Mi ha fato riflettere l’origine della rivolta del mondo arabo. Mohamed, un giovane tunisino faceva il commerciante ambulante. Nonostante fosse diplomato, non trovava lavoro per vivere degnamente, si uccise. E’ l’inizio di una rivoluzione. Tanti si identificano in Mohamed, e cominciano le rivolte popolari che finiranno con la fuga del dittatore Ben Ali il 14 gennaio. Poi verrà l’Egitto, la Libia, la Siria ecc.
La disperata decisione di Mohamed è stata lo scatto di una rivoluzione perché esistevano già il disaggio e il malessere di un popolo che non riusciva a trovare il modo di esprimere l’ingiustizia che stava vivendo.
Dice un proverbio africano: “Ciò che il cuore desidera ardentemente fa muovere le gambe”. Anche noi, missionari in Niger, sentiamo il bisogno di cambiamenti nella nostra vita missionaria. Perciò abbiamo cominciato a riflettere tra di noi e a condividere quello che sta nel cuore di ciascuno. Ma partiamo sempre dal lato positivo e valido di quanto facciamo ogni giorno. Personalmente ho manifestato quello che “riempie” il mio cuore: il cominciare a costruire da zero nuove comunità. Un mese fa, sono andato con alcuni fedeli per visitare una signora battezzata: l’unica cristiana di un piccolo villaggio. Con lei abbiamo salutato tutta la gente in un tramonto indimenticabile. Torneremo per cominciare da lei una piccola “Comunità Cristiana di Base” (CCB). La nostra speranza è presentarci così alla gente: una “Chiesa-Famiglia”, vicina, cordiale, umana, umile, partendo sempre da quella piccola CCB.
Quasi tutti sentiamo la necessità di cambiare lo “stile” della missione. Abbiamo bisogno di una nuova “configurazione” che risponda meglio, alle sfide che il Niger ci presenta oggi. Una configurazione più “strutturale” e un’altra più “personale”. Non posso in quest’articolo sviluppare il tema. Semplicemente posso condividere che, “personalmente”, alla base di questi cambiamenti, nella mia vita missionaria, ci sono la ripresa e considerazione più profonda della virtù dell’umiltà. Senza umiltà=verità non si può vivere in comunità.
San Paolo l’aveva capito bene (cfr Fil 2,3). Senza umiltà non saremmo in grado d’imparare dal popolo. Se questa virtù ci manca, non avremo mai uno sguardo trasparente per capire i cambiamenti più essenziali. Senza l’umiltà ci saranno sempre nel nostro cuore tanti “dittatori”!
Nello stesso modo com’è successo con la morte di Mohamed che ha fatto scattare una rivoluzione, l’umiltà, potrà fare scattare forse nella mia vita, e nella vita dei missionari dei cambiamenti veramente rivoluzionari? Questa non vuole essere una riflessione morale o pietista, anzi mi sembra essenziale, perché Gesù e i santi, e tutti i grandi uomini della storia ci mostrano questo cammino. Ciò di cui sono sicuro, è che i miei fratelli gourmancé sono i miei “maestri” in questa “scuola”.
E parafrasando Shakespeare, credo che “siamo fatti della stessa sostanza dei nostri sogni”, i nostri ideali, possono “configurare”, man mano, la nostra vita.
I desideri profondi fanno muovere le gambe…
p.Carlos Bazzara
Niger
