risorsa fortemente contesa, sul piano sia interno, sia esterno. Dopo l’indipendenza, destinatari ultimi del commercio di bauxite furono soprattutto le imprese europee e nord-americane che stabilivano il prezzo concedendo in cambio, al regime guineano, un solido sostegno politico internazionale.

Fine della stabilità

A contribuire alla stabilità della Guinea è stata anche la sua ubicazione geografica, circondata com’è da vicini, Liberia e Sierra Leone che, a causa delle loro ricchezze minerarie, hanno conosciuto scontri cruenti, nonché conflitti tra multinazionali e lobby politico-economiche. Il riferimento va ai diamanti i quali, al contrario della bauxite – che ha bisogno di una filiera di lavorazioni e investimenti anche sui luoghi di estrazione – possono creare ricchezza subito, già al momento dell’esportazione come pietre grezze, e possono inoltre essere utilizzati in sostituzione del denaro contante o per “ripulire” capitali ottenuti da traffici illeciti.

Le guerre che hanno insanguinato questi due vicini della Guinea, la Liberia e la Sierra Leone, sono stati infatti conflitti provocati dal controllo dei territori dai quali si estraevano i diamanti. Per la bauxite il discorso è diverso. Non è sufficiente controllare il luogo fisico di estrazione, bisogna anche avere una struttura locale in grado di eseguire le prime lavorazioni, bisogna contare su magazzini di stoccaggio, su mezzi di trasporto come navi mercantili e una struttura in grado di immettere il prodotto nel mercato al momento della richiesta. È necessario potersi appoggiare su una struttura statale che funzioni e che sia affidabile.

L’entrata della Cina e il sovvertimento dei vecchi equilibri

Il regime di Lansana Conté, fino al momento della sua morte, ha garantito tutto questo. Oggi però sono profondamente mutate le condizioni internazionali. Sul mercato mondiale, e quello africano in particolare, si è affacciata la Cina con il suo enorme bisogno di materie prime che sostengano il suo sviluppo, il mercato interno e la vita di oltre un miliardo di persone. Così i vecchi equilibri sono diventati anacronistici, e l’uscita di scena dalla Guinea di Lansana Conté si è rivelata un’opportunità che ha accelerato i cambiamenti.

Nel dicembre del 2008 un colpo di stato ha portato al potere un giovane, sino ad allora sconosciuto, capitano dell’esercito, Moussa Dadis Camara. I suoi primi segnali avevano alimentato le speranze in una inversione di rotta nella gestione del paese. «Abbiamo bloccato il settore minerario. Ci sarà una rinegoziazione, una revisione dei contratti minerari siglati dal precedente regime con diverse compagnie internazionali », aveva dichiarato in un incontro pubblico il capo della giunta militare, poche settimane dopo aver preso il potere.

La Guinea è anche ricca di ferro, diamanti e oro. Su quest’ultimo punto, Camara era stato persino più perentorio: «L’estrazione dell’oro è sospesa fino a nuovo ordine ». Sul piano politico il giovane capitano aveva promesso di organizzare elezioni presidenziali nel dicembre 2009, e di nominare a breve un primo ministro civile.

Proteste soffocate nel sangue

Sono passati solo dieci mesi da queste dichiarazioni, ma la delusione è prevalsa. Le proteste dei partiti di opposizione, che reclamavano il mantenimento delle promesse, sono state represse con una violenza selvaggia, come testimoniano i 158 morti dello stadio di Conakry, il passato 28 settembre. In questo clima di gravi tensioni sociali e politiche, è diventato chiaro che l’era della stabilità per la Guinea è definitivamente tramontata, e si è aperta una fase di incertezze e di lotte interne.

Se si riuscisse a capire chi c’è dietro questi avvenimenti che hanno all’origine tensioni e contrasti interni al paese, ma che subiscono anche influenze esterne, si potrebbe comprendere, o ipotizzare quali strade (e quali prezzi) prenderà nel prossimo futuro la bauxite della Guinea. Sono molte le domande che oggi non hanno risposte certe. Il nuovo regime punta alla continuità o alla rottura con il passato? La giunta militare di Camara aprirà senza riserve ai Cinesi mettendo in difficoltà le imprese storiche, europee e nord americane, che hanno potuto contare sulla bauxite guineana? La bauxite non è certo un minerale strategico come il coltan, l’uranio o il petrolio, ma è essenziale per la produzione di beni che, nell’attuale sistema globalizzato, hanno una sensibile importanza. Dalla bauxite si ricava l’alluminio.

I giganti dell’alluminio


Uno dei giganti mondiali dell’alluminio è Alcoa, multinazionale americana che è in grado di ottenere, con le moderne tecniche, due tonnellate di allumina raffinata a partire da quattro tonnellate di bauxite grezza, e, con un’ulteriore lavorazione, una tonnellata di alluminio utile, da immettere nel mercato. Da una tonnellata di questo minerale si ricavano sessanta mila lattine di bibite, le carrozzerie di sette automobili, oppure 40 mila hard disk di computer.

Già negli ultimi anni il regime di Lansana Contè aveva cominciato a cedere alle lusinghe delle aziende cinesi. Il paese aveva bisogno di dighe e strade, e i Cinesi sono in grado di pagare la bauxite anche in “cambio-merci”, cioè costruendo infrastrutture. Uno scambio che invece le multinazionali occidentali non sono in grado di offrire.

Nell’aprile del 2009 anche la russa RusAl, numero uno mondiale dell’alluminio, ha annunciato di aver ripreso la produzione nei giacimenti di Fria, dove costruirà la più grande fabbrica dell’Africa. Opererebbe in joint-venture con la cinese CPI (China Power Investment Corporation). Come si può capire, la partita è aperta e la stabilità della Guinea dipende in gran parte proprio dagli esiti di questa partita.

Raffaele Masto, in Afriche, n° 85

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