Elena vive a Lissaro, frazione di Mestrino (PD), è coniugata e mamma di due figlie. È responsabile del gruppo missionario di Lissaro, responsabile vicariale dei gruppi missionari del Vicariato di Montegalda e volontaria di Televita. Ha risposto a qualche nostra domanda.
Lei è animatrice missionaria: chi o che cosa l’ha portata a fare questa scelta? E che cosa la motiva?
All’inizio, nella mia parrocchia, ho desiderato dare un po’ del mio tempo e così sono entrata nel gruppo missionario, poi dopo un po’ di tempo mi è stato proposto di sostituire la responsabile di allora. Avevo bisogno però di capire meglio cosa significasse fare un percorso missionario. Ho avuto l’occasione di frequentare un corso di animatore missionario di due anni, organizzato dal Centro Missionario Diocesano. Quasi contemporaneamente all’inizio di questo corso mi è stato chiesto di sostituire Annalisa Zulian che partiva, con il marito Gino, come missionaria laica “ Fidei Donum” in Brasile per tre anni.
Ho accettato perché , anche se non mi sentivo preparata e ancora mi chiedevo cosa significasse “missione”, mi sono lasciata guidare da ciò che ho nel cuore, dal fatto che mi sento molto vicina ai “piccoli” perché anch’io mi sento “piccola”. Avevo qualcosa in sospeso con me stessa : a 17 anni desideravo, per il mio futuro, andare in Africa e... anche ad Assisi per via di Francesco. Poi però… per l’Africa ho avuto paura.
Mi motiva questo amore per i “piccoli”, per un mondo più giusto, mi motiva la rabbia che provo quando non accogliamo chi è diverso da noi, quando, soprattutto noi europei, pensiamo di essere i migliori,… mi motiva Gesù.
Da alcuni anni è pure la responsabile dell’animazione missionaria nel Vicariato di Montegalda. Come svolge questo servizio? Cosa fa per tenere viva la fiamma della missione?
L’animazione in Vicariato non è semplice da fare, ma non sono sola, siamo in equipe. Per quanto mi riguarda ho cominciato girando per le parrocchie, facendomi conoscere dai parroci, contattando i responsabili dei gruppi o chi poteva avere qualche interesse al percorso missionario. Ho cercato e cerco, per quello che mi è possibile, tenendo conto che devo prendermi cura della mia famiglia, di curare le relazioni. Vorrei fare di più ma non sempre posso. Cerchiamo, in equipe di mettere in relazione tra di loro i componenti dei gruppi missionari delle varie parrocchie, ma c’è ancora strada da fare. Cerco di non mancare mai ai vari appuntamenti Vicariali e partecipo al coordinamento vicariale.
C’è qualcosa che l’ha impressionata in questi ultimi anni e che desidera far conoscere?
Mi impressionano due cose che sembrano contrastanti tra di loro. Primo: tante persone sono barricate dietro le loro idee e sono poco disposte a condividere e a rompere alcuni schemi, forse solo per paura o per mancanza di conoscenza.
Secondo: la nostra popolazione è ormai multietnica, anche nei paesini di campagna, ed è quindi più “ricca”; è una ricchezza che non va sottovalutata.
C’è un consiglio che vorrebbe dare ai cristiani delle nostre parrocchie? Un sogno che le piacerebbe vedere realizzato?
Ai cristiani delle nostre parrocchie vorrei chiedere di essere più aperti e ricordare che nella fede niente è scontato, vorrei chiedere di mettersi in discussione e in ascolto dell’altro, chiunque esso sia… Mi piacerebbe che i giovani vedessero noi cristiani adulti più contenti, più aperti, più coraggiosi.
Io di sogni ne ho tanti, all’utopia ho sempre creduto perché penso che non si può vivere senza sognare. “Se ci credi veramente, il sogno si realizza”, lo pensavo da giovane e continuo a pensarlo da donna adulta. Ci vuole però l’impegno , la pazienza, il coraggio per fare il proprio possibile per realizzarlo.
Mi piacerebbe che ogni persona, ma soprattutto i bambini potessero sentirsi amati per poter imparare ad amare. Mi piacerebbe che non ci fossero persone senza un posto dove dormire e che chi ha bisogno di raccontare la sua storia fosse ascoltato con attenzione e rispetto.
Ho sentito una bella espressione per descrivere il mondo: “è come un grande giardino”, e io aggiungo, “dove nessun fiore deve andare sprecato”. E, per chiudere, visto che ad Assisi sono stata... forse un giorno andrò in Africa....ma chissà se dopo tornerei!
