50 anni portati bene!

Sabato scorso, 26 giugno, la Società delle Missioni Africane ha celebrato nella gioia e nel fervore i 50 anni della casa di Quarto, aperta ed inaugurata solennemente il 3 settembre 1960 con il titolo di “Seminario Regina delle Missioni” e con la benedizione ad opera del Card. Giuseppe Siri, Arcivescovo di Genova.
Fin dal mattino sono confluiti alla SMA confratelli, volontari, collaboratori, parenti, amici e benefattori venuti da molte regioni d’Italia, soprattutto dal nord, ma anche dalla Francia e da Roma, con rappresentanti della Casa Generalizia fra cui il Superiore Generale della SMA, il P. Kieran O’Reilly, recentemente eletto Vescovo della Diocesi di Killaloe, nella nativa Irlanda. In tale occasione era prevista anche l’ammissione nella SMA, come “membri onorari”, di quattro volontari laici che da anni dedicano generosamente tempo ed energie al servizio delle nostra comunità in Italia.

I colori del mondo

L’ambiente era caratterizzato da una festosa presenza di segni chiaramente “missionari” riferiti a varie regioni del mondo, all’Africa in particolare, i cui colori vivaci rallegravano gli addobbi, l’abbigliamento di molti, la decorazione ed i vari “segni” che invitavano l’ospite ad una gioiosa apertura verso il sud del mondo.
Il visitatore era anche invitato a contribuire alla “costruzione della casa SMA” collocando una tessera, ricevuta all’ingresso, in un grande puzzle variopinto rappresentante lo stesso seminario, con un messaggio chiaro sottinteso : la “casa”, come comunità e come missione è opera di tutti.

La mostra fotografica

Un montaggio fotografico, trasmesso in continuità su un grande schermo, aiutava a scoprire gli aspetti più importanti della vita missionaria dei Padri della Società Missioni Africane e delle loro ”sorelle” le Suore Missionarie di Nostra Signora degli Apostoli in uno dei 17 paesi africani in cui la SMA è presente.
Un percorso, concretizzato da una cordicella che si dipanava attraverso i vari locali della casa, accompagnava poi il visitatore nella scoperta o nel ricordo, attraverso foto e documenti, di persone, di luoghi e di avvenimenti che hanno scritto la storia di questi primi 50 anni di vita della Casa. E non sono mancate né le emozioni nel rivivere avvenimenti passati e nel rivedere volti ormai scomparsi, né le esclamazioni nello scoprire la “versione” giovanile di persone ormai avanti negli anni, il tutto in una gioiosa atmosfera di familiare e bonaria ”complicità” nel leggere serenamente lo scorrere della vita con i suoi inevitabili cambiamenti e distacchi.

La celebrazione eucaristica

Ovviamente, il momento centrale della festa è stata la Santa Messa celebrata all’aperto, presieduta dall’ Arcivescovo Card. Angelo Bagnasco e concelebrata da una trentina di sacerdoti, prevalentemente SMA, fra cui tre africani ed altri rientrati da poco dall’Africa - come il P. Gigi Maccalli venuto dal Niger e che festeggiava il 25° di sacerdozio - ma anche alcuni sacerdoti diocesani e religiosi. I canti, eseguiti dal coro “Musica del Mondo” e da quello della comunità Filippina di Genova, hanno sottolineato l’apertura internazionale e missionaria della celebrazione.

Il saluto di p. Lionello Melchiori: “i motivi per cui oggi vogliamo dire grazie”

All’inizio della concelebrazione, il Superiore Provinciale della SMA italiana, P. Lionello Melchiori, ha rivolto a tutti parole di accoglienza e di ringraziamento per avere risposto all’invito rivolto dalla SMA per questa festa. “Un benvenuto ed un ringraziamento particolare innanzi tutto a Sua Eminenza l’Arcivescovo, amico di lunga data della nostra comunità, e poi al Superiore Generale della SMA, al Superiore Provinciale Irlandese, provincia da cui proveniva il P. Michele Colleran che ha aperto la casa di Quarto cinquant’anni fa”.
P. Lionello ha poi ringraziato in modo particolare quanti collaborano con la SMA a vari livelli, in particolare i Volontari, riuniti in Associazione, fra i quali sono stati presentati i nuovi “membri onorari della SMA”: “il sig. Andrea Cabella di Genova, il sig. Paolo Sabbion di Feriole ed i sig.ri Rosetta e Piero Verzura che sono contemporaneamente di Genova e di Padova. Con questo riconoscimento, vogliamo dire grazie a tutti i Volontari che in qualche modo sono da loro quattro rappresentati. A voi tutti la nostra riconoscenza e il nostro affetto”.

Le tappe del cammino della SMA italiana

Ripercorrendo a grandi tappe la storia di questi cinquant’anni, il padre Provinciale ha rievocato le figure dei grandi missionari italiani della SMA del XIX secolo, primo fra tutti il genovese P. Francesco Borghero di Ronco Scrivia che guidò la seconda spedizione dei missionari SMA in Africa, dopo la tragedia di Freetown (Sierra Leone) che vide soccombere di febbre gialla e dopo solo quaranta giorni di missione, il Fondatore, Mons. De Brésillac ed i quattro confratelli che lo accompagnavano. Ma dopo la ventina di primi “pionieri italiani della SMA” (i cui nomi sono scritti su un libro-lapide nell’angolo delle rimembranze nel nostro giardino) c’era stata una interruzione. È solo a partire dal 1952 che l’Irlandese P. Michele Colleran ricevette il compito di “rilanciare” la SMA in Italia, in vista dell’apertura di una nuova casa: questa casa fu appunto aperta a Genova come Seminario, ed è poi diventata sede della Provincia e riferimento principale delle nostre attività in Italia ed in Africa.

Il card. Siri accoglie p. Colleran a Genova

P. Lionello ha reso omaggio allo spirito missionario del Card. Siri, che accolse P. Colleran e facilitò l’acquisto, da parte della SMA, della “villa” di Quarto, allora in piena zona agricola… Il Cardinale aveva sentito in P. Colleran la tempra di un vero missionario generoso e convinto, che fondava il suo lavoro non su tecniche umane ma sulla preghiera e la testimonianza di una fede semplice e profonda in Cristo Crocefisso, salvezza per il mondo. E chi ha avvicinato P. Colleran nel corso dei suoi viaggi nei seminari e attraverso le diocesi del nord - Italia ne conserva lo stesso ricordo di un uomo cordiale e interamente dedito al suo impegno apostolico.
La collaborazione di P. Carminati, di P. Boffa e di quanti hanno poi continuato il lavoro di P. Colleran ha permesso alla Provincia Italiana di svilupparsi e di crescere per alcuni decenni. Ora anche per la SMA dei Paesi occidentali è arrivato il momento del declino, con la crisi di vocazioni che conoscono tutte le Chiese del nord del mondo.

Il testimone è già passato a tanti giovani missionari SMA dall’Africa e dall’Asia

Ma è declino solo apparente, da leggere in chiave di “globalizzazione” perché i confratelli sacerdoti delle nuove Provincie SMA dell’Africa e dell’Asia sono già oltre un centinaio e, nei prossimi anni, decine di giovani africani ed asiatici saranno ordinati sacerdoti missionari nella SMA, per continuare l’impegno di evangelizzazione nei popoli che ancora non conoscono Cristo.

Le parole del card. Basgnasco: “Stare qui mi apre il cuore all’onda dei ricordi”

Anche Sua Eminenza, nell’omelia, ha manifestato sentimenti di riconoscenza, di gioia e di speranza, esprimendo gratitudine a quanti, come lui, si erano stretti intorno ai “cari missionari della SMA” per condividere con loro la gioia di questa celebrazione. Un avvenimento che apre nel suo cuore l’onda dei ricordi…Egli ha ricordato le varie occasioni in cui, anni addietro, durante il suo ministero parrocchiale, ha accompagnato qui vari gruppi parrocchiali per tempi di preghiera, di riflessione, di liturgia o di ritiro ed ha evocato l’amicizia sincera che lo lega a molti missionari di questa casa, alcuni dei quali sono già nella gioia del Cielo.
“Il ricordo – ha detto – fa parte della vita umana e non significa ripiegarsi su un passato nostalgico, ma significa rinverdire la gioia e la gratitudine per i doni di Dio, per rivedere la mano della divina Provvidenza che guida la vita dei singoli, delle comunità, della Chiesa, del mondo”.
Tale ricordo alimenta la fiamma della gioia e della gratitudine, sentimenti nobili da condividere con i fratelli per riprendere il cammino con rinnovato slancio. Sua Eminenza ha poi rivolto un saluto ed un augurio particolarmente fraterno al Superiore Generale della SMA, assicurandogli la preghiera di tutti per il nuovo servizio alla Chiesa nella diocesi Irlandese a capo della quale egli è stato eletto.

La missione è la rivelazione che la chiesa è nata “globalizzata”

Egli ha poi ripreso il tema dell’incontro e del rapporto, evocato dal P. Lionello nelle sue parole di accoglienza, fra ed il Card Siri e P. Colleran che egli stesso ha conosciuto ed apprezzato: ha affermato che le porte di Genova si son aperte facilmente alla SMA perché il card Siri aveva una intuizione particolare nel valutare le persone che lo avvicinavano ed aveva quindi facilmente percepito in quel “poderoso sacerdote” che era P. Colleran una fede solida e genuina, autentica, unita alla passione per Cristo ed all’amore per la Chiesa…
Il Cardinale ha poi sottolineato con gioia il fatto che, nonostante la crisi vocazionale dei Paesi occidentali, il numero dei missionari SMA sia in rapida e consolante crescita in Africa ed in Asia: ciò conferma che il Signore non abbandona mai al sua Chiesa e che, quando da una parte del mondo le cose sembrano ristagnare o indietreggiare, da un’altra parte le vita riprende con rinnovato slancio e vigore: è questa la vera globalizzazione che il mondo sembra aver scoperto solo recentemente ma che la Chiesa conosce e pratica da sempre perché “la Chiesa nasce globalizzata”. C’è una circolazione globale e viva che supera le differenze fra culture, storie, società, geografie e tradizioni in nome di un denominatore comune che tutte le unisce e che è quel Crocefisso che P. Colleran con immediatezza di Fede presentava come biglietto da visita della sua comunità e del suo messaggio. In virtù di questa globalizzazione, le giovani chiese dei paesi di missione ridanno oggi gioia e speranza alle chiese dei Paesi vecchia cristianità.

La casa SMA di Genova, segno di missionarietà per la diocesi

Aprendo poi una breve riflessione sul futuro. Sua Eminenza ha evidenziato come questa casa, inizialmente quasi isolata nel verde della campagna, sia stata sempre più circondata “speriamo anche abbracciata” dalla città che tuttavia non può trattenerla, perché la casa non si rinchiude, e il mare è sempre qui davanti e resta aperto per evocare partenze generose e lontane terre di missione…ammesso che esistano ancora terre che non siano terre di missione o terre che non siano missionarie ...
E questa casa continua ad esser un riferimento per la missione, soprattutto in Africa. Dopo un periodo in cui sembrava che la missionarietà delle Chiesa fosse superata dall’idea di lasciare gli uomini e le cose così come stanno… il Concilio ha rinnovato la convinzione che in Gesù Cristo si rivela il vero volto di Dio ed anche il vero volto dell’uomo e che la Chiesa o è missionaria o non è, e che trattenere in noi , senza condividerla, la gioia della Fede e della Speranza, significa ucciderla…

Infine Sua Eminenza ha concluso invitando tutti a porre sull’altare oltre alla preghiera per i cari missionari anche il proprio anelito missionario, questa esigenza di uscire da se stessi, di tagliare gli ormeggi che ci trattengono nel nostro piccolo mondo personale e ci impediscono di vivere la nostra comune vocazione missionaria nella testimonianza del Vangelo nelle nostre case, sul posto di lavoro, sulle strade e ovunque siamo chiamati a vivere.
“La Madonna, Regina delle Missioni, a cui è dedicata questa casa, raccolga questo cumulo di ricordi, di affetti e di desideri e lo deponga Lei stessa nel calice che tra poco conterrà, come il piccolo grembo di Maria, Gesù stesso, il Figlio di Dio.

4 volontari accolti come membri onorari della SMA

Dopo la Comunione c’è stato un altro momento importante della celebrazione, carico di emozioni, quando il Superiore Generale ha accolto nella SMA i quattro nuovi “membri onorari” sottolineando come la Missione sia frutto dell’impegno dei Missionari ma anche della collaborazione delle loro famiglie e di quanti, come i Volontari, collaborano alle varie attività della SMA…ognuno è chiamato a portare il suo mattone per costruire la casa comune...
Al termine delle Messa, la festa si è protratta fino a notte con la condivisione di un festoso pasto durante e dopo il quale sono continuate le “retrouvailles” e le manifestazioni di amicizia e di solidarietà missionaria…
E stato una vera “dies signanda lapillo albo” una giornata da segnare con un sassolino bianco, di cui ringraziamo il Cielo e quanti ci vogliono bene.

P. Lorenzo Rapetti

28-06-2010


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