I rappers somali che sfidano Al Shabaab

waayaha cusubPer secoli i somali hanno usato le poesie e le canzoni per mandare messaggi di protesta ai loro governanti. Ora questa forma di contestazione sta tornando popolare tra i giovani rapper, che accusano gli islamisti di usare la religione per portare la guerra nel loro paese.

I Waayaha Cusub sono un gruppo di undici musicisti somali fuggiti in Kenya. Con le loro canzoni rap cercano di incoraggiare i somali a ribellarsi contro i ribelli islamisti della milizia Al Shabaab.
Di recente il gruppo ha distribuito gratuitamente circa settemila copie del nuovo disco No to Al Shabaab ai residenti di Eastleigh, un sobborgo della capitale Nairobi, dove vivono molti migranti somali. Shine Abdullahi, il fondatore del gruppo, dice: “Vogliamo mostrare al nostro popolo che non deve avere paura di loro, che possiamo sfidarli”.

I miliziani di Al Shabaab hanno assediato la capitale Mogadiscio e controllano buona parte del territorio nazionale. Secondo gli Stati Uniti, questo gruppo è uno dei principali alleati di Al Qaeda in Africa orientale. Il loro potere si basa anche sulla capacità di reclutare continuamente forze nuove tra i ribelli somali.

waayaha cusub-p“Parlano di guerra santa, addestrano i giovani somali a combattere e li portano sulla cattiva strada. Gli insegnano a essere dei terroristi, li costringono ad assumere droghe e li mandano in battaglia, gli chiedono di uccidere il loro genitori e i loro parenti”.

Le canzoni dei Waayaha Cusub hanno fatto arrabbiare qualcuno: i membri del gruppo sono stati attaccati più di una volta, e tempo fa Abdullahi è stato ferito. Ma la loro musica si sta diffondendo sempre di più tra i somali.

L’unica componente femminile del gruppo, Falis Abdi Mohamud, è uno spirito ribelle per natura. In un video appare a capo scoperto, senza il velo che usa la maggioranza delle donne somale, e per di più indossa dei jeans attillati. “Mi criticano dicendo che non sono una mussulmana perché porto i pantaloni. Ma io sono mussulmana. Io voglio raggiungere il mio popolo. Non interromperò la mia missione a causa della paura degli altri. Sarà la storia a dire chi ha ragione e chi ha torto”.

29-04-2010

waayaha cusub (1)Da un articolo apparso sul quotidiano kenyano Daily Nation, e ripreso da Internazionale

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