Carissima Marta,
in google ho cliccato "partire" e... ho trovato il tuo/vostro indirizzo. Ho letto un po’ chi sei e qualche notizia della SMA e ti sto scrivendo.
Il desiderio di partire è sempre dettato da molti fattori umanitari e personali e, in questo momento il mio è più il secondo, e non si deve partire così (sono senza lavoro da tempo, sono separata ed è ormai dura però si spera sempre, e darsi agli altri aiuta dentro).
Ho 53 anni e lo spirito e anche l'aspetto di una giovane donna e credo lo sarò sempre.
Le esperienze personali della vita, e le scelte che la stessa ti porta a fare giuste o sbagliate, ti rinforzano, però ogni tanto ti si indeboliscono le difese che hai dentro.
Sono andata avanti anche quando i problemi mi hanno ucciso: a volte bisogna morire per sorgere a vita nuova.
La mia Fede e l' Amore nel Signore sono sempre saranno i miei pilastri, unitamente all'Amore di quanti ho nel mio cuore. Conosco il mondo del volontariato e ne faccio parte (personale e Croce Rossa, anche se non sono un sanitario) e s18 febbraio 2010 so il bene che si riceve, più grande del dare.
Aspetto tua risposta compatibilmente con i tuoi tanti impegni.
Dio rivolga su di te, sul tuo lavoro, su quanti incontri e anche su di me, il suo sguardo e abbia di noi misericordia sempre e ci benedica col Suo Amore.
Ciao, grazie,
M.C.
18 febbraio 2010
Carissima M.C.,
mi colpisce molto la tua lettera, un po’ perché sei la prima che mi scrive con qualche anno in più degli altri e poi perché le tue parole le sento cariche di una vita affaticata da esperienze molto significative per il tuo cuore e il tuo spirito.
La cosa bella è che sei riuscita a mettere in pratica anche tu un atteggiamento che sento fondamentale nella mia vita per affrontare i momenti difficili: viverli-passarci dentro-uscirne e cercare il meglio di ciò che ci ha strappato le lacrime!!!
Mi scrivi che vuoi partire. Tu hai già assaporato il gusto del donarsi gratuitamente, la gioia dello “spendere” con amore disinteressato il proprio tempo per qualcuno che ti sta aspettando o attendo il tuo aiuto.
A volte ripenso a quanto volontariato facevo prima di sposarmi, a come riempivo le mie giornate tra parrocchia, volontariato in ospedale, e qualche zietto anziano che seguivo come nipote ed infermiera.
Ora è tutto diverso, ma sento che come sempre c’è un tempo per ogni cosa ed ora la mia famiglia ha bisogno di me, di una mamma e moglie presente e, non ti nascondo che spero con tutto il cuore che un giorno anche i miei figli possano essere gioia per qualcuno che gli attende.
Tornando a noi due, cosa vorresti fare di preciso?
Non lavorando effettivamente hai una disponibilità diversa da chi invece ha dei limiti professionali, se hai voglia di condividere con me un po’ di più del tuo desiderio di partire vediamo insieme cosa si può fare.
Un abbraccio sincero
Marta
Cara Marta,
innanzi tutto scusa il ritardo nel rispondere alla tua cortesissima risposta e grazie per le tue parole e di come mi vedi, perché mi hai visto come sono.
E, io sono una “ragazza” di 53 anni e lo sarò sempre come sempre è in me la voglia di fare qualcosa per gli altri anche se, spesso, questa voglia la sento di più quando passo periodi difficili.
Il desiderio di partire e portare un po’ di aiuto c’è sempre stato un po’ in me e, un po’ ci riesco, però a volte si vorrebbe fare tanto di più. Io spero di realizzarlo un giorno, però quello che ti chiedo ora sono alcune informazioni inerenti le mansioni che possono essere utili, le capacità o professionalità richieste, le località dove c'è più necessità, costi, preparazione e quant'altro tu con la tua esperienza, mi saprai dire.
Ti confesso che il desiderio di partire per me è legato in questo momento al fatto che purtroppo sono da parecchio tempo a casa dal lavoro, e non ne posso più e così da dentro ti viene la voglia di mollare tutto e in questi ultimi anni ho già fatto dei cambiamenti personali.
Spero che il lavoro arrivi, perché per scelta ora vivo da sola e ti giuro che i problemi sono tanti e per una persona come me, diciamo abbastanza attiva, è faticoso sia economicamente che il resto però il c'è sempre finché ci sentiamo amati da LUI:
Cara Marta, quanto sei riuscita a fare e quanto fai ancora per la tua famiglia è missione ancora, per cui vai avanti così e quando hai tempo rispondi, e chissà che non ci si possa vedere di persona visto che non siamo lontane.
L'altro giorno ti ho mandato la mail perché avevo un momento molto pesante e tu mi hai risposto così carinamente, grazie ancora.
Con la giusta saggezza dell'età e del buon senso so che il lavoro ha la priorità però le valigie del cuore sono aperte e aspetto il tuo bagaglio di esperienze da mettere dentro.
A presto e un abbraccio, ogni bene dal cuore,
M.C.
4 marzo 2010
Carissima M.C,
è da diversi giorni che rifletto riguardo alla tua lettera.
Tu mi scrivi: “desidero avere alcune informazioni inerenti le mansioni che possono essere utili, le capacità o professionalità richieste, le località dove c'è più necessità, costi, preparazione e quant'altro tu con la tua esperienza, mi saprai dire”.
Sembra una domanda che richieda una risposta semplice… in realtà non lo è…. almeno per me.
Colui che fa volontariato in Italia o all’estero ha solitamente dentro di sé tantissima buona volontà, ha dentro il cuore il desiderio di aiutare il prossimo, di provare sulla sua pelle la gioia del donarsi gratuitamente.
Chi parte in missione, ovunque essa sia deve avere qualche attenzione in più. Ti spiego parlandoti un po’ di come ho vissuto io l’esperienza di volontaria a Siavonga in Zambia, piccola cittadina al confine con lo Zimbabwe.
Quando sono arrivata in Africa ho provato per la prima volta in vita mia la sensazione di essere straniera, io avevo il colore della pelle diverso dalla gente che mi circondava: ero bianca!! E questo mi diceva che io ero a casa loro, io ero l’ospite, io ero quella che doveva adeguarsi al loro stile o modo di vedere o vivere le esperienze della vita.
Con questo pensiero nato nel mio cuore in modo spontaneo e confermato dal Don Maurizio, il parroco milanese che viveva nella parrocchia di Siavonga, nel primo periodo mi sono messa in una posizione di ascolto, certo ero lì per mettere a disposizione la mia professione di infermiera, ma e lo sottolineo ancora, io ero lì nella loro terra. Così per i primi 6 mesi, ho lavorato a fianco dell’equipe africana in ospedale e nel territorio.
Osservavo e guardavo. Dopo tutte quelle settimane trascorse al loro fianco, sentivo dentro me, che potevo dire anch’io qualcosa sul lavoro, sullo stile, sugli obbiettivi ecc.: potevo PARLARE.
Così ti confido, cara M.C. che secondo me un’attitudine basilare del volontario ovunque esso faccia servizio sia l’ascolto, il meditare e poi l’agire.
Mi chiedi le mansioni che possono essere più utili: TUTTE. Basta trovare il posto giusto dove metterle a disposizione. L’insegnate può vivere il servizio nelle scuole ma anche nella formazione del personale locale, l’operatore sanitario (fisioterapista-farmacista-medico-infermiere-addetto all’assistenza) in un ospedale di villaggio o cittadino sia missionario che statale previo esami di equiparazione professionale, il sarto, muratore, idraulico, falegname… possono essere inseriti nelle scuole professionale o corsi parrocchiali, una mamma e un papà in una casa famiglia, una segretaria nella gestione della contabilità di un ospedale, di una parrocchia o do una scuola della missione, un amante del bricolage nelle attività ricreativa di centri per l’infanzia ecc..
Come avrai capito non posso e non voglio escludere nessuno perché sono pienamente convinta che tutti possiamo aiutare, importante è valutare di chi hanno bisogno in missione e prendere contatto con loro. La persona giusta nel posto giusto!
Dove c’è più bisogno? In qualsiasi parte del mondo, dalla comunità dove vivi in Italia, al villaggio più disperso nella foresta dell’Ecuador dove non c’è internet, elettricità o acqua.
Secondo me quando una persona desidera partire e si mette in sincera ricerca di cosa il Buon Dio le chiede penso che le porte che si aprono sono quelle giuste per lei e per chi l’accoglie.
Costi: ci sono due o tre possibilità: se parti come volontario di una Ong con un determinato progetto, loro pagano solitamente il biglietto dell’aereo, alloggio e mettono a disposizione i mezzi del progetto per gli spostamenti personali.
Se si parte con i missionari bisogna direttamente contattare loro, solitamente il volontario si paga il biglietto, e se si vive in comunità si partecipa alle spese (vitto e alloggio), ma ripeto dipende dall’ordine religioso.
Carissima, per altri chiarimenti sono sempre qui!!
Buona giornata
Marta
Carissima Marta,
innanzi tutto scusa il ritardo con cui rispondo alla tua graditissima mail.
Grazie, carissima, perché sei riuscita a trovare il tempo per rispondere in maniera molto esauriente alle mie domande. Ho respirato la tua esperienza attraverso quanto mi hai scritto, un’esperienza silenziosa dapprima, viva dopo.
Come dici tu c’è una collocazione per ognuno che vuole mettersi a disposizione dove c’è più bisogno, e so che ce n’è tanto e ovunque, laddove non c’è acqua, internet, elettricità, tv e tanto altro… come hai scritto.
Ho capito che, nonostante io abbia una piccola esperienza di volontariato, ci sarà posto anche per me nel momento in cui avrò la possibilità e desiderio di partire.
Sono certa che la buona volontà e il voler veramente rendersi utile senza protagonismi saprà accettare anche le persone inesperte come me, e che purtroppo non hanno specializzazione in niente e non conosce neanche le lingue. Però ho Amore per il prossimo ed è una lingua universale.
Grazie, Marta, per quanto mi hai detto, perché so che c’è un posto dappertutto che aspetta me e quanti vogliono aiutare chi ha bisogno, cosicché sapremo dove andare.
Ci stiamo avvicinando alla Santa Pasqua: la sofferenza di nostro Signore non ci faccia dimenticare le sofferenze che sono attorno a noi e ci sia almeno una preghiera, un sorriso, a portare speranza, come il Signore la dà a noi con la sua Resurrezione.
A presto, Marta, e mi piacerebbe anche conoscerti.
Ogni bene a te e alla tua famiglia e che Dio ti benedica.
M.C.
