La Casa della gioia, per i bambini ex schiavi del Benin

maison joie benin (1)Grazie all’iniziativa di un italiano sostenuto da sua moglie originaria del Benin, orfani e minori sfruttati ritrovano una nuova speranza di vita

Nell’ex regno del Dahomey il turismo di massa non ha ancora messo radici. Diventato una democrazia multipartitica solo a partire dagli anni Novanta del XX secolo, il Benin è soprattutto noto ai più come meta ideale dove conoscere e osservare le varie espressioni del vudù, culto ancestrale diffuso tra le popolazioni del Golfo di Guinea. In Benin questa religione animistica è ancora molto diffusa, soprattutto tra i fon, l’etnia maggioritaria del Paese. Pervaso da una natura rigogliosa, tutelata attraverso la creazioni di parchi (come il Pendjari) e riserve (come la biosfera del Djessin), il piccolo Stato dell’Africa occidentale, a livello sociale, deve risolvere diversi problemi, retaggio di una cultura “schiavistica” e tradizionale. Le questioni più delicate riguardano la mutilazione genitale femminile, particolarmente diffusa nelle aree settentrionali, e la terribile piaga del traffico di bambini.

La casa della gioia

Il Benin è uno dei principali centri di snodo del commercio di minori, che ha poi come sbocco altri Paesi africani, tra cui Nigeria, Togo, Costa d’Avorio e Congo. Questo sporco affare è alimentato da una pratica tradizionale nota come “vidomegon”, in base alla quale i bambini di famiglie indigenti e numerose vengono affidati a parenti più agiati o residenti in città, in vista di una migliore educazione: usanza poi degenerata nella tratta nazionale e internazionale di forza lavoro minorile gratuita. Un fenomeno terribile e preoccupante, a cui noi occidentali assistiamo con una sensazione angosciante d’impotenza. Eppure, abbiamo la possibilità di compiere azioni dirette a estirparlo: scegliendo per esempio una forma di turismo responsabile.

maison joie benin (2)La Società Cooperativa Sociale Onlus Viaggi e Miraggi (nata dalla fusione tra l’associazione Tures di Brescia e il gruppo di viaggiatori della cooperativa Pace e Sviluppo di commercio equo e solidale di Treviso) organizza una serie di programmi turistici fondati sullo scambio con le popolazioni locali, attraverso la visita di specifici luoghi dove sono stati creati progetti solidali. Tra le tappe che Viaggi e Miraggi propone in Benin, rientra anche la Maison de la Joie, a Ouidah (distante circa 40 km da Cotonou), casa famiglia per ex bambini schiavi e donne allontanate dal clan familiare, fondata nel 2006 da Flavio Nadiani, profondo conoscitore del Paese, dove sin da giovane ha operato come volontario anche per il tramite di strutture missionarie.

Riconosciuta come Ong dal governo del Benin dal 2008, la Maison de la Joie ospita attualmente 40 bambini (un numero che varia a seconda delle richieste di assistenza), offrendo loro istruzione, cure mediche e naturalmente affetto, che si tramuta in uno spirito gioioso e familiare: da qui il nome della casa. Tutte le attività vengono finanziate attraverso i contributi di privati, adozioni a distanza e con i proventi dei viaggi del turismo responsabile. Sottolinea Flavio: “Per chi si domanda qual’è la differenza fra il turismo normale e il turismo responsabile, penso che la migliore risposta sia la seguente. I proventi del turismo responsabile, se impiegati bene e in maniera trasparente, sono un volano, non solo di attività economiche, ma anche e soprattutto di attività di volontariato e di giustizia per gli ultimi”.

Turismo solidale

maison joie benin (3)Attraverso il programma realizzato in collaborazione tra Flavio Nadiani e gli operatori di Viaggi e Miraggi, i viaggiatori hanno la possibilità di conoscere “La casa della gioia”, incontrare i bambini e osservare direttamente lo straordinario impatto socio-economico e umanitario del progetto voluto da Flavio. Chi lo desidera, La Maison di Ouidah può accogliere turisti nel corso di tutto l’anno per soggiorni sia brevi sia lunghi. È inoltre possibile attivare anche esperienze di volontariato, prendendo accordi con Ong locali o missioni cattoliche, o aiutando il personale della Casa della Gioia con lezioni di francese, inglese, spagnolo, informatica di base, lavori di muratura e di orticoltura.

La Maison de la Joie – diventata un punto di riferimento per gli abitanti della cittadina di Ouidah – è uno spazio che sta per trasformarsi in “Villaggio della Gioia”, grazie all’apertura di laboratori di sartoria e artigianato, e alla creazione di una sala polivalente, con computer, biblioteca e videoteca. Strutture pensate per offrire anche agli altri bambini di Ouidah e dintorni le stesse opportunità sperimentate dai minori ospiti della Maison de la Joie, perché, come spiega Flavio: “Quando arrivano da noi, i bambini prestati, ex schiavi vivono una situazione psicologica drammatica. Il livello di
maison joie beninistruzione è molto basso. Dopo la nostra assistenza, le loro capacità risultano maggiori rispetto agli altri bambini. Abbiamo pensato di offrire le stesse opportunità anche agli altri minori di Ouidah”. Flavio e i collaboratori del progetto hanno attivato programmi di adozioni a distanza: con un euro al giorno si contribuisce al mantenimento e all’istruzione di un bambino orfano o la cui famiglia è lontana migliaia di chilometri.

Ouidah, la storia sembra tornare

La Maison de la Joie è ubicata in una città che è stata simbolo della tratta degli schiavi. Per secoli, Ouidah ha rappresentato l’avamposto da cui partivano gli schiavi catturati nelle zone dell’Africa occidentale. Per non dimenticare quelle disumanità, è stata creata la Route des esclaves, la Strada degli schiavi, che parte dal centro cittadino e giunge sino alla Porta del non ritorno, monumento-simbolo realizzato per lo Slave route project patrocinato dall’UNESCO.

In questo itinerario intriso di forti reminiscenze storiche s’incontra un grande albero che ricorda il punto in cui gli schiavi, con gli occhi bendati, venivano fatti girare su se stessi, affinché dimenticassero la strada, quindi le proprie radici e la propria identità di esseri umani. Appare emblematico che il Benin sia un luogo dove esistano ancora pratiche schiavistiche. La Maison de la Joie è un progetto concreto che aiuta la popolazione locale a prendere coscienza della terribile usanza dei “bambini prestati”, permettendo ai minori e alle loro famiglie di costruire un differente cammino di vita.

Nelle foto:
1e 2: ragazzi accolti nella Casa della Gioia
3: La Porta del Non Ritorno a Ouidah
4: La Strada degli Schiavi, sempre a Ouidah

Per approfondire:



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