Babani Koné, una griot al femminile

Babani Koné, una griot al femminile

settembre 2013
È considerata una delle più importanti voci del Mali, suo Paese d’origine. Il legame con la sua terra è talmente forte che preferisce cantare durante le cerimonie tradizionali piuttosto che mostrare le sue capacità nelle metropoli del mondo. Un’eccezione la farà il 21 settembre prossimo, quando si esibirà a Parigi per raccogliere fondi per la ricostruzione di alcune scuole in Mali.


babani kone


Soprannominata “la principessa di Ségou”, poiché nata in questa città lambita dalle acque del fiume Niger, Babani Koné è una donna eccezionale, per varie ragioni. In primis, ha sviluppato le sue innate capacità vocali tanto da divenire stimata griotte del Mali; ha inoltre una forte personalità, con cui esprime l’energia, il coraggio e lo slancio creativo delle donne. Nata alla fine degli Sessanta (l’anno esatto non è dato sapere con certezza), Babani, il cui vero nome è Fatoumata, discende da una famiglia di cantori. In particolare, ha ereditato le doti della nonna Awa Koné, celebre griotte richiestissima per allietare matrimoni e battesimi. La nipote Babani, sin da piccola, veniva coinvolta in queste cerimonie dalla nonna, proprio per farle apprendere i segreti di questa antica arte che decanta la storia e la cultura ancestrali. Da allora, Fatoumata cresce al ritmo dei suoni tradizionali, li assorbe e li fa propri, seguendo così le orme di nonna Awa.

La sua partecipazione, nel 1983, al Festival Etoiles d’Afrique ad Abidjan ne accresce la fama, tanto da cambiarle il destino: sei anni dopo, Toumani Diabaté, virtuoso di Kora, la invita ad accompagnarlo al Festival de Dranouter-Gang in Belgio; dieci anni dopo, ottiene ottimi consensi di critica al Festival Africolor, in Francia. Le sue radici rimangono in Mali ed è qui che riceve prestigiosi riconoscimenti, come Migliore artista nel 2008, per poi essere insignita dell’onorificenza di Cavaliere dell’ordine nazionale del Mali. Il suo primo album, Sanou Djala, è uscito nel 1996: un disco splendido, intriso delle sonorità della sua terra, impreziosito dalla sua voce incisiva, profonda, evocatrice degli elementi della natura del Mali. Babani Koné, con le sue caratteristiche timbriche, celebra la musica mandinga, grazie anche a un ensemble che l’accompagna nei concerti in cui si trova un tripudio di strumenti tradizionali dell’Africa occidentale, dal N’goni al balafon. Portavoce della cultura ancestrale della sua terra, Babani Koné è fortemente critica verso l’antica usanza di praticare l’infibulazione alle donne: una consuetudine aberrante, che vìola la libertà e i diritti fondamentali di un essere umano.

Coraggiosa e consapevole della sua influenza carismatica, questa griotte contemporanea ha deciso di utilizzare la sua voce per raccogliere fondi a favore delle associazioni locali del Mali, impegnate nella ricostruzione delle scuole, dopo i terribili bombardamenti avvenuti durante il recente conflitto che ha sconvolto il Paese. Caso vuole, Babani canterà a Parigi, in quella Francia che ha voluto e sostenuto la guerra in Mali nel 2013, ufficialmente per contrastare la ribellione Tuareg e per mettere fine all’occupazione del nord del Mali da parte dei ribelli islamisti affiliati presumibilmente ad Al Qaeda. Già nel 2012, Babani aveva appoggiato il progetto di Salif Keita, musicista maliano, nonché Presidente dell’Unione delle associazioni degli artisti, dei produttori e degli editori del Mali, volto a organizzare un concerto per la pace, cui hanno partecipato anche Toumany Diabaté, Oumou Sangaré, Salif Keita, Bako Dagnon, Bassekou Kouyaté, Boubacar Traorédit Kar-kar, Vieux Farka Touré, Oumou Dédé Damba, Amadou e Mariam, Habib Koité.
Babani ha espresso il suo legame con la terra d’origine anche nel suo ultimo album intitolato Mali ba, disco acustico ispirato alla musica tradizionale del suo Paese, dove trionfa un dialogo sonoro tra kora, djembé, flauto, balafon. Un omaggio in musica all’indipendenza di una nazione che sembra rimanere, in realtà, all’ombra della vecchia madrepatria francese, condizionata ancora da scelte e interessi esterni ai confini africani.


Silvia C. Turrin
13-09-2013



Babani Kone "Nama Ndiaye Nana"


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