Prova

Zanzibar, sebbene sia un piccolo lembo di terra politicamente collegato alla Tanzania, racchiude al suo interno tanti micromondi che la rendono un crogiolo di volti, colori, usanze. A renderla così misteriosa e piena di fascino per tanti turisti è l’intreccio di diverse culture che hanno lasciato i loro segni lungo l’arco della storia. Qui convivono elementi tipicamente africani con influssi portoghesi, inglesi e poi ancora si osserva la forte presenza araba, persiana e si percepiscono echi dall’India.

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Questo meltin
g pot deriva dalle tante traversie che l’isola ha sperimentato nel corso dei secoli: prima con l’arrivo degli arabi musulmani, provenienti dall’Egitto, dall’Arabia e dalle coste meridionali della Persia, poi con l’affermazione del sultanato di Kilwa, che ha resistito per oltre cinque secoli.

Dopo un intermezzo portoghese Zanzibar, nella prima metà dell’Ottocento, cadde sotto la sovranità di Sa‛īd ibn Sulṭān, imām dell’Oman. La stabilità politica di quest’isola è emersa solo con la formazione dell’odierna Tanzania. Punto cruciale per gli scambi commerciali tra Africa e Oriente, Zanzibar è stata da sempre nota come terra delle spezie.


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