Affascinati da internet. I giovani del Benin sempre più online

Un’inchiesta condotta nei cyber-cafè di Cotonou, per capire come è fruito il web, e come se ne appropriano giovani e adulti. Il mondo virtuale e quello reale.

af 88-2Il Benin è un piccolo stato africano affacciato sul Golfo di Guinea poco conosciuto dagli occidentali. È un paese che negli ultimi dieci anni sta attraversando un cambiamento socio-economico rapido e, sotto alcuni aspetti, poco controllato. Un fenomeno interessante per studiare questo cambiamento è lo sviluppo di internet.

Può sembrare strano o quanto meno futuristico, eppure parlando con i giovani del posto ci si rende conto di quanto la Rete stia entrando nella loro vita quotidiana, modificando l’immaginario collettivo sulla realtà e, di conseguenza, la percezione di se stessi. Il Benin ha effettuato la sua prima connessione ad internet nel dicembre 1995, in occasione del sesto congresso della francofonia (coordinamento internazionale dei paesi francofoni) tenutosi nella sua capitale Cotonou.

Nel 1998 la velocità di trasmissione dei dati è stata aumentata a 128 Kb/s grazie al progetto americano Leland Initiative. Ma mentre molti altri paesi africani, pur essendosi collegati alla Rete più tardi, sono riusciti in tempi rapidi a raggiungere buoni livelli di connessione, il Benin solo nel 2001 arriva alla velocità di 1 Mb/s. Ciò mette in risalto l’essenzialità delle infrastrutture adeguate per uno sviluppo di internet armonico e vantaggioso per il paese.

La giornalista francese A. C. Robert scrive nel suo libro L’Africa in soccorso dell’Occidente, tradotto nel 2006 dalla EMI:

“L’accesso alle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione (NTIC), in particolare Internet, resta ancora molto problematico: le attrezzature costano care e la fornitura regolare di elettricità è ancora aleatoria in molti paesi. Le famose autostrade informatiche passano molto al largo del continente nero. I piani di sviluppo di queste nuove tecnologie devono tassativamente risolvere a monte la questione delle infrastrutture e del costo dell’elettricità, come pure quella della produzione stessa di informazione, poiché Internet veicola in larga misura dati prodotti nel Nord”.

Le statistiche in merito allo sviluppo di internet in Benin sono ad oggi abbastanza controverse, anche perché in Benin, come in molti paesi africani, la società informale che vive e si sviluppa al di fuori dei canali istituzionali ufficiali è ancora molto significativa. È interessante notare l’evoluzione dei cybercentre (o cybercafé) che mettono a disposizione del pubblico, a pagamento, la connessione a internet. Nell’ottobre 1997 esistevano solo 4 o 5 cyber a Cotonou, nel 1999 si è passati a 20 (compresi 2 a Porto-Novo, 1 a Bohicon e 1 a Parakou) e dal 2005 è avvenuta una vera e propria esplosione; a fine 2008, nella sola Cotonou, se ne contavano diverse centinaia.

I pionieri dei cybercafé, umili e ingegnosi

Da un lato questo è l’effetto del miglioramento della rete telefonica e dunque delle connessioni internet analogiche (ancora la maggioranza in Benin), ma dall’altro è il naturale epilogo del percorso formativo dei primi tecnici informatici i quali, terminati gli studi presso le scuole parauniversitarie di informatica e non trovando facilmente lavoro in azienda, tentano di aprire un’attività in proprio installando una o due cabine telefoniche e, mediamente, quattro o cinque computer con collegamento a internet.

Certo in molti di questi cyber i disservizi sono più dei servizi: cercando di investire il meno possibile, le connessioni sono lente, gli strumenti obsoleti già in partenza. E così, come facilmente aprono, facilmente chiudono. Attualmente però, soprattutto a Cotonou, esistono cybercafé con l’ADSL o il collegamento satellitare: il costo di un’ora di connessione è leggermente più alto (mediamente 1€), ma la qualità del servizio è indubbiamente più elevata.

Il Ministero della Comunicazione e delle Nuove Tecnologie ha in progetto di realizzare tre interventi per contribuire allo sviluppo delle TIC e di internet:

1) creare un collegamento internet in ogni comune nelle vicinanze di una radio locale che possa servire da divulgatrice sul territorio delle informazioni ricavate dalla Rete;

2) iniziare a fornire un computer ed un collegamento internet ad alcune scuole pubbliche che abbiano dei minimi requisiti per poterli utilizzare;

3) installare computer e internet in ciascuna delle 20 CLAC nelle quattro regioni più disagiate del Benin (Atacora, Donga, Mono e Couffo). Le CLAC (Centre de Lecture et de Animation Culturelle) sono 20 piccole biblioteche in altrettante cittadine nel nord Benin, collegate fra loro in sistema interbibliotecario che prevede, tra l’altro, lo scambio di libri e giornali pubblicati anche nelle lingue locali.

Integrare internet nella scuola e nel lavoro

Per ognuno di questi pilastri vengono indicate strategie e azioni coordinate tra le quali la riforma dei sistemi d’insegnamento scolastico e universitario, l’adattamento dei programmi e dei metodi d’insegnamento e lo sviluppo di applicazioni e contenuti endogeni. Forse, dopo dieci anni dai primi passi di internet in terra beninese, ci si sta rendendo conto della vera posta in gioco?

Ma la strada è ancora lunga, ce lo ricorda Madeleine, una dei tanti giovani intervistati durante le mie permanenze in terra d’Africa: “Molti adulti non sanno nemmeno cosa sia internet e comunque non se ne parla mai né a casa né a scuola. Eppure sarebbe importante, soprattutto per i ragazzi. Alcuni genitori pensano che internet sia come la televisione. Non capiscono che bisogno ci sia di andare al cyber a spendere dei soldi quando si ha la televisione a casa propria o del vicino. E poi non ho mai visto un adulto al cyber con i ragazzi. Nemmeno a scuola si parla dei rischi di internet. Al massimo qualche professore dice di utilizzarlo per fare le ricerche. Al giorno d’oggi, comunque, se non sai usare internet ti si precludono un sacco di opportunità, per lo studio, per il lavoro e in generale per la vita di tutti i giorni. Prendiamo ad esempio il lavoro: se al giorno d’oggi non sai usare il computer e internet, non ti prendono. Dunque è importante avere delle competenze informatiche non solo per gli studi ma anche per trovare lavoro” (Madeleine A. – 23 anni).

Partendo da queste considerazioni si può cercare di delineare il ritratto del cybernauta beninese odierno: studente, 25enne, maschio, di ceto medio-basso, residente nella città di Cotonou nel sud del Benin. Trattandosi di caratteristiche che hanno alle spalle motivazioni di natura socio-economica e culturale complesse, difficilmente muteranno in tempi rapidi. Ma considerando anche che la popolazione del Benin, come di tutta l’Africa nera, è mediamente molto giovane, può anche essere vero il contrario.

E per affrontare quest’ondata di cambiamento prorompente, di cui non si può calcolare la rapidità e l’entità, bisogna da subito essere pronti. Radio e televisione sono tutt’ora più diffusi, ma le informazioni trasmesse sono limitate quantitativamente e spesso legate all’ambito locale e nazionale. Al contrario internet, sempre più abbordabile logisticamente ed economicamente, è un pozzo senza fondo.

Se a ciò si aggiunge che il 95% dei contenuti sono ancora occidentali, è facile intuire quale potenziale di risorse e di rischi la Rete rappresenti. I comportamenti dei ragazzi, l’abbigliamento, il modo di parlare, il modo di studiare e di comunicare sono già sensibilmente influenzati. Ma ciò che merita ancor più attenzione, al di là di questi elementi folkloristici, sono i pensieri e i sogni di questi giovani cybernauti. “Agghindati da capo a piedi con vestiti usati, un cellulare in mano e l’Europa in testa, i nostri figli aspettano, a migliaia, intorno ad una teiera o a un bicchiere di birra”: così descrive i giovani Aminata Traoré, scrittrice ed ex ministro della cultura del Mali.

Il problema non sono tanto i vestiti, il cellulare e, paradossalmente, nemmeno “l’Europa in testa”: da giovani è naturale il desiderio di viaggiare, di conoscere realtà diverse, di sperimentarsi.

Divario socio-culturale


Il vero problema è come evitare una deriva definitiva e preannunciata di questi ragazzi, i quali rischiano di perdere il contatto con la realtà locale (talvolta apertamente rifiutata) in nome di un mondo virtuale presentato sul web e ampiamente immaginato. Altro problema è il mondo degli adulti che, almeno per quanto riguarda il Benin, non sono preparati ad affrontare la sfida che internet propone. Per loro è sufficiente che il governo e la cooperazione internazionale installino computer e collegamenti internet; ma poi non beneficiano di un preciso programma di sviluppo delle NTIC integrato con progetti di sensibilizzazione e formazione a riguardo.

Ma se è vero, come afferma Laura Sartori, che il divario digitale non è solo quello “strutturale” (ovvero tra chi ha accesso a internet e chi no) ma è anche e soprattutto quello “socio-culturale” (ossia tra chi ha delle competenze e chi no), è chiaro che la preoccupazione principale dovrebbe essere quella di avere persone in grado di sfruttare ed insegnare a sfruttare le opportunità che la Rete offre, evitandone i rischi.

In Benin manca ancora una forte coscienza critica su questo fenomeno sociale dilagante, quindi i ragazzi sono lasciati a loro stessi, con i loro dubbi, curiosità, voglia di evadere e trasgredire, di fronte ad una finestra aperta su mondi lontani ormai a portata di mano, anche se spesso non a portata di testa. L’impossibile può talvolta diventare possibile, ma l’inimmaginabile è al di là dell’appannaggio umano; internet, superando ogni barriera geografico-culturale, riesce a trasformare, per qualcuno, l’inimmaginabile in possibile.

In altri termini, la Rete non concede il tempo a molte culture non-occidentali di attrezzarsi per comprendere ciò che vedono on line, e così esse subiscono gli stimoli anziché interagire con loro. E gli stimoli non assimilati si rivelano destabilizzanti e disgreganti, anziché forieri di mutamenti endogeni armonici e arricchenti. Di questo il mondo adulto non si è ancora perfettamente reso conto e vive solo dell’entusiasmo per la novità tecnologica.

Opinioni contrastanti

Quanto internet possa influire sull’istruzione e sulla formazione – e più in generale sull’educazione e sulla cultura - è ancora poco evidente e, per questo, anche più controverso. Su questo tema esistono dunque opinioni contrastanti. Il caso dell’Africa è emblematico: l’evoluzione di questo continente negli ultimi dieci anni, in seguito all’adozione delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione, ha conosciuto tali slanci e blocchi, in un proliferare di contraddizioni e contrasti soprattutto tra contesto urbano e campagna, da disorientare spesso sociologi e antropologi in merito all’impatto culturale di questi nuovi media.

Parlando anche solo di internet, c’è chi afferma che la Rete non sia altro che il braccio tentacolare dell’impero economico-culturale occidentale in grado di distruggere dall’interno la cultura locale che lo adotta, agendo come un cavallo di Troia. Altri, invece, affermano che rappresenti ormai l’unica àncora di salvezza per evitare la deriva definitiva di molte società da tempo in bilico. La scommessa si gioca sul grado di consapevolezza dei governanti e, soprattutto, della gente comune.

Francesca Moratti

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