L’arte nel paese della térangua

mouhamadou lamine sUn bambino con il vizio di disegnare. Quando era piccolo, a Dakar, e viveva con la nonna, Mouhamadou Lamine Seck non si stancava mai di tracciare segni su qualsiasi superficie avesse a disposizione. Sull’asfalto nero con gessetti bianchi, sulle pareti chiare con pezzi di legno carbonizzati e ancora sui fogli dei compiti, nonostante il disappunto della maestra.

Segni veloci, istintivi, frutto di una fantasia inesauribile; linee nette o tratteggi che, incontrandosi, interpretavano in immagini i lunghi racconti, le fiabe e i miti della sua terra. O storie di sua invenzione, come quella del leone disegnato sulla parete di casa e finito per caso al suo posto – il fotografo non era un professionista – nella foto di famiglia.

Un “vizio” d’infanzia che si è trasformato in una passione vera. Così, dopo aver vinto, a 15 anni, il primo premio al Festival dei giovani creatori presso il Centro culturale Blaise Senghor di Dakar, Lamine decide di lasciare il Senegal per l’Europa, e in particolare l’Italia, la culla dell’arte, per studiare e conoscere.

L’Italia e la passione per l’arte

«Sono in Italia dal 1996», racconta. «Mi sembra ieri, eppure le esperienze di questi anni mi hanno permesso di integrarmi perfettamente. Sono partito perché l’arte in Africa offre poche possibilità e poi in Italia c’è una vera cultura per l’arte, ci sono grandi musei, gallerie e spazi espositivi, quindi più possibilità anche per artisti emergenti. La mia permanenza in Italia è stata l’occasione di importanti esperienze a livello artistico che mi hanno permesso di maturare».

All’inizio non è stato semplice. «Ogni inizio è difficile, perché devi anzitutto capire la nuova realtà in cui ti trovi a vivere, capire la mentalità, gli usi, le regole e cercare di adattarvisi il più possibile. Uno dei valori della mia tradizione che più mi ha aiutato in questi anni è stata la pazienza, senza la quale non si va da nessuna parte. Come vuole un nostro proverbio, “se vai in un posto dove tutti fanno la doccia con la sabbia, falla anche tu…”.»

Continua a raccontare: «Tra le varie esperienze che ho fatto in Italia e che amo ricordare, perché mi ha aiutato moltissimo, è stato il “vu’ cumprà”, che mi ha offerto la possibilità di conoscere tanta gente di capire meglio la vostra mentalità. In questi anni mi sono sentito accolto, ho trovato delle persone che mi hanno aiutato e che mi hanno offerto la loro amicizia, che dura ancora oggi. E mi sono sentito rifiutato, quando ho capito “sulla mia pelle” che a volte la mia “diversità” non veniva accettata».

L’Africa, prima fonte d’ispirazione

Oggi Lamine ha abbandonato i gessetti per grandi tele, colori acrilici, una materia spessa, grondante di colore e segni incisi. Ma non ha tradito la fantasia del bambino di Dakar, non si è lasciato coinvolgere dal sistema dell’arte occidentale, e da un ambiente, come lo definisce lui «difficile, un po’ chiuso, fatto di conoscenze, di contatti, a volte di compromessi…».

Per Lamine dipingere equivale a sentirsi libero, senza confini, come in Paradiso. Con le sue opere racconta la sua terra, le città, i villaggi, la vita quotidiana. «Ci sono legami molto forti tra la mia arte e il mio Paese, perché è nelle sue tradizioni, nella sua storia e nei suoi costumi che trovo ispirazione. Anche se ne sono lontano è la mia terra, che amo profondamente».

C’è tutta l’Africa nei suoi dipinti. Un mondo dai colori vivaci, il suo. Raccontato con la stessa freschezza che aveva da bambino. Questo non significa che Lamine non abbia maestri e una tradizione pittorica alle spalle. La sua città, Dakar, è la patria della Biennale d’arte contemporanea, un appuntamento importante della creatività africana, con oltre 90 artisti chiamati a esporre i propri lavori allo scopo di promuovere e consolidare la presenza di artisti africani nel panorama internazionale.

«In Senegal ci sono dei buoni artisti, molto apprezzati da noi e ma anche a livello internazionale» sottolinea Lamine: come Iba N’Diaye (1928-2008), considerato il padre dell’arte contemporanea senegalese, che ha fondato la sua opera sull’incontro tra l’Africa e l’Occidente; o come lo scultore vivente Ousmane Show, conosciuto in tutto il mondo.

«A partire dagli anni Sessanta e Settanta, il Senegal è stato la capitale dell’arte africana, soprattutto per merito del presidente Leopold Senghor, il padre fondatore del Senegal moderno e del primo Festival des Arts Negres, per favorire l’arte e la cultura. Dava tanto valore all’arte da pensare di offrire uno stipendio agli artisti perché fossero più liberi di lavorare (purtroppo poi non è stato possibile) e nei suoi viaggi portava sempre con sé pittori e scultori per promuovere all’estero l’arte senegalese. Inoltre ha organizzato numerose mostre itineranti».

Rappresentazioni di danze, maschere e antenati

Ma il suo primo maestro è stato suo padre, con il quale ha esposto a Lugano. «Mio padre è stato senz’altro il mio primo grande maestro, mi ha insegnato le basi della pittura. Poi ho cercato la mia strada e ho lavorato tanto per migliorarmi e per creare un mio stile. Mi sento legato alla pittura più tradizionale, dalla quale traggo spunti, che cerco poi di sviluppare in una forma originale e spontanea, che rispecchi la mia personalità, in modo che chi vede un mio quadro possa dire: “Questo è un lavoro di Lamine”».

Giustamente ci tiene a sottolineare la propria indipendenza e a non voler essere assimilato ad artisti occidentali che hanno piuttosto essi stessi un debito con l’arte africana. «Con le mie opere parlo della mia vita, della società che mi circonda, attraverso simboli, immagini, colori, sperando di trasmettere il mio messaggio attraverso il linguaggio universale dell’arte. Cerco di esprimere tutti i miei sentimenti, in primo luogo l’amore per l’arte. E poi di fare riferimento alla quotidianità, con tutte le sue contraddizioni, per quanto sia possibile fissare la complessità della realtà su una tela di pochi centimetri quadrati».

Nei suoi dipinti la tradizione africana e la dimensione magica dell’infanzia sono rivisitate con toni moderni, dando vita a un mondo fantastico fatto di animali, uomini e oggetti. Al centro è la felicità della sua terra, armoniosa come le danze tribali, magica come i racconti degli antenati, colorata come le vesti delle donne nei giorni di festa.

Ci sono i totem dei villaggi, le antilopi della Tanzania (chiamate Bukoba), i simboli importanti delle etnie di vari paesi, come Baga, la donna con i gemelli attaccati al seno, simbolo della maternità presso la tribù dei Baga, nella costa della Guinea, o le tradizioni sacre, come quella dell’Oiyioba, l’unica persona, oltre al capo dei guerrieri, a cui nella Nigeria meridionale era permesso di indossare una corona stile “becco di gallo”. Compare spesso il tema della maschera, un omaggio alla cultura africana, che tanti artisti del Novecento hanno preso come riferimento. «In particolare amo molto l’arte dei Dogon, perché hanno un posto di grande rilievo nel patrimonio dell’arte e della religiosità della mia terra».

Alla domanda se tornerà in Senegal, Lamine risponde «certamente tornerò in Senegal. Qui sono solo di passaggio. Non so quando sarà, ma non posso tagliare le mie radici. Il mio sogno sarebbe di tornare da artista affermato, orgoglioso di aver fatto conoscere l’arte del mio Paese in un realtà culturalmente avanzata come l’Italia. E poi so che quando tornerò sarò sempre il “Benvenuto” o, meglio, “Bentornato”, perché il mio è il Paese della “Térangua”, che vuol dire paese dell’ospitalità…». Dove accoglienza, attenzione, rispetto, gentilezza, allegria e il piacere di ricevere un ospite nella propria casa sono tra i principali valori che informano la società e la vita quotidiana.

Serena Colombo, con la collaborazione di Sergio Moioli

Guarda alcune sue opere (clicca per ingrandire):

Biografia di Mouhamadou Lamine Seck

  • Nasce a Dakar (Senegal) nel 1971. Nel 1986 ottiene il primo premio al Festival dei giovani creatori, organizzato da Centro culturale Blaise Senghor di Dakar.
  • Nel 1990 realizza affreschi murali in collaborazione con l’organizzazione Enda Tiers Monde di Dakar; nel 1992 ottiene la menzione d’onore alla Biennale di Dakar.
  • Partecipa a diverse esposizioni internazionali, a Pechino, Lugano, in Austria, in Francia (Marsiglia e Parigi) e infine in Italia, dove sono state organizzate alcune personali e ha partecipato a numerose importanti collettive. Inoltre collabora stabilmente con la Galleria Triangolo Arte di Bergamo.
  • Per conoscere il profilo artistico di Mouhamadou Lamine Seck, è possibile visitare il suo sito


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