dopo “Uomini di Dio”…e...

Dalla stanza di Genova…

Carissimi,
ho rivisto per la seconda volta “Uomini di Dio”, dopo aver letto nel frattempo, “Più forti dell’odio” .
Non so se abbiate visto il film o letto il libro, che riporta alcuni scritti dei monaci di Tibhirine, rapiti e assassinati nel 1996 in Algeria. Vi invito a farlo. Ora sto leggendo un altro libro: “Pregare nella tempesta” – testimonianze di Christian de Chergé, priore del monastero. Direte: manie!! No!
Mi trovo a riflettere molto sulla vicenda dei sette monaci, e soprattutto sul cammino che hanno fatto davanti alla prospettiva del martirio… Sono arrivati a decidere di “restare” per fedeltà alla loro vocazione di monaci e allagente con cui vivevano strettamente legati! Non è stato facile scegliere, ma nella semplicità della loro vita quotidiana intessuta di preghiera e lavoro e nella vicinanza con i loro fratelli musulmani hanno trovato la forza di continuare e… rimanere.
Pensando a quanto sta accadendo in Libia in questi giorni, e in generale nel mondo arabo,
e collegandovi quanto hanno vissuto e stanno tuttora vivendo i nostri padri sma e suore nsa in Costa d’Avorio, mi chiedo con sincerità cosa avrei fatto, cosa farei io se fossi là, al loro posto!
E’ una riflessione sulla missione che mi viene spontanea. Missione come fedeltà nella prova, come “rimanere” fino in fondo al proprio posto. C’è una scena nel film particolarmente toccante, quando il priore Christian abbraccia il confratello Christophe, che angosciato si interroga sul senso di quanto sta vivendo, e gli dice: “ma la vita tu l’hai già donata.. quando hai lasciato tutto per venire qui…!”
Vita donata la nostra, dunque, sempre e dovunque....! per questo ha senso il “rimanere”!
Nella lettera della nostra giovane Suor Giuliana, ricevuta recentemente dalla Costa d’Avorio in fiamme, c’è un passaggio che mi colpisce particolarmente, e mi pare bello riportarlo qui.
“Qualcuno mi ha detto che sono arrivata qui, nella mia prima missione nel posto sbagliato, al momento sbagliato. Io ci ho riflettuto e penso e sento il contrario: è il posto che il Signore ha scelto per me, mi azzardo a dire, il momento giusto. E quello che vivo nel mio cuore, con in fondo un'incredibile pace che non allontana la paura ma che non le permette di diventare panico.
Certo la preghiera è cambiata vedendo tutta questa sofferenza e ingiustizia inutile: metto tutto ai piedi di Gesù facendo memoria del suo amore, leggendo i segni della sua presenza nel quotidiano, pregando di volontà più che di sentimento, con una fede più semplice, con il cuore più che a parole, ora che il Signore agisce imperscrutabile e incomprensibile... Qualcuno mi ha chiesto se sarei partita come stanno facendo altri stranieri. Ho risposto che io resto qui, nel 'mio' paese di missione, con la 'mia' gente, con le persone con cui ho intessuto rapporti profondi di amicizia e stima, accompagnando questi fratelli e sorelle in questo momento difficile della loro storia, che diviene anche mia storia...”

Grazie Giuliana! Tu mi insegni che cos’è la missione! “Restare, accompagnare..”
E’ un fatto. Vediamo soprattutto la Missione come un fare, un correre, un aiutare, un costruire… ma viene il momento in cui tutto questo non è più possibile.. E allora? Ho trovato negli scritti di Padre Christian de Chergé qualcosa che mi richiama fortemente a P. Charles de Foucauld . E’ la riflessione sul Mistero della Visita di Maria a Elisabetta, vista come paradigma della Missione! Il semplice saluto di Maria diventa Annuncio per Elisabetta, e Colui che porta nel grembo reagisce! Il Segreto che porta con sé si comunica da solo… Certo, c’è di mezzo lo Spirito, che poi farà cantare Maria..
Ma è questo andare, salutare, rimanere e servire che è missione! Prima dell’annuncio esplicito!
Vivo questo tempo pasquale nella sensazione che il mondo, gli uomini di questo tempo confuso e luminoso insieme, non possono non essere toccati dalla testimonianza di tanti uomini e donne, che nel silenzio, nella “pazienza” e nel martirio portano la “presenza” del Risorto! E cerco nel mio piccolo di essere anch’io “una piccola scintilla della risurrezione”! Perché non esserlo insieme?

P. Gian Piero Rulfi
SMA - Genova

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