L’Africa delle meraviglie in mostra a Genova

1 reliquiario kotaDivinità, volti di donne e uomini, maschere, oggetti che mettono in contatto il mondo terreno con una dimensione invisibile. Sono questi e altri ancora i tasselli che compongono il grande puzzle dell’esposizione denominata L’Africa delle meraviglie, aperta sino al 5 giugno 2011, presso le sedi del Palazzo Ducale e del Castello D’Albertis di Genova.

I curatori, Ivan Bargna, docente universitario, esperto in antropologia culturale, e l’africanista Giovanna Parodi da Passano, coadiuvati dal contributo del filosofo e antropologo francese Marc Augé, hanno raccolto tra importanti collezioni private italiane, opere d’arte africana di alto valore estetico. Una selezione di espressioni artistiche provenienti dall’Africa occidentale e centrale, che mette in luce la complessità culturale di varie etnie.

Nelle cinque sale del Palazzo Ducale dedicate alla mostra si percorre un itinerario ricco di simbolismi. Le statue provenienti dalla Costa D’Avorio, dal Benin, Camerun, Burkina Faso, dal Congo, dalla Liberia rappresentano antiche credenze animistiche e cosmologiche.

Si possono osservare feticci, realizzati artigianalmente partendo da ciò che la natura offre, come tronchi, pietre, pelli di animali, manifestazioni di pratiche magiche, raffiguranti spiriti o antenati. Essi sono rivestiti di un alone sacro e utilizzati nel corso di cerimonie per propiziarsi le forze benefiche. Colpisce in particolare la frequente simbologia della fertilità, riprodotta da bellissime statue femminili in legno, spesso affiancate da una coppia di bambini.

Lungo il percorso si rimane incantati dall’estetica delle maschere, intagliate con grande creatività, che conferiscono forma concreta agli spiriti della natura o dei morti, quel mondo invisibile col quale le etnie africane comunicano per mezzo di oggetti che si trasformano in arte. Le maschere sono raffigurate con varie espressioni – bizzarre, grottesche, con lineamenti deformati – e utilizzate nel corso di danze cerimoniali, legate per esempio ai cicli delle stagioni, a matrimoni, nascite e ai riti del raccolto.

Le maschere sono un elemento centrale nelle società segrete, composte in prevalenza dagli uomini, sebbene esistano anche società formate da sole donne: casi rari, che si possono incontrare in Sierra Leone e in Liberia. La mostra enfatizza proprio questa peculiarità esponendo le cosiddette Bundu, maschere-elmo della società segreta femminile Sande provenienti dalla Liberia.

Oltre alla suggestione estetica e simbolica dell’arte africana, l’esposizione presenta anche contributi video che proiettano il visitatore nelle danze cerimoniali connesse al culto delle “madri-streghe” degli Yoruba e poi ancora nel sincretismo di maschere antiche e moderne. I documenti video raccolgono inoltre le testimonianze dei collezionisti italiani di arte africana che hanno contribuito con la loro passione all’installazione della mostra.

L’itinerario nei linguaggi artistici dei popoli dell’Africa si dilata poi nelle ricche sale del Castello D’Albertis, già sede del Museo delle Culture del Mondo. Qui, l’Africa delle meraviglie continua attraverso statue lignee principalmente legate all’etnia Yoruba, raffiguranti la maternità e bambini gemelli, considerati canali ideali per entrare in contatto con il mondo invisibile.

Il pregio dell’esposizione curata da Ivan Bargna e da Giovanna Parodi da Passano è quella di fornire un’ampia prospettiva sulle espressioni artistiche di molte etnie africane. È uno sguardo che va oltre l’aspetto estetico, poiché, come si è fin qui spiegato, statue, maschere e altri oggetti racchiudono simbolismi reconditi, che si possono carpire solo attraverso la comprensione delle diverse culture dell’Africa.

In tutto il percorso espositivo mancano tuttavia spiegazioni dettagliate dei singoli oggetti in mostra, dei quali, oltre alla provenienza e al titolo, non vengono forniti i significati, come i collegamenti tra l’etnia di appartenenza e la divinità, l’antenato, o lo spirito rappresentato. Una mancanza che il visitatore può colmare non solo attraverso letture, ma anche intraprendendo viaggi vissuti con il doveroso rispetto verso tradizioni ancestrali, che si tramandano di generazione in generazione, ma sempre più minacciate dalla modernità e da forme di turismo che appiattiscono riti millenari. Solo con uno sguardo aperto e attento si può guardare l’arte africana nei suoi profondi e molteplici significati.

Silvia Turrin

Fino al 5 giugno 2011 - Genova, Palazzo Ducale

Per approfondire:


Guarda alcune delle opere esposte:

SMA, via Borghero 4 - 16148 Genova - info(at)missioni-africane.it - Web Design & CMS RossiWebDesign/Siti Web Genova