“Ho cominciato a scrivere Mamba Boy nel 2004. La storia venne fuori da una ricerca per un film che speravo di poter scrivere su Mahamoud Mattan, amico di mio padre, somalo ed ingiustamente giustiziato in Galles nel 1952. Mio padre mi raccontava sempre di che incredibile vita avesse avuto, e io mi sedevo ascoltando e memorizzando per la gloria dei posteri.
La storia della sua vita si dipanava e io rimanevo a bocca aperta nel sentire a cosa era sopravvissuto. Al posto di una sceneggiatura, decisi di scrivere allora un romanzo sulla sua vita”.
Così Nadifa Mohamed racconta la storia del suo romanzo, un romanzo di altri tempi, una straordinaria storia attuale, un racconto commovente, tenero e a volte al limite del surreale.
L'autrice è nata nel 1981 in Somalia, a Hargeysa, la seconda città dopo Mogadiscio. Nel 1986 si è trasferita con la famiglia in Inghilterra, dove ha terminato gli studi storico-politici ad Oxford. Ora vive a Londra e sta lavorando al suo secondo romanzo.
Mamba Boy (Neri Pozza, 2010, Collana "Le tavole d'oro", traduzione di Anna Arduini) è la storia di un ragazzino che diventa un uomo, la storia di Jama, 10 anni sveglio e coraggioso, che, dopo la morte della madre, decide di lasciare lo Yemen per tornare in Somalia. Ad accompagnarlo solo pochi risparmi: un amuleto e un centinaio di rupie.Durante il suo cammino, Jama viene a sapere che il padre, che non ha mai conosciuto, è vivo e lavora per i coloni britannici da qualche parte nel nord del continente. Spinto dal desiderio di rivederlo, il ragazzo parte alla ricerca del padre, in un viaggio che lo porterà ad attraversare a dorso di un cammello, in treno e a piedi, un’Africa devastata dalla seconda guerra mondiale e lo condurrà molto più lontano del previsto.
Nadifa Mohamed in un’intervista ha raccontato alcuni particolari sull’origine del titolo del romanzo e sul suo desiderio di tramandare quello che la generazione di suo padre ha vissuto.
Ambaro, la madre di Jama, è una bedu, una beduina somala capace di seguire a piedi i cammelli durante gli spostamenti della carovana di suo padre. Incinta di Jama di otto mesi, un giorno si siede esausta ai piedi di un'antica acacia nella savana. Sul lato del pancione esposto al sole e alla brezza scorge a un certo punto arrotolarsi un gigantesco mamba nero, il serpente dal veleno più letale che vi sia.
Da qui il soprannome al figlio, Goode, che significa appunto mamba nero.
Il ragazzo sembrerebbe destinato ad essere fortunato, nato con la benedizione del grande serpente, ma la buona sorte non sembra accompagnare affatto i suoi primi passi nel mondo.
Con Mamba Boy, Nadifa Mohamed ha scritto un romanzo strabiliante per ricchezza narrativa e capacità di scrittura, un'opera che annuncia come la letteratura autentica abbia trovato una nuova patria nel grande continente africano.
Consigliamo di ascoltare l’intervista in inglese rilasciata dall’autrice e disponibile su Youtube
(Maria Ludovica Piombino)
