
Gli ultimi film di successo ambientati in Africa hanno qualcosa in comune. In Blood diamond, L’ultimo re di Scozia, Shooting dogs e The constant gardener, tutti osannati dalla critica e acclamati dal pubblico, al centro della storia ci sono eroici protagonisti alle prese con un continente selvaggio e pericoloso. Ma forse questo schema ha fatto il suo tempo.
Africa United, o “il film dei principianti”, come lo chiamano i suoi realizzatori, si affida a un cast di ragazzini tra gli undici e i quindici anni che non avevano mai recitato prima, a uno sceneggiatore esordiente e a una regista alla sua prima prova con un lungometraggio.
Il film è già stato paragonato a The millionaire, e non per niente è distribuito da Pathé, stesso distributore della pellicola di Danny Boyle, vincitrice del premio Oscar. Emmanuel Jal, l’ex bambino soldato diventato una stella del rap, che nel film interpreta la parte di un poco di buono, è l’unico volto che il pubblico potrebbe riconoscere. Ma anche lui è al suo debutto sul grande schermo.
Cinque ragazzi, cinque ritratti del continente africano
Il film, che vuole scardinare alcuni stereotipi hollywoodiani, è la storia di cinque bambini che viaggiano per quasi cinquemila chilometri per raggiungere il Sudafrica in occasione dei Mondiali di calcio 2010. Le loro vicende compongono un variegato quadro del continente: Fabrice è una promessa del calcio proveniente dalla classe media, Dudu un orfano dell’aids ruandese con una determinazione d’acciaio, Beatrice è la sua dolce sorellina devota a Dio, Celeste è un’orgogliosa prostituta adolescente e Foreman George è un ex bambino soldato della Repubblica Democratica del Congo pieno di traumi.
Le prime proiezioni hanno suscitato un grande entusiasmo per la bravura dei giovani attori, e a settembre il film si è guadagnato una standing ovation al festival di Toronto. “È stato un momento incredibile e un grande sollievo”, racconta la regista Debs Gardner-Paterson. Per lei il film arriva al momento giusto, perché dopo i Mondiali s’intravedono segni di crescita e di pace in molte nazioni del continente.
“C’è un intero volto dell’Africa ancora da scoprire. È difficile portarlo alla luce, ma il nostro obiettivo era fare un film adatto a tutti (anche ai bambini) e che potesse mostrare i lati meno conosciuti della vita nel continente. L’Africa è piena di persone positive, con spirito d’iniziativa, intelligenti e allegre, con molta spontaneità e creatività. È straordinario. Mio cugino, che ha quattordici anni, ha letto la sceneggiatura e ha detto: ‘Non va bene, questo ragazzino ha un cellulare, e questo non succede in Africa’. E invece sì, ed è proprio questo il punto”.
Girato in Ruanda, e fortemente voluto dal ruandese Eric Kibera
Gardner-Paterson ha voluto girare il film in Ruanda dove è cresciuta sua madre (Africa United è una coproduzione di Ruanda e Gran Bretagna), ma il set si è spostato anche in Sudafrica e in Burundi, raramente usato come location: “Sono ambientazioni insolite, ma mi sembrava immorale girare tutto in Sudafrica solo perché è più facile”, ha detto la regista.
Un grande impulso per Africa United è venuto da Eric Kabera, un ruandese cresciuto in un campo rifugiati in Congo, instancabile motore del cinema nei paesi dell’Africa orientale. Anche per lui il momento era maturo per un film come questo: “Vado ai festival e la gente dice ‘ecco quello dei genocidi’, perché il mio lavoro si è concentrato soprattutto su quel periodo, ma ora è arrivato il momento di raccontare storie diverse. In Africa United la guerra civile c’è. Non vanno censurati i temi scomodi, ma neanche si può ignorare la speranza. Attraverso lo sguardo dei bambini il film vuole finalmente portare la gente a guardare l’Africa in modo diverso”.
La ricerca dell’interprete per il personaggio di Fabrice è stata una delle vicende più tortuose della produzione. Il ruolo richiedeva un talento come calciatore oltre che una predisposizione a recitare. La scelta giusta è arrivata solo a un mese dall’inizio delle riprese: il produttore Mark Blaney si trovava a Norwich per Natale quando la suocera gli ha passato un ritaglio di giornale. Un ragazzo della zona, la cui madre era fuggita al genocidio ruandese del 1994, era in prova con la squadra del Norwich City.
“È stato un incredibile colpo di fortuna. E meno male che non ci sono troppi cognomi ruandesi nell’elenco telefonico di Norwich”, racconta Roger Nsengiyumva, che oggi ha sedici anni e che dopo il film ha già terminato le riprese di una nuova fiction della Bbc.
Roger Nsengiyumva, attore per caso
Sua madre Illuminée si era sposata da appena due giorni quando esplosero le violenze. Dopo un mese suo marito John, un tutsi, fu ucciso dagli stessi vicini hutu che avevano brindato al futuro della coppia. Nel 1996 Illuminée venne a Norwich con il bambino. Poco dopo essere stato scovato da Blaney, Roger si è ritrovato nel suo paese natale, alle prese con le difficoltà dell’accento e del lavoro dell’attore.
“In Africa United faccio la parte di quello che sarei potuto essere se fossi rimasto in Ruanda e, anche se Fabrice è uno che sta decisamente bene, mi chiedo chi sarei diventato senza l’educazione che ho potuto ricevere in Gran Bretagna”. Fabrice è notato da un talent scout in cerca di giovani calciatori per rappresentare l’Africa alla cerimonia inaugurale dei Mondiali a Johannesburg. Gli dicono di presentarsi per un’audizione a Kigali, la capitale del Ruanda. Un autobus sbagliato segna l’inizio di un viaggio epico.
“Quando i produttori mi hanno chiamato”, racconta l’autore della sceneggiatura originale Rhidian Brook, “abbiamo condiviso subito la voglia di fare un film sull’Africa che non parlasse solo di guerra o di safari. Io avevo appena viaggiato per un anno con la mia famiglia attraverso le zone colpite dall’aids, e penso che non avrei potuto scrivere questo film senza quell’esperienza”.
Un’idea guida forte, e l’attrattiva del calcio
Brook, noto soprattutto per il romanzo The testimony of Taliesin Jones, spiega che il calcio non è il centro della storia, ma solo un espediente per agganciare il grande pubblico. “Avevamo un’idea guida forte: cinque ragazzini viaggiano per cinquemila chilometri per arrivare all’apertura dei Mondiali”. Dudu, l’orfano con una valigia che parla scambiando le parole è stato il primo personaggio a prendere forma. Nel film è interpretato da Eriya Ndayambaje, un ugandase che oggi ha quattordici anni.
Dopo il successo di The millionaire gli autori hanno deciso di proporre Africa United alla Pathé. E proprio come per il film di Danny Boyle, anche i realizzatori di Africa United hanno avuto ben presenti le delicate questioni legate alla realizzazione di un film in un paese in via di sviluppo. Un quarto degli incassi andrà all’organizzazione umanitaria Comic relief. Così Africa United non prova solo a cambiare la mentalità del pubblico o le sorti del suo cast di promesse, ma anche a restituire qualcosa ai luoghi che hanno ispirato il film.
Dispiace solo che per il momento nessun distributore sembri interessato a far conoscere questo film anche al pubblico italiano...
Tracy McVeigh e Vanessa Thorpe, The Observer
17-12-2010
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