La stella della redenzione. Riflessione d'Avvento

La stella della redenzione. Riflessione d'Avvento

novembre 2009
Nel segno dell'ospitalità. La stella della redenzione
Note e commenti per il tempo di Avvento


L’Avvento è un tempo di grazia e di conversione all’Altro. Le comunità ecclesiali del mondo intero si mettono in cammino verso Betlemme per contemplare il mistero del Dio Emanuele, il Natale di Gesù Cristo, una sorpresa che solo Dio poteva inventare. Il Verbo si fa carne, mette la sua tenda in mezzo a noi. La liturgia ci invita a baciare il ‘Bambino’ ed a prenderlo tra le braccia.

Vi proponiamo una riflessione sul tema dell’ospitalità. La riteniamo sempre di grande attualità: è noto a tutti il deficit di accoglienza nella nostra società.

L’icona scelta per la meditazione è tratta da Luca 7,36-50


Non basta invitare qualcuno a pranzo. E neppure accoglierlo nella propria casa. O allora sedersi allo stesso tavolo. Nell'atteggiamento del Fariseo Simone appare un qualcosa che tutto decide. Si tratta del SE...

...SE costui fosse un profeta, saprebbe chi, e che specie di donna è colei che lo tocca... (v. 36)

Il SE indica un giudizio definitivo sul Maestro e sulla donna. Una condanna senza appello per la seconda. Un dubbio escludente per Gesù. Questa storia svela qualcosa e qualcuno. IL qualcosa si potrebbe chiamare OSPITALITA’. Il qualcuno invece è lo stile che la traduce nel quotidiano.

...Tu non mi hai dato l'acqua per i piedi... (v. 44)

L'ospitalità inizia dall'acqua e dai piedi. Entrambi sono segno di riconoscenza. Per il cammino percorso e la fatica del viaggio. L'ospitalità comincia sempre dal basso. Dai piedi. Perché scaturisce dall'umiltà di chi è grato per il cammino. Lavare i piedi all'ospite significa accogliere la novità e l'inedito che il messaggero nasconde con sé. Prima ancora di parlare e raccontare. Ancora prima di chiedere i motivi della visita. Conta solo mettersi ai piedi dell'ospite per lavarli e lavarsi.

...Tu non mi hai dato un bacio... (v. 45)

Dai piedi si passa al volto. Gli uni e l'altro vanno insieme. I piedi del pellegrino e dello straniero. I piedi dei migranti. Il volto è quello di tutte le stagioni. Il volto dello straniero. Con un bacio ci si gioca e ci si tradisce. Le labbra si fidano e sfidano. Convenzioni, pregiudizi e promesse. Con un bacio si può tradire il Figlio dell'Uomo. Lavare i piedi è segno di rispetto per il viandante. Dare il bacio è andare oltre la cortesia e le norme stabilite dalla legge. Dalla soglia dell'incontro si è fatti entrare nella stanza. Forse anche Dio ha bisogno del bacio sul volto. Gli ricorda il suo primo bacio. Quello del soffio iniziale della creazione. Ogni bacio ricrea giorni e paesaggi nuovi di vita. La madre genera col grembo e soprattutto con le labbra. Anche l'ospite da esso viene rigenerato.

...Tu non mi hai cosparso il capo di olio profumato... (v. 46)

E' la festa e la gioia della nuzialità. L'ospite accolto nella lavanda dei piedi è incoronato di gloria. Lo spreco del profumo e dei poveri che saranno sempre con noi. Perché vengano lavati loro i piedi. Baciati sul volto e profumati con olio sul capo. Il profumo è quello dell'ospitalità. Si espande attorno alla casa. Allontana l'odore di rancido frutto dell'avarizia che è idolatria. Entrambe generano aridità e grettezza di spirito.
L'olio profumato dalla semplicità e dalla letizia degli occhi. Cosparso sul capo come segno di festa che introduce al banchetto della speranza. A quello tutti i popoli sono invitati. Coi vestiti di nozze.

...Vedi questa donna?...Mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli...Non ha cessato di baciarmi i piedi...mi ha cosparso di profumo i piedi...
(v.44-46)

Se l'Avvento è tempo di ospitalità è perché si comincia dai piedi. L'ospite accolto si trasforma in parola di pace. Simone il Fariseo non ha fatto entrare nessuno nella sua casa eccetto se stesso. La tavola era imbandita nell'arroganza della solitudine. Il suo SE iniziale ha recintato la novità dell'incontro. Non ha osato uscire dal sistema di sicurezza di cui si è fatto ostaggio.
Simone a volte rappresenta le nostre comunità.

...per questo le sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato... (v.46)

Le nostre mani che si inginocchiano ai piedi da lavare. Le labbra che cercano il volto da baciare. Il profumo dell'ospitalità che si trasfigura in corteo nuziale. Allora saremo accolti dal Dio che si fa ospitare nella sua venuta da straniero.

Interrogativi


  • Com'è lo stile delle nostre relazioni in comunità e fuori comunità?
  • Siamo diretti dai baci della cortesia o dalle catene del pregiudizio?
  • Quali i SE nei confronti di chi bussa alla nostra porta e domanda attenzione e rispetto?
  • Quanto c’è di ‘Simone il Fariseo’ nel nostro modo vedere ed accogliere chi bussa?
  • Che cosa significa per le nostre comunità quanto sta accadendo nella nostra società italiana?
  • Abbiamo preso apertamente posizione contro il “pacchetto sicurezza” per quanto riguarda il settore migranti?
  • Come tradurre l'ospitalità alla maniera della donna del Vangelo?
  • Quale immagine di Dio avrebbe necessità di essere 'ospitata' nella nostra comunità?
  • Quanti nomi e quanti volti di migranti della mia città conosco?


Commissione Giustizia e Pace - CIMI (Conferenza degli Istituti Missionari Italiani)


Immagine qui sotto: Dipinto "African Madonna and child, di Anne-Marie de Waal

15-11-2009
dia-091107 lettera ospitalita

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