
Continua il nostro viaggio culturale-etnografico nel Mali. Dopo aver raccontato i miti e le tradizioni dei Bambara, proseguiamo l’itinerario attraverso la voce di altri due popoli: i Bobo e i Senufo.
L’etnia Bobo è da secoli che abita il Mali, nella regione meridionale; si trovano gruppi Bobo anche nella parte occidentale del Burkina Faso. Per tradizione, questo popolo ha una struttura sociale decentrata e non ha mai appoggiato il culto di un capo, nemmeno per quanto riguarda la struttura e l’organizzazione del sistema politico. Sebbene si siano integrati nel processo di modernizzazione accettando le istituzioni amministrativo-istituzionali dell’odierno Mali, sono riusciti a mantenere la loro identità, rafforzata da un loro specifico idioma.
Interessante è la loro cosmogonia religiosa. I Bobo sono devoti di Wuro, divinità che ritengono sia il loro creatore. L’aspetto peculiare è che questo essere soprannaturale non viene rappresentato fisicamente tramite iconografie, poiché non può essere descritto né a parole né per immagini.
Wuro è colui che crea ordine nel cosmo e sulla Terra, colui che rende possibile l’armonia e che riporta l’equilibrio in questo mondo. Per sollecitare la stabilità e la concordia sociale, i Bobo si prodigano con offerte al dio, affinché questi ascolti le loro invocazioni dirette a ristabilire un bilanciamento nelle forze terrene. Nella loro cosmogonia vi è anche Dwo, che si rivela durante le cerimonie delle maschere. Non è l’uomo che sceglie la maschera da indossare nel corso del rituale, ma secondo i Bobo è Dwo stesso che si manifesta in quella specifica raffigurazione. Attraverso la maschera il suo spirito entra in contatto con colui che la indossa, comunicandogli messaggi da indirizzare alla comunità.
I Bobo sono un popolo prevalentemente dedito all’agricoltura. Coltivano in particolare cotone che viene venduto e utilizzato per creare variopinti tessuti. Sono anche noti per le loro maschere, indossate con abiti policromatici. Durante le feste, oltre al tipico tamburo, i Bobo utilizzano altri strumenti cerimoniali come l’arco da bocca e la sanza a lamelle (che si ritrova anche presso l’etnia Songhai). L’arco da bocca è originario dell’area Mossi; si compone di una lamella di bambù o di metallo che viene portata alla bocca per suonarla. La corda riproduce note che vengono amplificate dalla cavità orale.
I Senufo nelle loro cerimonie prediligono soprattutto il balafon, lo xilofono africano costituito da varie lamelle di legno, ognuna delle quali riproduce una nota musicale. La storia dei Senufo in Africa occidentale risale al XV secolo quando questo popolo si stanzia nel sud del Mali (oltre che in Costa d’Avorio e in altre zone dell’Africa occidentale). La loro struttura sociale è più rigida rispetto a quella dei Bobo, poiché mantengono un sistema di caste in parte ancora esistente: al vertice della scala sociale vi sono gli agricoltori, mentre all’ultimo livello vi sono i musicanti.
Chi coltiva la terra è stimato. In ogni villaggio, tradizionalmente, c’era sempre un gruppo di contadini il cui lavoro era utilissimo in caso di carestie. Per un Senufo maschio è un onore diventare “il sambali”, cioè il miglior contadino della stagione. A lui viene riservato rispetto, come pure ruoli importanti nella comunità. Anche i Senufo, per allontanare gli spiriti non benevolenti organizzano riti con maschere, che si svolgono soprattutto in tempo di crisi e durante le cerimonie funebri. Celebri sono le loro maschere tipiche della società segreta maschile Poro. Dopo la Seconda guerra mondiale, l’identità Senufo si è andata diluendo col tempo e molti componenti di questa etnia si sono convertiti alla religione musulmana.
Interessante è la loro cosmogonia religiosa. I Bobo sono devoti di Wuro, divinità che ritengono sia il loro creatore. L’aspetto peculiare è che questo essere soprannaturale non viene rappresentato fisicamente tramite iconografie, poiché non può essere descritto né a parole né per immagini.
Wuro è colui che crea ordine nel cosmo e sulla Terra, colui che rende possibile l’armonia e che riporta l’equilibrio in questo mondo. Per sollecitare la stabilità e la concordia sociale, i Bobo si prodigano con offerte al dio, affinché questi ascolti le loro invocazioni dirette a ristabilire un bilanciamento nelle forze terrene. Nella loro cosmogonia vi è anche Dwo, che si rivela durante le cerimonie delle maschere. Non è l’uomo che sceglie la maschera da indossare nel corso del rituale, ma secondo i Bobo è Dwo stesso che si manifesta in quella specifica raffigurazione. Attraverso la maschera il suo spirito entra in contatto con colui che la indossa, comunicandogli messaggi da indirizzare alla comunità.
I Bobo sono un popolo prevalentemente dedito all’agricoltura. Coltivano in particolare cotone che viene venduto e utilizzato per creare variopinti tessuti. Sono anche noti per le loro maschere, indossate con abiti policromatici. Durante le feste, oltre al tipico tamburo, i Bobo utilizzano altri strumenti cerimoniali come l’arco da bocca e la sanza a lamelle (che si ritrova anche presso l’etnia Songhai). L’arco da bocca è originario dell’area Mossi; si compone di una lamella di bambù o di metallo che viene portata alla bocca per suonarla. La corda riproduce note che vengono amplificate dalla cavità orale. I Senufo nelle loro cerimonie prediligono soprattutto il balafon, lo xilofono africano costituito da varie lamelle di legno, ognuna delle quali riproduce una nota musicale. La storia dei Senufo in Africa occidentale risale al XV secolo quando questo popolo si stanzia nel sud del Mali (oltre che in Costa d’Avorio e in altre zone dell’Africa occidentale). La loro struttura sociale è più rigida rispetto a quella dei Bobo, poiché mantengono un sistema di caste in parte ancora esistente: al vertice della scala sociale vi sono gli agricoltori, mentre all’ultimo livello vi sono i musicanti.
Chi coltiva la terra è stimato. In ogni villaggio, tradizionalmente, c’era sempre un gruppo di contadini il cui lavoro era utilissimo in caso di carestie. Per un Senufo maschio è un onore diventare “il sambali”, cioè il miglior contadino della stagione. A lui viene riservato rispetto, come pure ruoli importanti nella comunità. Anche i Senufo, per allontanare gli spiriti non benevolenti organizzano riti con maschere, che si svolgono soprattutto in tempo di crisi e durante le cerimonie funebri. Celebri sono le loro maschere tipiche della società segreta maschile Poro. Dopo la Seconda guerra mondiale, l’identità Senufo si è andata diluendo col tempo e molti componenti di questa etnia si sono convertiti alla religione musulmana.
Di Silvia Turrin
13-11-2011
Per approfondire:
Un bel video della SMA di Feriole che spiega in dettaglio gli usi e costumi dei Senufo
Tra i popoli del Mali – prima parte
