Una mostra di arte contemporanea a Malindi

Safari: artisti e sciamani

mikidadi bush bLa più anziana è una donna, Esther Mahlangu. Classe 1935, vive e lavora in Sudafrica. Il più giovane, Lonaa, è di Nairobi, dove è nato nel 1977. Sono diciotto su quarantatre in tutto gli artisti africani invitati a partecipare alla terza edizione della Biennale di Malindi e a lavorare sul tema Safari: artisti e sciamani.

Tra Mahlangu e Lonaa corrono più di quarant’anni di esperienze, condivise in un progetto che, come nelle due precedenti edizioni, vede coinvolti anche colleghi europei, di Canada, India, Cina e Giappone. Artisti come sciamani, depositari del sapere, capaci di rendere visibile l’invisibile.

Affondando le radici nella tradizione, il loro processo creativo si arricchisce di una linfa che scaturisce dal confronto condotto a 360 gradi, senza preclusioni o barriere geografiche ed etniche. Senza mai rinnegare le proprie origini e dimensioni culturali.

Il titolo scelto da Achille Bonito Oliva si basa sull’idea del Safari, cioè del viaggio, inteso non solo in senso fisico ma anche e soprattutto mentale e spirituale, aperto a ogni avventura dello spirito creativo.

«Qui sono raccolti artisti di molte generazioni che a livello internazionale hanno inciso non soltanto sul linguaggio ma sulla mentalità degli altri artisti», spiega il curatore. «Questi artisti infatti costituiscono in qualche modo non solo presenze che scavalcano il presente e cavalcano il futuro, ma veri e propri modelli comportamentali di adesione critica al proprio contesto».

Nelle scorse edizioni la Biennale è stata l’occasione per conoscere e fare conoscere l’espressione di artisti oggi noti al panorama internazionale, da George Lilanga al fotografo malgascio Pierrot Men. Come esito a lungo termine di questo appuntamento la sede dell’evento, l’Africa Dada Resort Casuarina, nella zona residenziale di Malindi, diventerà una struttura aperta agli amatori internazionali dell’arte contemporanea non globalizzata.

I protagonisti

Ci sono nomi molto noti nel panorama internazionale, come l’outsider mozambicano Edward Saidi Tingatinga (1932-1972), fondatore negli anni ’60 dell’omonima scuola Tingatinga, nella periferia di Dar-es-Salaam, in cui si è formato anche George Lilianga, morto nel 2005 e noto in tutto il mondo per la sua gioia di dipingere e scolpire e per le sue pitture dai colori vivaci e dai contorni netti.

Interpreta perfettamente il tema di questa edizione della Biennale la sudafricana Esther Mahlangu, le cui opere sono oggi nelle più importanti collezioni internazionali. Rimanendo ancorata alla propria origine, al suo villaggio e alla cultura della tribù Ndebele, porta avanti con orgoglio un forte attaccamento alla tradizione, cui attinge a piene mani senza che questo diventi sinonimo di staticità e conservatorismo, anzi cercando di unire locale e globale, conservazione e innovazione.

Tradizione è, per sua stessa ammissione, un ambito mobile, che si arricchisce grazie a stimoli di natura diversa e sempre proiettato verso il futuro. Le sue opere, un caleidoscopio di colori in campiture piatte, con forme geometriche suggerite dai contorni neri, prendono spunto dai motivi con cui tradizionalmente le donne della sua tribù dipingevano esternamente e internamente le case in occasione del “rito di passaggio” all’età adulta dei figli maschi. A tale scopo veniva usata con una preparazione a base di sterco di vacca e gesso, che Mahlangu ha sostituto con colori industriali.

Anche Seni Camera non ha mai lasciato Bignona, in Senegal, nonostante la fama di cui gode a livello internazionale. Le sue sculture in creta, dall’aspetto marmoreo grazie alla particolare cottura a basse temperature, sono un vero viaggio in un mondo mentale caratterizzato dall’accoglimento dell’insaziabile bisogno d’amore dell’umanità. Affettività amicizia, solidarietà, condensate in grovigli di teste, piedi, mani e seni, ventri morbidi come la terra.

La tradizione animista informa le opere di Bush Mikidadi, dalla Tanzania, straordinariamente moderne e di una forza visionaria che rimanda a paralleli occidentali, come la pittura di Hieronimus Bosch. Con cere, inchiostri e matite colorate dà vita a mondi paradisiaci e fiabeschi dominati dal rapporto simbiotico tra e esseri viventi e natura primordiale, sola e assoluta divinità che governa il mondo.

L’universo delle maschere, il forte simbolismo spirituale e religioso che ne fa strumento di identificazione culturale e sociale, è al centro della ricerca artistica di John Goba, originario della Sierra Leone. Le sue opere fondono elementi tratti dalla tradizione e dalle leggende Yoruba e icone moderne, come i robot delle pellicole di fantascienza. Realizza così totem con teste animali e umane coronate da aculei di porcospino, praticamente onnipresenti negli ultimo lavori: un modo per assicurare protezione e impedire l’accesso al cuore dell’opera. Ogni scultura, secondo Goba, ha infatti la sua storia misteriosa di cui solo l’artista possiede la chiave di lettura.

Con un linguaggio moderno e uno stile semplice e diretto (definito afro pop), comprensibile da tutti e per questo universale, il congolese Cheri Samba porta in scena le meraviglie e le sofferenze del suo popolo, di cui racconta, con poesia e ironia, i più toccanti problemi sociali: la fame e la malattia, la guerra e la prostituzione, il potere delle armi e la corruzione, la povertà diffusa e la ricchezza concentrata in poche mani, la religione e il tribalismo.

Anche la fotografia è protagonista della Biennale. L’Africa è ben rappresentata dal lavoro del sudafricano Graeme Williams, attento a documentare le tematiche sociali del continente, dai cambiamenti climatici allo sfruttamento del lavoro, ma anche la cultura e la vita di una realtà ricca di contraddizioni come quella africana.

Serena Colombo

Terza Biennale Internazionale d’Arte - Safari: artisti e sciamani

Curatore: Achille Bonito Oliva
Luogo: African Dada Resort Casuarina di Malindi (Kenya)
Date: dal 30 dicembre 2010 al 28 febbraio 2011
Orari: tutti i giorni 10-18
Ingresso libero
Catalogo: bilingue, italiano e inglese, edito da Adriano Parise Editore

Per informazioni:




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