Mauritania, un milione di poeti

mauritania interno biblio chinguettiLa poesia in Mauritania è un patrimonio nazionale. La si recita, la si canta, la si scrive. In arabo o in hassaniya, in pulaar o in soninké, in wolof o (dagli anni ’60) in francese.

“Il mio paese è una perla discreta
come delle tracce nella sabbia.
Il mio paese è una perla discreta
come dei mormorii di onde
sotto un brusio serale.
Il mio paese è un palinsesto
sul quale si consumano i miei occhi insonni
per inseguire la memoria.”

È questo il canto dedicato al suo paese dal poeta e linguista Ousmane Moussa Diagana (morto nel 2001), inserito nella sua prima raccolta, Notules de rêves pour une symphonie amuruese (Postille di sogni per una sinfonia amorosa, 1994).
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Questi pochi versi riassumono i principali temi della poesia mauritana in lingua francese: nazionalismo, memoria africana, contrapposizione tra le tribù del nord (i nomadi arabo-berberi, “i figli delle nubi”) e quelle del sud (i negro-africani, “la gente del fiume”). Come una perla, la Mauritania è un incrocio tra l’acqua del fiume Senegal e la sabbia del Sahara.

Agli inizi la poesia francofona – i cui primi test sono stati pubblicati solo dopo l’Indipendenza – è stata marcata dalla corrente letteraria della negritudine. Più tardi si è però liberata dai modelli venuti dall’altra riva del fiume Senegal (Senghor, Birago Diop) per aprirsi alle influenze della poesia araba, di cui il “paese dal milione di poeti” (così è stato soprannominato) è stato e rimane un caposaldo.

La Mauritania è da sempre un produttore molto dinamico di poesia popolare, in particolare nel dialetto arabo locale, l’hassaniya. Accanto alla creazione araba sopravvivono dei generi tradizionali negro-africani in lingua pulaar e soninké, come l’epopea e il lelé, che, ispirandosi alla poesia pre-islamica, celebra l’amore romantico.
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È solo nel 1966 che viene stampato Presque griffonage ou la Francophonie (Quasi scarabocchi o la Francofonia), di Oumar Bâ, la prima opera in francese pubblicata da un mauritano. Il ritardo con cui il paese è entrato nella francofonia si può spiegare con il debole tasso di scolarizzazione durante tutto il tempo coloniale,
e con la percezione negativa che avevano molti mussulmani della lingua di Molière, considerata come “la lingua dei miscredenti”.

Storicamente sono stati dei negro-mauritani del sud ad adottare per primi il francese, come strumento per affermare la propria identità di fronte alla secolare dominazione politica e culturale dei Mauri. Non c’è da stupirsi, dunque, che i primi poeti a pubblicare in francese siano usciti dalle loro fila.

Oumar Bâ è un precursore, da una parte con la sua opera composta di traduzioni di detti e racconti in lingua pulaar (Poèmes peuls modernes, del 1965, pubblicato in edizione bilingue francese-pulaar), e dall’altra con un volume di proprie creazioni in francese, che celebrano l’Africa del Sahel, la sua natura crepuscolare, i suoi miti e i suoi eroi (Odes sahéliennes, 1978).

mauritania biblioteca chinguettimauritania case oualataNato nel 1921, in un villaggio vicino alla frontiera con il Senegal, Oumar Bâ mette in scena un’Africa delle regioni, piuttosto che un’Africa degli Stati. Storico, evoca gli imperi del passato, confrontando gli splendori di un tempo con l’impotenza e la decadenza del presente.

Classica nella forma poetica (uso dei versi alessandrini), la sua poesia richiama elementi tipici di Senghor, benché cominci ad aprirsi alla corrente della “neo-negritudine”, che contesta la visione idilliaca dell’Africa precoloniale.

Nei salotti culturali di Nouakchott e di Nouadhibou, però, questa contestazione della negritudine non è ancora arrivata, e la poesia francofona, ancora ai primi passi, ripete con ostinazione i temi del primo Oumar: esaltazione di un passato idealizzato, celebrazione della donna nera…

I principali esponenti di questa poesia sono Djibril Sall, Assane Diallo, Youssouf Guèye, Mar Fall Diagne.

mauritania manoscritto 2“Le mie radici ai confini dell’invisibile / attingono la loro linfa nella negritudine”, confessa Sall nella sua raccolta Cimitière rectiligne (1977), una superba dichiarazione d’amore del figlio prodigo “all’Africa, madre amata”.

Diallo, invece, canta la donna, grazie alla quale la riconciliazione con il paese natale diventa possibile. Il suo poema Leyd’am (1967), che significa “la propria terra” in pulaar, ricorda la fusione mistica di Aimé Césaire con la sua Martinica natale.

Un sentimento di déja-vu, di riproposizione del passato, che fa sì che questa corrente tardiva della negritudine non abbia ottenuto il successo che meritava. Prova ne è anche il fatto che oramai nessuno stampa più questi testi della prima ondata di poeti mauritani francofoni.

È solo dopo gli anni ’80 che questa corrente riprende vigore. Ma i temi sono cambiati: addio alla negritudine e benvenuta la “ibridità”. Sia i poeti di origine maura, che quelli negro-africani, tutti traggono ispirazione tanto dalla mitologia peul, soninké e wolof, come pure dalla tradizione hassaniya. Cantano nei loro versi l’amore e la nostalgia. Raccontano il loro paese, ricco della sua ibridità, strattonato da una parte dalla sua arabità, e dall’altra dall’anima africana.

Tirthanakar Chanda, su Jeune Afrique n° 2607-08

Foto:
1. Un lettore nella antica Biblitoeca di Chinguetti
2. Il poeta e linguista Ousmane Moussa Diagana
3. Manoscritto conservato nella Biblioteca di Oualata
4. L'ingresso della Biblitoeca di Chinguetti
5. Case di Oualata
6. Un altro manoscritto

Due video sulla biblioteca di Chinguetti, che conserva antichi manoscritti, il primo in italiano e il secondo in francese:





Approfondimenti:



Testi in pdf:

La tesi dottorale di M’bouh Séta Diagana, disponibile in pdf:

La littérature mauritanienne de langue française. Essai de description et étude du contenu.

Réflexions autour de langue de la poésie maure, un articolo di Catherine Taine-Cheikh:

La littérature mauritanienne: Portrait d’un héritage négligé, articolo di Ulrich Rebstock:

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